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  26/09/2022 - 02:51

 

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Lawrence
Il poeta della beat generation
Ferlinghetti si racconta attraverso il biopic prodotto da Lorenzo Borghini per Garden Film, scritto e diretto da Giada Diano ed Elisa Polimeni
Omar Pedrini parla con Scanner del documentario, che è stato presentato fuori concorso alla Sessantaduesima edizione del Festival dei Popoli e che viene proiettato dal 9 al 16 dicembre 2021 al cinema La Compagnia di Firenze

 




                     di Giovanni Ballerini


"Mi presentò Jodorowsky e Ferlinghetti Antonio Bertoli, che aveva fondato la libreria City Lights Italia in Oltrarno ed è scomparso troppo presto. Più recentemente è stata Giada Diano a permettermi di riallacciare i rapporti con Lawrence. In questi anni ha partecipato alle nostre performance via Internet. In una di queste ci mandò il video in cui indossa la maschera trasparente della Statua della Libertà, svelando i suoi segreti di longevità: ha sempre avuto voglia di scherzare, di prendersi in giro, senza mai abbandonare l’impegno sociale e politico".
L’anima beat di Omar Pedrini è appassionatamente legata a quella di Ferlinghetti, con cui ha collaborato in alcune performance. Il cantautore bresciano ed ex leader dei Timoria, lo ha sottolineato al Cinema La Compagnia di Firenze nel corso della presentazione di “Lawrence”, l’intrigante biopic prodotto e distribuito da Garden Film sul poeta e agitatore culturale Lawrence Ferlinghetti, che è stato presentato fuori concorso alla Sessantaduesima edizione del Festival dei Popoli. A questo protagonista della beat generation scomparso nel febbraio 2021, appena prima di compiere 102 anni, Firenze ha reso omaggio riprogrammando dal 9 al 16 dicembre 2021 al cinema fiorentino il docufilm a lui dedicato prodotto da Lorenzo Borghini e diretto da Giada Diano ed Elisa Polimeni.
“Sono nato nel 1967, lo stesso anno di quella summer of love della beat generation con cui lui da San Francisco ha ispirato il movimento hippy e quello pacifista – spiega Omar Pedrini -. Sono sicuro che quell’energia che era nell’aria ha influenzato molto la mia vita artistica. Penso che fosse destino incontrarlo e collaborare. Mi ha scritto anche una straordinaria mail consolatoria in occasione della mia penultima operazione al cuore. Gli ho risposto che, anche se stavo rischiando la pelle, aver ricevuto da lui una missiva di quel tenore mi ha davvero tirato su di morale. Lo avrò nel cuore nel 2022, quando riprenderò a fare concerti, quando uscirà il mio nuovo album. Ma intanto riguardo questo film che ci ricorsa chi era Lawrence: credo che lo raccontino di più queste immagini di quelle che siamo abituati a leggere del mio amico americano”.
Ma, torniamo al documentario “Lawrence”, che ha il pregio di tracciare un ritratto intimo e allo stesso tempo ironico di Ferlinghetti. Il biopic lanciato dal Festival dei Popoli porta lo spettatore per mano nei luoghi iconici di San Francisco e della Bay Area, facendolo entrare al City Lights Bookstore e nello studio dell’artista a Hunter’s Point. Il resto lo fa direttamente lo stesso Ferlinghetti raccontandosi con grande spontaneità, alternando temi personali, come la ricerca delle sue radici o l’arrivo a San Francisco, a riflessioni socio-culturali e politiche, come la nascita della City Lights, la beat generation, il dissenso politico e l’ecologismo. Lawrence fa un bilancio sui formidabili meriti di Ferlinghetti che, nel corso della sua lunga vita si è impegnato come poeta, pittore, editore e difensore della libertà di parola, lasciando un'impronta indelebile nella storia letteraria e culturale americana e internazionale. “Questo documentario è nato dalla spontaneità di una conversazione tra amici, noi autrici e Lawrence Ferlinghetti – spiegano Giada Diano ed Elisa Polimeni, che hanno scritto e diretto il film - Assieme abbiamo pensato che sarebbe stato bello provare a registrare i piccoli momenti di luce quotidiana che caratterizzavano i nostri incontri e allo stesso tempo conservare una traccia di un racconto di vita straordinario in modo da poterlo condividere con altri. Nasce un po’ come una poesia, da una scintilla d’ispirazione che arriva senza preavviso e che poi si evolve in un racconto, affermando la propria esistenza.”

Voto 8 

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