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  17/12/2018 - 19:48

 

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Valerio Lucarelli
Buio Rivoluzione
Fanno ancora paura le Brigate Rosse?
PeQuod edizioni, 2006, 220 pagine, 15 euro

 




                     di Tommaso Chimenti


Il cognome c’è ed è altisonante nel mondo dell’editoria, il coraggio letterario anche. Parlare di Brigate Rosse prima che il bubbone esplodesse nuovamente poteva essere anche considerato un atteggiamento retrò e demodè, invece Valerio Lucarelli, nessuna parentela né con lo scrittore noir cult Carlo né con il centravanti del Livorno Cristiano, ha saputo ben mischiare le carte in questo suo esordio “Buio Rivoluzione” uscito per la PeQuod edizioni (220 pagine, 15 euro). Notare le iniziali del titolo: BR ovviamente in rosso su sfondo nero dove opache e dai contorni sfumati una figura misteriosa e minacciosa si aggira nel campo visivo mentre in prospettiva qualcosa esplode. Fanno ancora paura le Brigate Rosse? Dalle ultime vicende sembra che la malattia non sia ancora del tutto debellata e rimangono frange, che non si sono esaurite con gli arresti e le condanne ma che si rinnovano con le nuove generazioni, ancora affascinate, attaccate ed aggrappate con denti ed unghie ad ideali forse sorpassati, sicuramente troppo violenti. La voglia di rivoluzione brucia ancora sotto la cenere. Lucarelli, trentottenne napoletano, è riuscito ad unire un poliziesco, forse un po’ troppo classico con l’agente separato e ombroso ed in rotta con il capo conservatore, con una cronaca non troppo lontana. Si sentono echi dell’omicidio D’Antona prima e Biagi dopo, il G8 genovese, la Lioce e gli arresti tra le nuove Br. Un libro trasversale ambientato in un futuro prossimo, appena nel 2008 che è già alle porte, con la figlia del premier britannico rapita da un manipolo di guerriglieri della notte che gli rinfaccia la guerra In Iraq e Afghanistan. Il protagonista, Lupo (come il personaggio della pellicola omonima sul grande schermo in uscita in questi giorni con Massimo Bonetti sulla vita di Liboni), nome già emblematico, rischia di “americanizzare” l’inchiesta incentrando il Bene nelle sue doti ed indagini parallele poco ortodosse, come intrattenere rapporti e relazioni con una brigatista, sconfiggendo quasi da solo, grazie alla sua esperienza non teorica ed al fiuto innato del segugio, il battaglione ideologizzato. Ma il tentativo è da salvare, la trama prende corpo e affascina, tranne le battute di spirito cameratesche tra Lupo ed il collega dell’MI5 britannico ed il bacio tra il Diavolo e l’Acqua Santa (un cliché), e la soluzione non è così scontata. I brigatisti, o coloro che si sono voluti arrogare di essere gli eredi del movimento del Partito Comunista Combattente anni ’70, ne escono come un gruppo di cialtroni improvvisati, colmi di frasi fatte e prosopopea propagandistica buona per gli slogan ai cortei o per i comunicati di rivendicazione ma difficilmente applicabili alla realtà. Specialmente alla nostra odierna, come dice giustamente Lucarelli, “L’Italia del Duemila, una nazione pacificata e intontita dal consumismo, dalle veline e dai multimiliardari eroi del pallone”.

Voto 7 

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