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  15/12/2017 - 14:50

 

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Benoît Lachambre
Snakeskins
Un progetto performativo multimediale e multisensoriale, un falso solo con il danzatore Daniele Albanese e il musicista Hahn Rowe
In prima nazionale alla Stazione Leopolda 10, 11 maggio 2013 per la XX edizione di Fabbrica Europa. Foto di scena Christine Rose Di

 




                     di Giovanni Ballerini


"Snakeskins, inevitabilmente, ha a che fare con il serpente che cambia pelle, mettendo l'accento su ciò che resta e si decompone nel tempo. La mia ricerca mi aiuta costantemente ad approfondire la mia consapevolezza della percezione del movimento nel mio corpo, e di come ciò può ridefinire i modi in cui percepisco il mondo esterno".
Inizia fuori dallo spazio Snakeskins, con una sorta di stretching creativo fuori dalla Stazione Leopolda, un prologo fra la gente, in cui Benoît Lachambre sembra caricarsi per la performance multimediale e multisensoriale che terrà sul palco centrale di Fabbrica Europa 2013. Il progetto, affascinante e adrenalinico vede il coreografo-danzatore canadese confrontarsi con le dinamiche di uno spazio che cambia forma grazie a una scenografia che viene percorsa in ogni modo dalla furia del performer. Ad accogliere lo spettatore una prospettiva di 60 corde elastiche, disposte a raggiera, come i fasci di un laser ante litteram, come un tappeto elastico da scalare come una scultura moderna da vivere dinamicamente.
Lachambre, fasciato da lacci di cuoio, come un guerriero in arcaica armatura, maltratta la struttura, la percorre e si lascia rimbalzare sulle corde, mentre sul palco il danzatore Daniele Albanese, con la maschera da wrestling a fasciargli il volto, sembra sonnecchiare. A fare da controcanto al coreografo-danzatore canadese in questo suo falso solo è più che altro il dal bravissimo compositore polistrumentista Hahn Rowe, che propone dal vivo una colonna sonora in cui elettronica, chitarra elettrica (suonata anche con l’archetto alla maniera dei Sigur Ros) ed effetti sonori creati con lamine metalliche offrono un bel ritmo e grande fascino all’azione. Una performance musicale dentro la performance, che moltiplica le sensazioni. Gli fa eco Benoît Lachambre che, come un serpente, si trasforma e confonde la platea, compiendo una profonda ricerca intorno al concetto di cinestesia, di improvvisazione e di coscienza corporale. Per mettere in evidenza questo processo, profondamente interiore e organico, il coreografo ha immaginato una struttura prospettica che crea nello spazio un punto di fuga verso il fondo e alla quale appendersi per lavorare sul bilanciamento del peso. Il corpo oscilla, si abbandona, si trasforma attraverso cambiamenti minimi di peso, simmetria ed equilibrio, così da creare una molteplicità di movimenti e di variazioni. Con Snakeskins Lachambre si abbandona completamente, facendo della propria pelle una superficie di resistenza alla rigidità delle idee.
"Spero di porre le domande, dare le risposte e le definizioni, tutte sovversive. Gioco anche sull'idea di un'installazione, dei miei sensi, come se il palco potesse diventare un'isola o un chiostro multifunzionale – spiega Benoît Lachambre - . È una piastra di Petri? O è uno spazio performativo simile alla gabbia di Joseph Beuys dove le sbarre, il bastone, il coyote, la coperta e l'uomo diventano una cosa sola? Il palcoscenico come laboratorio, il sito di scavi del corpo, dove le persone si muovono per avere una visione migliore di ciò che sta accadendo, spostandosi in postazioni più alte per avere una visione generale. Io fluttuo tra un derelitto senzatetto e un avatar che prende possesso di tutto ciò che tocca. Come qualcuno che soffre di una sindrome che rivela riflessi sconosciuti, io offro me stesso per essere osservato con un fascino simile a quello di un intrigante insetto appiccicoso”.
Il palco si trasforma e si scompone. E quando è tutto sembra finito, si risveglia e incanta la platea anche il danzatore Daniele Albanese, che riempie (e apre) altre prospettive con i suoi sinuosi movimenti. Una magia perfetta, con grinta ed elegante movimento.

Voto 8 

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