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Fahrenheit 9/11
Regia di Michael Moore

 


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  18/12/2017 - 17:39

 

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Fahrenheit 9/11
Regia di Michael Moore
Cast: Michael Moore; documentario; Usa; 2004; C.
La discussa Palma d'Oro di Cannes 2004

 




                     di Paolo Boschi


Bowling for Columbine
Fahrenheit 9/11
Sicko
Capitalism: A Love Story


Con Bowling for Columbine Michael Moore aveva riportato alla Croisette il primo documentario in corcorso al Festival di Cannes da decadi e s’era aggiudicato un Oscar, con Fahrenheit 9/11 il corpulento regista americano ha battuto ancora la strada del suo genere privilegiato alzando il tiro (politico) della propria denuncia: ed ha fatto centro vincendo una discussa ma meritatissima Palma d’Oro, felice occorrenza che gli ha consentito di superare il blocco imposto dalla Disney alla distribuzione della controversa pellicola. Per Fahrenheit 9/11 di caso si può parlare, per quanto di tratti di uno scandalo al sole, consumato sotto gli occhi dell’opinione pubblica, o almeno di chi si sforza di trovare la verità, anche se dichiaratamente di parte, come Michael Moore appunto: il massiccio cineasta di Flint stavolta appunta il suo pollice esplicitamente contro l’amministrazione Bush, teorizzando che la guerra al terrorismo organizzata dopo l’attentato alle Twin Towers – divenuta in breve colonna portante della politica estera degli Stati Uniti e sostenuta da un’atmosfera di terrore mantenuta ad arte dal governo – non sia stata che la giustificazione di comodo di una lobby di petrolieri e fabbricanti d’armi per impadronirsi delle appetibili riserve irachene di oro nero. Michael Moore parte in quarta presentandoci il vacanziero Bush Jr. sottoposto al trucco – ma capace di abbozzare incredibilmente una smorfia di sorriso – prima di rivolgersi alla nazione per avvisarla della tragedia in atto a New York. A ruota il pingue documentarista americano ci mostra anche la fulminante e famigerata tragedia delle torri gemelle, ma da un’atipica prospettiva acustica, senza le abusate immagini proiettati dalle televisioni di tutto il mondo, presentandoci uno schermo nero punteggiato dalle sirene dei mezzi di soccorso e dalle grida della gente sconvolta davanti al crollo del World Trade Center. Quindi arriva un filmato amatoriale che rivela come il presidente Bush fosse stato tempestivamente informato dell’accaduto nel corso di una visita ad una scuola elementare della Florida e, senza scomporsi affatto, avesse continuato secondo programma a leggere fiabe in compagnia dei piccoli studenti, fino alle foto di rito con la classe. Moore si chiede con enfasi cosa stesse passando per la testa del presidente in cui momenti che avevano paralizzato un’intera nazione: poi parte senza soluzione di continuità con la sua scoppiettante disamina di circostanze indiziarie. Il serratissimo blob di Fahrenheit 9/11 si assapora tutto d’un fiato ed in seguito si fatica non poco a digerire la mole di dati, interviste, personaggi e rivelazioni che si susseguono sequenza dopo sequenza: prove schiaccianti non ce ne sono, ma dal film emerge un quadro complessivo davvero inquietante. Pare strano che l’allarme terrostico lanciato dalla precedente amministrazione Clinton verso al Qaeda e Osama bin Laden fosse stato lasciato cadere dal successore Bush Jr. Strano pure che il padre del futuro presidente fosse legato a doppio filo, ormai da anni, con la famiglia del noto terrorista islamico. Ed è anche strano, nonostante all’indomani dell’attentato negli Usa il traffico aereo fosse stato congelato, che ad alcuni aerei fosse concesso di decollare alla volta del Medio Oriente con oltre venti parenti di bin Laden a bordo a poche ore dalla tragedia. Moore ci spiega inoltre come, subito dopo l’11 settembre 2001, l’amministrazione Bush stimolasse servizi segreti e mass media a vociferare (e produrre prove) sulla fantomatica esistenza della bomba atomica irachena e sugli inconsistenti intrecci tra al Qaeda e Bagdad. L’altra faccia di Fahrenheit 9/11 è patriottica ed emotiva: per amplificare ad libitum l’effetto del suo pirotecnico pamphlet anti-Bush, Michael Moore ci mostra anche coloro che per primi sono rimasti impigliati nella fitta maglia di bugie del governo americano post 11 settembre, quei soldati (e per contrasto i loro familiari) reclutati col miraggio di un sicuro posto di lavoro nell’esercito, partiti per difendere un sogno di democrazia che non c’era, rischiando la pelle nel tentativo – la notizia dei quattro giorni di salario trattenuti dalla busta paga di un milite caduto in Iraq in effetti indigna e fa raggelare il sangue... –. L’efficacia satirica di Moore coglie nel segno anche stavolta e promette corposi risvolti politici: il film si propone infatti di stimolare il popolo degli indecisi americani ad andare alle urne il prossimo novembre per votare in massa contro il presidente uscente. Imperdibile.

Fahrenheit 9/11, regia di Michael Moore, con Michael Moore; documentario; Usa; 2004; C.; dur. 1h e 55'

Voto 8½ 

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