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Gravi incomprensioni all’Hotel du Nord

 


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Amletò
Gravi incomprensioni all’Hotel du Nord
Regia Giancarlo Sepe, scene e costumi Carlo De Marino, Matteo Zenardi, musiche a cura di Davide Mastrogiovanni in collaborazione con Harmonia Team, luci Guido Pizzuti. Con Daniele Biagini, Manuel D’Amario, Elena Fazio, Teresa Federico, Yaser Mohamed, Mauro Racanati, Federica Stefanelli, Guido Targetti
Produzione Teatro La Comunità al Teatro Fabbricone di Prato da giovedì 16 a domenica 19 gennaio 2014

 




                     di Giovanni Ballerini


"Non avrei mai fatto questo Amleto giocato, viziato, strutturato, affabulato e scherzato senza questo riferimento al cinema francese che ha condizionato in gran parte anche la storia della tragedia shakespeariana creando ad hoc un antefatto".
Come rivela nelle sue note di regia Giancarlo Sepe (e come viene sottolineato dal sottotitolo della pièce (che dal 16 al 19 gennaio 2014 va in scena al Teatro Fabbricone di Prato), Amletò si specchia nell’immaginario cinematografico (anche nel montaggio dello spettacolo) d’oltralpe, senza per questo perdere nemmeno un attimo lo stile inequivocabile di questo regista intelligentemente visionario. Hotel du Nord è infatti il titolo di un film di Marcel Carné degli anni Trenta. E nell'albergo che dava il titolo a quel classico del cinema, Sepe trapianta i personaggi shakespeariani, cioè questa famiglia danese perseguitata dai nazisti e rifugiatasi in Francia.
Potrebbe sembrare un espediente astruso e gratuito. Ma non è così. Con questo pretesto Giancarlo Sepe accende con maestria i riflettori sulle atmosfere e sull’essenza di quell'ambiente, caldo di umanità, ma anche carico, nello spettacolo, del dramma della guerra. E poi, a contrasto con il realismo del contesto, inventa un Amleto portatore di una sua originale verità esistenziale, una specie di marionetta, un Pinocchio, che attraversa tragedie storiche e familiari così come drammi d’amore, restando imperturbabile, mantenendo l’inalterabile buon umore di un eterno fanciullo. Forse è un idiota, o forse è un puro. O forse è un asceta, distante da tutte le cose del mondo, belle o brutte che siano. Se l’Amleto di Shakespeare dice: “Essere o non essere”, l’Amletò di Sepe potrebbe dire, come si legge in un film di Pasolini: “Essere vivi o essere morti è la stessa cosa”.   Questo Amleto di Sepe nasce da un forte riferimento al cinema francese (da Truffaut, a Rohmer, a Chabrol), dai maestri del realismo poetico francese, Marcel Carnè, Prevert, Trauner da scenografo, e dal poeta Cocteau, senza però dimenticare l’avanguardia storica del primo ‘900 di Vitrac e Jarry, più volte portata in scena dal regista. Per rendere efficace questo salto di contesto diventa necessaria una nuova lingua, di assonanza francese ma inventata. Un Grammelot che, in bocca ai personaggi, si trasforma in un gioco di fonìe divertenti e drammatiche. Se la tragedia passa di mano dalla Danimarca alla Francia, allora così dev'essere: Amleto diventa Amletò.
“Si poteva immaginare la tragedia del principino danese, angustiato e depresso, narrata nella Francia del 1939? La famiglia di Elsinore, in viaggio, che approda a Parigi e prende posto nell’hotel sul canale di Saint-Martin, così piena d’umido che non faceva rimpiangere i freddi della gelida Danimarca? Dubbia reputazione avevano gli avventori di quell’albergo alla buona che ospitava ebrei in fuga dalla Germania nazista, esiliati politici, prostitute e protettori, poeti e adolescenti col complesso edipico. La storia di Amleto come narrata dai parenti terribili, piena di tradimenti e gelosie, rimpianti e vendette, morti violente e valzer musette, amori inconfessabili e strane apparizioni. Hotel du nord: gente che va e gente che sparisce, improvvisi duelli mortali tra contendenti amorosi, sicari maldestri, morti accidentali, e sogni tanti sogni. Letti d’amore e di morte che vagolano nella sera d’estate al chiaro di luna al suono delle voci di Arletty, Josephine Baker e di Marguerite Boulè che è più nota come Fréhel. Canzoni d’amore e di disperazione, che Amleto soffre e vive sullo sfondo di una società impazzita, che corre e balla, e che sta per svanire sotto i colpi di una guerra sanguinaria”.

Produzione Teatro La Comunità al Teatro Fabbricone di Prato da giovedì 16 a domenica 19 gennaio 2014. Info: 0574 608550/biglietteria 0574 608501

Voto 8 

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