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  22/08/2019 - 01:08

 

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Hannibal
Regia di Ridley Scott
Cast: Anthony Hopkins, Julianne Moore, Ray Liotta, Giancarlo Giannini, Francesca Neri, Gary Oldman; horror/thriller; Usa; 2000; C
Il ritorno del dottor Hannibal

 




                     di Paolo Boschi


Red Dragon
Il silenzio degli innocenti
Hannibal


Diciamo la verità: sapevamo che Hannibal "The Cannibal" Lecter sarebbe tornato, prima o poi. E che il sequel de Il silenzio degli innocenti, pur firmato da un regista di lusso come Ridley Scott, non potesse in nessun modo eguagliare l'originale già lo sapevano tutti i lettori di Hannibal di Thomas Harris: lo scrittore americano, visto l'incredibile successo del romanzo precedente, era stato quasi costretto a riprendere in mano Clarice Starling e Hannibal Lecter per raccontarci la continuazione delle loro avventure, pur scontata e con troppe sterzate ad effetto, soprattutto quella che chiude la storia riecheggiando La bella e la bestia. Ma i lettori di Harris (molti dei quali perplessi dal sequel narrativo) non dovranno preoccuparsi di conoscere in anticipo il finale, dato che non è così che si conclude il sequel sul grande schermo, con buona pace degli integerrimi agenti dell'Fbi. Per il resto il film di Ridley Scott è relativamente ossequioso alla fonte: si comincia in sordina con il nostro psichiatra antropofago preferito che si è scelto come raffinato buen retiro nientemeno che Firenze, la culla del Rinascimento, ed ambisce ad un incarico di alto livello culturale nell'ambito degli studi medievali. Ma qualcuno si è accorto che dietro l'erudito che si fa chiamare Dott. Fell (lo pseudonimo scelto da Lecter) si nasconde uno dei dieci latitanti più pericolosi attualmente ricercati dall'Fbi: è Rinaldo Pazzi, inquirente fiorentino in discesa e ben deciso ad incassare la taglia che un miliardario americano ha messo sulla testa del Dott. Lecter, il suo carnefice. La facoltosa vittima si chiama Mason Verger ed è l'unico paziente dello psichiatra-cannibale ad essere sopravvissuto al suo 'trattamento', pur orrendamente sfigurato e costretto su una sedia a rotelle: Verger è ben intenzionato a catturare Lecter prima dell'Fbi, per attuare nei suoi confronti un truculento contrappasso. E l'algida Clarice Starling? Dopo l'exploit di sette anni prima la sua carriera è andata in progressiva discesa ed ora fa parte di una squadra d'assalto dell'Fbi: la ritroviamo in uno stringente conflitto a fuoco con una gang di narcotrafficanti, operazione nella quale è costretta a sparare sulla capobanda con figlioletto in seno. Sotto inchiesta per la fallimentare missione, a Clarice su pressione delle alte sfere viene offerta una scomoda via d'uscita: ritrovare il Dott. Lecter. Già, perché all'influente Mason Verger non è sfuggita la strana attrazione sbocciata nel suo carnefice per la bella agente ed è ben deciso a servirsene come esca. L'intuizione si rivelerà fondata perché l'antieroico protagonista, ormai bruciata la sua identità fiorentina, riprenderà la via degli Stati Uniti per risollevare lo spirito di Clarice, cacciandosi dritto nella trappola ordita ai suoi danni. Ma è il Dott. Lecter, non dimentichiamolo, e con un piccolo inaspettato aiuto di Clarice saprà riconquistare per l'ennesima volta l'ambita libertà. Il plot di Hannibal è questo, inevitabilmente frammentario rispetto alla fonte narrativa: passi la libertà degli sceneggiatori d'interpolare ad hoc il finale o saltare passaggi superflui condensando il 'succo' del romanzo di Harris, il fatto è che in tal modo la storia perde in continuità, scioltezza e logica. Di grande effetto la Firenze ritratta da Ridley Scott nei suoi scorci da cartolina medievale, goticamente dark, umida ed oscura sulla falsa riga (mutatis mutandis) della Los Angeles di Blade Runner: non così i tanti stereotipi italioti profusi nella pellicola, a prescindere dalle prove marginali dei tanti interpreti nostrani recluclati per le sequenze fiorentine. Nel cast giganteggia letteralmente Anthony Hopkins - alla bisogna raffinato gourmet, impeccabile esteta, colto oratore, sadico chirurgo ed intrigante conversatore (ma chissà perché si rivolge a Giannini con l'epiteto "Ciccio") -, mentre risulta un po' monoespressiva la bella Julianne Moore, sostituta di Jodie Foster, premiata a suo tempo con l'Oscar insieme a Hopkins. Hannibal è un film di luci ed ombre: ci ripropone un personaggio che è uno straordinario esempio di 'mostro' - incredibilmente attratto dalla bellezza nelle sue molteplici forme ed allo stesso tempo lucido ed efferato serial killer, preferibilmente di maleducati -, a tratti ci sconcerta con macabre coreografie omicide (col clou del cervello scoperto dell'ultima vitttima) ma molto spesso manca di suspense, semplicemente non coinvolge, non arriva. Il problema è che si tratta del sequel del film giudicato, forse con fretta eccessiva, come il migliore del primo secolo di cinema: come prescinderne?

Hannibal, regia di Ridley Scott, con Anthony Hopkins, Julianne Moore, Ray Liotta, Giancarlo Giannini, Francesca Neri, Gary Oldman; horror/thriller; Usa; 2000; C.; dur. 2h e 8'

Voto 6- 

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