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  17/12/2018 - 20:47

 

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Cristina Abati
Mangiare la luna
Parole della performer dei Gogmagog, musica: Massimo Fantoni, luci e fonica : Marco Falai, chitarra elettrica: Massimo Fantoni, voce e viola: Cristina Abati
Al Teatro Studio di Scandicci il 7 Dicembre 2006 per ZOOM festival, immagine del nuovo teatro in Toscana e in Italia - anno zero

 




                     di Giovanni Ballerini


Zoom Festival, seconda edizione, 2007
Zoom Festival, prima edizione, 2006
Cristina Abati – Mangiare la luna, 2006
Teatro Sotterraneo, UNO – Il corpo del condannato , 2006
Daniele Timpano – Dux in scatola, 2006
Antonio Tagliarini, Titolo provvisorio: senza titolo, 2005
Teatro dell’Esausto – La caduta, 2006
Cosmesi – Mi spengo in assenza di mezzi, 2006
Bobo Rondelli e Andrea Cambi – Farsa, 2006


C’era una bambina che correva nel mondo, senza dover conoscere le leggi tutte intorno. Ma un giorno un orco giallo, con piedi lunghi di pappagallo, le insegnò del suo pianto sbagliato, del suo ridere un fare svogliato, La bambina molto impertinente non fece entrare le parole nella mente. La bambina molto irriverente, non avrebbe mai imparato niente. E si riinventò le forme delle cose dette un nome nuovo a tutte le…

Fascino, seduzione per Cristina Abati si specchiano nell’infanzia. La performer della compagnia Gogmagog l’ha sottolineato ancora una volta con il progetto Mangiare la luna, presentato con successo allo Zoom Festival 2006.

Non importa essere Diamanda Galas o Patty Smith per giocare (e far giocare il pubblico) con la poesia. Lo dimostra questo intenso recital in cui le sue intuizioni poetiche della Abati si sposano a con le creazioni musicali proposte dal vivo dal valente e ispirato chitarrista Massimo Fantoni. Uno spettacolo fuori dal tempo per illuminare una poesia eterea, eppure materiale, pulsante, viva. Un percorso di ricerca sulla scrittura poetica originale che ricerca (e ci riesce a pieno) un rapporto fecondo con la musica sulla scena.  

Uno spazio delimitato da luci e teli si trasforma in un teatro dell’anima, dove Cristina si trova a meraviglia. Non c’è frazione fra la diva creativa e la sua infantilità esibita, le due componenti si spronano l’un l’altra. E se da una parte risalta una presenza (non solo scenica) algida, matura e sinuosa, dall’altra c’è un sorriso coinvolgente che esprime perfettamente la forza e il pudore della bimba (terribile o meno). La chitarra crea beatamente atmosfere rumoristiche, si impenna in morbidi tappeti psichedelici, per poi volteggiare in un rock esistenziale che sa di contemporaneità, ma anche di placide atmosfere stile scuola di Canterbury. La voce si fa musica. Anche i silenzi suonano.

“Quando c’è un silenzio che brucia e mi appartiene, scrivo poesia. E la musica rompe il silenzio, la quiete rassicurante della mia poesia – spiega Cristina -. Nella scelta dei testi non ho scelto una delle mie raccolte, ma fatto una composizione fra quello che ho scritto negli ultimo quattro anni. Un volo…

Mangiare la luna è il terzo lavoro su musica e poesia dopo gli spettacoli L’alba e la notte (debuttato nel marzo 2003 al Teatro Studio di Scandicci) e Della Mia Santa Miseria (pubblicazione per la casa editrice City Lights Italia del testo omonimo dello spettacolo, dicembre 2002).

Questa volta c’è anche una viola. Appesa nel niente, come se potesse da sola, essere allo stesso tempo commento, citazione e soggetto attivo dell’affascinante reading. Cristina la afferra e la carezza con l’archetto, sfinisce il suo strumento del cuore, cercando di fabbricare note di oggi con energia sensuale e pudore bambino. La voce recitata, sempre chiara, calda, mai grottesca, si mischia ancora più alla musica, si confronta con lei, la seduce. E strega la platea.

La chitarra si piega a groove elettronici, diventa una macchina morbida da esplorare con attenzione, poi, con la stessa intensità si scopre anche un po' viola e si lascia andare ad altre atmosfere.

Il gioco continua, avvolge e fa librare l'attenzione, come per dimostrare che la sensibilità è tutto. Poi basta un dialogo dinamico, un ascolto, un incontro magico condiviso, per farla sgorgare. E, mentre il vortice poetico continua a girare vorticosamente, c’è una bambina che corre nel mondo e prende a morsi la luna

“C’è un appagamento che trovo nel leggermi. Ma non è con l’ appagamento che posso salire sulla scena. Ed è la musica che rompe la rassicurante quiete, e dall’appagamento (appagare: soddisfare, contentare), passo a cercare il piacere (piacere: senso di viva soddisfazione, desiderio, volontà)”.

Il testo dello spettacolo sarà pubblicato in un bookleg da “Maelström Editions” (Belgio), in una edizione italiano/francese.

Voto 8 

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