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  27/05/2019 - 07:01

 

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Goethe schiatta
Di Thomas Bernhard
Traduzione: Micaela Latini, recensione, con Renato Palazzi, Complice al mixer Flavio Ambrosini, produzione Teatro Gioco Vita Piacenza
Visto al Festival, Primavera dei Teatri, Castrovillari, Cosenza, Il 1 giugno 2011

 




                     di Tommaso Chimenti


Non ci permetteremo mai di parlar male di Renato Palazzi, uno dei grandi vecchi della critica teatrale italiana (con Gianfranco Capitta, Franco Cordelli e Rodolfo Di Giammarco, soprattutto dopo la scomparsa di Franco Quadri, e non ce ne vogliano gli altri accorsi in gran massa a Primavera dei Teatri: non mancava davvero nessuno dell’ancien regime prima volta dell’en plein dopo la dipartita del capo, cannibale, passatecelo, alla Merckx), uno che ancora ha un peso, un’importanza, una valenza, uno di quelli che ogni sua parola ha il potere di spostare interesse. Non ci permetteremo di tarpare le ali a questa nuova carriera intrapresa. Se era un divertissement, lo accogliamo come tale, con riguardo, rispetto, senza snobismi di spicciola categoria, senza rivalità, egoismi, contagi. Sulla scena potrebbe vagamente somigliare a Carlo Cecchi, al solito rude e pasionario. Un Goethe che muore, anzi morente ma con il colpo di coda in tasca, l’asso pigliatutto nella manica della vestaglia da ospizio. A Roma, Palazzi lo mette in scena nelle case, nei salotti bene. Teatro d’appartamento, potremmo dire. Qui siamo nella villa dei genitori della moglie di Dario De Luca, uno dei due direttori artistici del festival assieme a Saverio La Ruina. Casa padronale, intonaco rustico sull’arancione vintage, auto d’epoca sotto il porticato che fa tanto 1000 Miglia. Palazzi, che nel foglio di sala si autodefinisce da sempre un personaggio bernhardiano, e può essere, entra con la faccia funerea bianca, già cadaverica. E’ una confessione sul patibolo del tempo che scocca e passa e non ritorna, ad un tavolo-scrivania, che poi diventerà obitorio e bara di velluti viola (come nel finale del successivo, molto ben tenuto, “Il Presidente” sempre su testo di Thomas Bernhard e regia di Carlo Cerciello), che ricorda quello di Krapp. Come il personaggio anziano beckettiano al calar del tramonto dell’esistenza, ha attorno a sé, non le bobine, ma fogli, foglietti, appunti, idee, citazioni, stilografate su piccoli notes e post it sparsi, spartiti caotici. Forse sono proprio le armi del mestiere del critico, gli appunti presi, storti malmessi nel buio di una sala. Si dondola avanti e indietro su una sedia, ora sembra Geppetto che vuole mettere ordine alla sua creatura pinocchiesca, ora è nave alla deriva nel mal di mare, adesso rimbalza catatonico sul trono del potere ammuffito. La morte finale di Goethe, che durante la drammaturgia si spertica confidando simpatie, empatie e inimicizie con vari filosofi e personaggi temporalmente distanti dalla sua epoca come Wittgenstein (qui si vede che siamo in una situazione astratta post vita, un limbo preparatorio trasognante per l’Aldilà), visto che ad interpretarlo è una penna del calibro di Palazzi, si potrebbe anche delineare come la “morte della critica”. Sarebbe parziale: una certa critica sta morendo, anche anagraficamente purtroppo, un certo modo di farla, di seguirla, di imporla, ha fatto il suo tempo, molta altra nasce e cresce in altre forme di partecipazione meno invasive, ma cercando ugualmente di essere presente ai processi, ai cambiamenti, alle scosse. Palazzi imita un anziano teutonico, e sembra Ratzinger (tirato in ballo in Sacre-stie di Vincenzo Pirrotta). Ma è anche una critica al Potere, eseguito, proferito, fatto pesare, che, a fine esistenza, come la Roba verghiana, non ti può salvare, nonostante l’ironia, che non puoi portarti dietro. E’ la fine di un grande uomo, reso comune e terreno e “normale”, dalla livella che tutti accomuna. La scrittura non sembra neanche abbia la stessa cifra del Bernhard conosciuto, amato ed ammirato. Le domande inevase e irrisolte alla fine rimangono tali: perché questo sconfinamento di ruoli? Perché questo conflitto d’interessi deontologico? Sperando, vivamente, che non sia un testamento personale. Dopo Primavera dei Teatri, il Goethe schiattato sarà ad Armunia a Castiglioncello.

Voto 6 - 

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