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  29/05/2022 - 07:38

 

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Compagnia Sandro Lombardi
La morsa
Epilogo in un atto di Luigi Pirandello. Con Arturo Cirillo, Sandro Lombardi, Marta Richeldi. Regia Arturo Cirillo, scene Dario Gessati, costumi Giovanna Buzzi, luci Gianni Pollini, suono Antonio Lovato
Visto al Museo Nazionale del Bargello il 24 maggio 2011. Repliche fino al 12 giugno 2011

 




                     di Tommaso Chimenti


La domanda che mi soffoca nella canicola di fine maggio fiorentina è: ma proprio ne avevamo bisogno di quest’ennesimo testo pirandelliano? Se uno s’interroga con tale quesito, la sua risposta è alquanto scontata. Ma, andiamo per gradi, senza farci prendere la mano, che sarebbe facile, semplice, troppo. Un testo di fine ‘800 (!) ha qualche apparentamento, vicinanza, utilità, nel contingente, nell’oggi, oppure è un perpetrare il vecchio stilema del teatro fatto inter nos, tra belle signore di una certa età di una certa fetta di società salottiera o di addetti ai lavori, strette di mano e pacche sulle spalle, volemosebbbene e bravi tutti? Sul Bargello, da anni, non si scommette, ma ci si appiattisce con autori altisonanti. Unico colpo di coda il Bernhard di un paio d’anni fa. Ancora Pirandello, dicevamo, riesumato, ancora una volta, da Lombardi e soci che in gioventù “sventrarono” un certo modo di fare teatro, quello che mettono in scena adesso. Si abbattono i padri per prenderne il posto? Da giovani incendiari e da anziani pompieri? La risposta è un gigantesco SI, a caratteri cubitali, maiuscoli, luminosi. Ma la gente è contenta, che ci si vuol fare. E’ felice a sentire un italiano vetusto, desueto, non tanto per la comprensione ma per il tempo intercorso tra la scrittura e la riproposizione scenica attuale. Dopo tutto sono passati soltanto centoventi anni e di cose, nel mezzo, ne sono successe. Una goccia cinese, un interrogatorio senza ispettore fino alla confessione, un lento incedere fino a mettere le responsabilità sul piatto. Su che cosa verte La morsa? Sul tradimento, su un triangolo tra un marito, l’amico di quest’ultimo, e la moglie del primo. Alquanto fuori posto, fuori luogo, fuori tempo massimo ai tempi di facebook e twitter. Ma, vedendo queste piece, si ha come l’impressione che chi sta sul palco, come chi sta in platea, cerchi rifugio e via di fuga dall’incomprensibile che avanza nelle vecchie idee che le odierne sono troppo progressiste, meglio ripararsi in qualcosa di più consono ed appropriato alla decenza, al buongusto, al savoir faire, alla classe, al lignaggio, parliamoci addosso e stiamo tra di noi, ridiamone anche, applaudiamoci, contiamoci che fuori chissà che cosa accade. Un tradimento non fa scandalo, ma al di là di quello è la conclusione che lascia basiti, proprio perché scelta e rimessa in scena oggi, annus domini 2011! La moglie scoperta nell’inciucio si suicida per l’onore macchiato e per essere stata cacciata di casa dal marito, cosa che comprende anche il non poter più vedere i propri figli. Sono cambiati i tempi: oggi la donna che tradisce e viene lasciata dal marito ha comunque diritto a continuare a vivere nella stessa abitazione, anche se di proprietà del marito, fino al raggiungimento della maggiore età da parte dei figli. Quindi, mi chiedo, serve quest’archeologia di sipario? E se si, a chi? Da salvare assolutamente, tecnicamente, l’ansia di Arturo Cirillo e la scena, ideata da Dario Gessati, costellata di tante teche attorno al pozzo centrale del cortile con dentro tutta la vita piccolo borghese della coppia e del matrimonio cristiano cattolico, come in un Museo, degli orrori o delle cere, in esposizione per mostrare quello che fu: le sedie, fotografie, libri, un cappello, e tutto è sott’acqua, come fossero le lacrime versate, o sotto formalina, come un vecchio dinosauro messo a marcire. Una casa perfetta dopo la troppa quiete e armonia ha bisogno di evasione, di rottura, di rock and roll. Escono fuori i temi sacri a Pirandello: il parere, il sembrare, il concetto di verità o credenza, la maschera, l’inganno. Assolutamente inutile il personaggio della cameriera, adesso impersonata da un Lombardi (il marito), nelle stagioni sempre uguale a se stesso, ora da Cirillo, che non aggiunge niente altro se non qualche risolino en travestì dallo sparuto pubblico. E perché l’uso dei microfoni, ci chiediamo? Poche persone e tutte intorno alla scena, uno spazio con un’acustica eccellente, la vicinanza agli attori ed un continuo rimbombare delle voci. Altro mistero: e, ancora, perché far recitare agli attori le note di testo e di regia prima della loro battuta? Comunque, su una cosa ha ragione Pirandello: non siamo fatti per la monogamia.

Voto 6 - 

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