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  20/10/2017 - 23:45

 

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Alessandro Maria Jetti
Notturno ore tre
Edito per le Arti Grafiche Cinque di Avellino
100 pag, 10 euro di cui per ogni copia 2 euro devolute ad Emergency

 




                     di Tommaso Chimenti


Forse è l’ora dove si possono sentire soltanto i grilli d’estate e la pioggia d’autunno, quando anche gli ultimi sono rientrati, quando la notte è veramente notte. Poi la città ricomincia “a piangere e a urlare”. E con lei, noi. La raccolta di poesie di Alessandro Maria Jetti, edito per le Arti Grafiche Cinque di Avellino, (100 pag, 10 euro di cui per ogni copia 2 euro devolute ad Emergency), è un collage di emozioni quotidiane. E c’è freschezza nei versi di Jetti, quasi adolescenziale, nonostante le settanta candeline dell’autore, c’è speranza, solidarietà, fratellanza che va oltre all’aspetto puramente religioso o ideologico. Qui si respira, non c’è chiusura o tanto meno clausura, i punti di vista sono ampi, direi moderni nella massima e più ampia accezione del termine. I versi scorrono infondendo fiducia nel domani, nel prossimo, con quella sottile linea rossa di amarezza che è la spinta e la molla per cacciare le emozioni in fondo alla gola e ritirare versi come panni stesi al sole. L’ansia viene sgombrata e sconfitta ed una dolce serenità prende il sopravvento. Attenzione non è mera chimera l’atteggiamento del poeta campano, anzi tutt’altro. E’ saldamente con i piedi nel fango della vita, nella melma dei sentimenti e dei rapporti umani ed interpersonali che ha visto la Luce altra, che ha combattuto le distanze e adesso sente il mondo ed i suoi simili più vicini, perché “la vita ci fa, se non uguali, tanto fraternamente somiglianti”. Sono pezzi di storie, puzzle di aria e respiro, collage di cronache viste con gli sguardi in bilico tra l’essere tornati un po’ bambini e quella incredulità che ci fa credere anche agli asini in volo o ai dischi volanti perché sappiamo che non potranno farci del male. L’acredine è stata messa in soffitta, l’arroganza gettata nei rifiuti, la vecchia pelle del serpente scacciata alla rinfusa tra gli scheletri nell’armadio. E c’è nostalgia, senza lacrime, e c’è ricordo, ma senza malinconia, e c’è sostanza, senza perdere il contatto con i sogni. Oltre settanta istantanee di nebbia e fumo, di cuore e sangue, di mare e occhi. Liquido nel liquido.

Voto 7 

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