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  16/12/2017 - 15:56

 

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Scanner - cinema
 


Alberto Sordi
Il tributo di Scanner
Quasi duecento film per raccontare l'Italia
Non cercate eredi. Non ce ne sono

 




                     di Giacomo Aloigi


E' rapace questo 2003. In neanche due mesi si è già portato via tre uomini simbolo del nostro Paese, pur così diversi tra loro per storia, cultura, umanità: Giovanni Agnelli, Giorgio Gaber ed ora Alberto Sordi. Un Paese che di simboli, purtroppo, scarseggia. Ed un Paese che ha pure la bieca tendenza ad affossarli, i propri simboli, a tirarli giù dallo scranno, a sminuirli.

Alberto Sordi è stato grande come Totò. Rispetto al principe De Curtis, Sordi ha avuto la fortuna di poter interpretare un maggior numero di film di livello, con registi di assoluta grandezza, cosa che a Totò è stata preclusa quasi del tutto. Ma entrambi avevano quel dono innato, patrimonio di pochi, che sapeva rendere gradevole, se non addirittura irresistibile, anche un copione leggero o perfino mediocre. Si pensi a Totò e le donne e a Buonanotte avvocato, a Totò Peppino e la malafemena e a Il marito. Una maschera, cento volti. Questo sono stati Totò e Alberto Sordi.

In quasi duecento film Sordi Ci ha raccontato, parodiato, sculacciato, ammonito. Ha percorso la storia di un italiano (titolo del suo celebre zibaldone televisivo) dal dopo guerra alla fine del secolo, calandosi di volta in volta nei panni spesso comici, a volte tragici, dell'uomo medio alle prese con una realtà in rapida trasformazione che lui stenta a comprendere ed a seguire, dalla quale tenta di nascondersi. Una realtà che lo rende vittima e carnefice di se stesso, cinico, opportunista, pavido e poi d'improvviso altruista, coraggioso, ardito. Difficile citare un titolo piuttosto che un altro. Ci affidiamo al nostro ricordo affettuoso. Indimenticabile è Mamma mia che impressione! pellicola partorita dalle mani di De Sica e Zavattini che vede un petulante Alberto biondo platino parodiare la gioventù cattolica più ottusa. Poi Il moralista, dove il Nostro è un bieco e mefistofelico gestore di alcuni locali di streap-tease. Il vedovo, in cui rivaleggia a colpi di bravura con la grande Franca Valeri che già gli aveva tenuto testa in Piccola posta. E ancora La grande guerra, insieme ad un altro compianto mostro sacro come Vittorio Gasman, Fumo di Londra (superlativo Sordi in versione beat con tanto di parrucca con ciuffo!) Cittadino in attesa di giudizio, Un borghese piccolo piccolo, vertice della sua interpretazione drammatica, Il marchese del Grillo ("Olympia bella mettete 'n pompa, che 'sto grillaccio der Marchese sempre zompa!"). E già ne vengono in mente altri che non dovrebbero mancare nella videoteca di ciascuno di noi. Ecco, questa è la fortuna Nostra e di Sordi. Possiamo continuare a godercelo all'infinito, recuperando uno ad uno i suoi film, le sue apparizioni televisive (ricordate quella pirotecnica a Studio Uno con Mina…"A Mina quanto sei tanta…"), le sue canzoni (alzi la mano chi non ha mai intonato almeno una volta Te c'hanno mai mannato a quer paese…). Un patrimonio enorme, sterminato, che servirà a colmare il vuoto fisico lasciatoci da Alberto. Non cercate eredi. Non ce ne sono.

Voto 9 

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