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Nunzio
Di Spiro Scimone
Regia di Carlo Cecchi, con Francesco Sframeli e Spiro Scimone, scene di Sergio Tramonti, luci di Domenico Maggioni
Al Teatro Metastasio di Prato 2, 3, 4 dicembre 2005, al Teatro La Limonaia di Sesto Fiorentino 8 e 9 marzo 2007

 




                     di Tommaso Chimenti


Spiro Scimone : Bar
Spiro Scimone : Nunzio
Spiro Scimone : Bar si fa in 3


A differenza degli altri spettacoli firmati dalla coppia di siciliani, Scimone e Sframeli, questo loro primo lavoro arrivato in ritardo non ha la stessa forza evocatrice dei precedenti. Ne “Il Cortile”, Premio Ubu 2004, e ne “La Festa”, Premio Candoni, la presenza allarmata da terza spalla di Nicola Rignanese rendeva il tutto più scorrevole, addensava la trama, la faceva liquida. In “Nunzio”, opera vincitrice selezione IDI, Autori Nuovi 1994, Medaglia d’oro IDI per la drammaturgia 1995, dal quale è stato tratto l’introvabile “Due amici”, ma forse il linguaggio cinematografico ha reso meglio la scena, con il quale i due messinesi hanno vinto il “Leone d’Oro” quale opera prima a Venezia nel 2002, molti silenzi e molte pause fanno caracollare il testo, povero d’inventiva, ed inciampare lo spettatore. La lingua, a tratti incomprensibile, invece è ancora una volta, in quest’era globalizzata ed inglesizzata, un punto a favore, un ritorno alle origini, un trampolino verso l’ieri per comprendere come molte volte il passaggio dei sentimenti sia universale e che troppe parole e troppa comprensione generino caos. Un linguaggio primitivo e primordiale, fatto di segni e gesti ed urla, per contrappasso si avvicina molto all’oggi, comunicando l’estraniamento e la rottura con il moderno. Anche qui in “Nunzio” molto non è detto, è sotteso, ed affiora pian piano lasciando adito a mille ipotesi. Forse amici, forse fratelli, forse amanti. Sicuramente due. Agli antipodi, si incastrano alla perfezione, come la casalinga ed il marito commesso viaggiatore. Nunzio ipocondriaco, Pino malavitoso, l’uno che sembra Candido di Voltaire, l’altro sanguigno ed arcigno e violento ed aggressivo, l’uno ingenuo, eterno bambino, l’altro duro con pensieri troppo pesanti da confessare. L’uno religioso, l’altro senza fede, entrambi già nel baratro. Si può definire anche testo pieno di umanità ma manca di brio, di quello scatto consapevole all’interno della storia. Tra una scena e l’altra una “Bollicine” di Vasco al rallenty segna gli stacchi di questo atto unico comunque applauditissimo. A breve a Firenze anche “Bar”, Premio UBU 1997.

Voto 6 + 

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