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  17/12/2017 - 07:21

 

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Simona Baldanzi
Figlia di una vestaglia blu,
Un libro sociale tra inchiesta e documento sul Mugello
Fazi Editore, 2006, 190 pag, 13.50 euro

 




                     di Tommaso Chimenti


Il Mugello è la patria dei galletti e dei tortelli di patate. Per chi viene da Firenze è il luogo dei boschi, della frescura anche a Ferragosto, dei monti e della neve d’inverno, delle sagre del tortello, dei funghi, del cinghiale e della bistecca. Mugello fa da sempre rima, per i cittadini, con schiettezza, come il rosso di queste parti, genuinità, purezza. Le vecchie cose di una volta, per tirare fuori dal cassetto una banalità da sala d’attesa del medico.

Con estrema dolcezza e immensa tenerezza la trentenne Simona Baldanzi, con il suo “Figlia di una vestaglia blu”, (Fazi Editore, 190 pag, 13.50 euro) ma tirando fuori le unghie ed arrabbiandosi tremendamente, ci prende per mano e ci porta in un territorio che troppe volte è cartolina, è gita domenicale, è, da qualche anno a questa parte, il lago di Bilancino, invaso artificiale, il “nuovo mare dei fiorentini” fatto da un po’ di ghiaia, musica sparata in cassa, acqua putrida, un outlet commerciale a pochi passi e tante ville sommerse, affogate sotto. Con un’operazione rischiosa e difficile, a volte anche scollata, la Baldanzi, il cognome non arriva per caso, disinvolta, sicura, fiera, ardita e balda, riesce ad unire, intrecciate alle stesse problematicità, l’avventura alla Rifle dei Fratini della madre con quella del Cavet e dell’Alta Velocità.

Già perché il Mugello, terra anche di pascoli e latte e coltelli, è da dieci anni traforato, sforacchiato per le cosiddette Grandi Opere. Un libro sociale tra inchiesta e documento con quel tanto di autobiografismo, alla Saviano o vagamente alla Michael Moore, che basta a camminare passo dopo passo dietro i racconti della jenseria così come con lumino sopra il baschetto nella pancia delle montagne. Piccoli capitoli, piccoli sorsi d’acqua fresca come le tante sorgenti che sono state chiuse a causa dei lavori, piccole storie di disgregamento, di allontanamento, tentativi, purtroppo in molti casi riusciti, di ridurre l’uomo a singolo, a cellula, a unità, come nella “catena” a costruire pantaloni e maglioni, così come a scavare, e morire troppe volte, lontano migliaia di chilometri da casa. Soli perché il partito latita, il sindacato strizza l’occhio ai padroni e la forbice si allarga sempre più.

Voto 8 

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