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  25/04/2024 - 05:54

 

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Amleto di Shakespeare
Regia Federico Tiezzi
Il cast è composto da Gabriele Benedetti, Stefania Graziosi, Annibale Pavone, Dominique Sanda, Massimiliano Speziani, Roberto Trifirò, Mario Valgoi e Massimo Verdastro, le scene sono di Pier Paolo Bisleri e i costumi di Marion D'Amburgo
Al Teatro della Regina di Cattolica 21 e 22 gennaio 2003

 




                     di Giovanni Ballerini


Compagnia Lombardi Tiezzi: Viaggio terrestre e celeste di Simone Martini
Compagnia Lombardi Tiezzi: Antigone di Sofocle
Compagnia Lombardi Tiezzi: La Clemenza di Tito
Compagnia Lombardi Tiezzi: Amleto di Shakespeare
Compagnia Lombardi Tiezzi: Scene di Amleto, secondo sogno


Amleto racchiude nella sua complessità il conflitto dialettico fra l'uomo e il potere e, insieme, la drammatica contrapposizione tra l'individuo e la società; la catastrofe di una famiglia e, insieme, il crollo e la fuga della personalità nella follia, lo scontro con la realtà e il sogno di un mondo nuovo.

Cosa resta di Amleto oggi, ad un regista e a un gruppo di attori che a più riprese hanno tentato di avvicinarsi al nucleo drammatico di un'opera che è allo stesso tempo mito teatrale? Lo scopriremo il 21 e 22 gennaio 2003 al Teatro della Regina di Cattolica, che propone l'Amleto di William Shakespeare per la regia di Federico Tiezzi.

Il cast è composto da Gabriele Benedetti, Stefania Graziosi, Annibale Pavone, Dominique Sanda, Massimiliano Speziani, Roberto Trifirò, Mario Valgoi e Massimo Verdastro, le scene sono di Pier Paolo Bisleri e i costumi di Marion D'Amburgo

Il percorso di avvicinamento, di ingrandimento del dramma; la percezione, acuta, della teatralità delle situazioni; l'ossessiva e malinconica qualità della lingua shakesperiana e il senso di essersi avvicinati a un mistero senza riuscire a svelarlo del tutto. Una tragedia che sfugge all'analisi. O che accetta tutte le analisi mentre racconta di un uomo che non accetta nulla. Rimane il mistero di un essere umano: e l'intensità favolosa dei suoi raccordi con la nostra realtà interiore.

Con questo spettacolo Federico Tiezzi sceglie di non forzare la regia su una sola linea di lettura, e decide di accogliere la molteplicità dei punti di vista e la ricchezza di un testo mai ambiguo e multiforme, complesso e apparentemente inafferrabile.

Alla traduzione di Gerardo Guerrieri si associano la prima traduzione italiana del 1814 di Michele Leoni e quella, scritta per l'occasione, di Mario Luzi.

Tra il 1998 e il 2001 Tiezzi ha condotto un approfondito lavoro di analisi del capolavoro shakesperiano, alla guida di una stabile compagnia di attori. Da questo lungo laboratorio sono nati tre studi, tre spettacoli presentati in questi anni esclusivamente a Prato, Roma e Modena, che Tiezzi ha definito appunti in forma scenica, disegni preparatori di una regia, cartoni di un affresco che deve essere compiuto. La tragedia di Shakespeare affonda le sue radici in alcune leggende nordiche, ma miti simili sono stati rintracciati in antichissime leggende orientali, per esempio in India e in Persia. Lo schema è quasi sempre lo stesso: un usurpatore (spesso parente o fratello del re) uccide il re e ne sposa la vedova. Il figlio del re sfugge miracolosamente alla morte e, per vendicare l'assassinio del padre senza dare sospetti, si finge pazzo. Attraverso le visioni che ognuno di questi miti suggeriva, Federico Tiezzi propone un costante mescolamento di Oriente e Occidente, di presente e passato, di antico e moderno, al fine di far emergere, in tutta la sua complessità, la stratificazione dei significati presenti in un mito che. con le parole del passato, ci parla dei dubbi e della crisi dell'uomo moderno.

Voto 7 

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