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La Satira desnuda di Cavezzali
Papere e banane, canzoni da sbucciare
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Diretto da Riccardo Mannelli

 


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  21/09/2019 - 11:15

 

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La Satira desnuda di Cavezzali
Papere e banane, canzoni da sbucciare
Dal 12 gennaio al 7 febbraio 2001 al Teatro Puccini di Firenze

 




                     di Fabio Norcini


Una papera erotica, figlia libera e disinibita di Cavezzali, nata un po' per scherzo quale omaggio a Carl Barks e "quack tra gli scatti di una telefonata a Vincenzo Mollica". É Ava, una tra i tanti personaggi creati dal disegnatore ravennate di nascita, fiorentino di adozione: ma che belle città, di dantesca memoria si è scelto! Che per la prima volta espone al Teatro Puccini la sua "Banane e papere, canzoni da sbucciare" (inaugurazione il 12 gennaio, aperta fino al 7 febbraio), seconda tappa della rassegna "Satira desnuda, dal Male al Malox". Ci si chiederà cosa c'entrano le banane... C'entrano, c'entrano: "frutto squisito e ricercato da donne e ragazze di ogni età", cantava un tenorino leggero degli anni '30 in un autarchico Tango della Banana, il "frutto sudafricano che si mangia in un boccone" viene indicato in una spiritosa tavola autobiografica quale sua incarnazione precedente: "Grandi biografie dei disegnatori illustrate - recita la vignetta - Mi chiamo Massimo Cavezzali sono nato a Ravenna l'11/2/50 e nella mia vita precedente ero una banana". In questa vita, oltre che poliedrico disegnatore, Cavezzali si diletta di musica, e in ere precedenti è addirittura stato il 50 per cento di un duo cantautoriale unplugged. Passione rispecchiata in ormai migliaia di vignette che satireggiano la musica e i cui Ri-tratti, straordinari, accompagnano settimanalmente i lettori dell'inserto Musica della Repubblica. Il primo a capirne le potenzialità fu Vasco Rossi, ma si può dire che da De Gregori a Dalla, da Guccini a Zucchero, Cavezzali ha disegnato non solo i pass dei loro concerti, ma copertine di dischi e libri (quelli della Franco Muzzio). Chi è stato banana sa che le canzoni, una volta sbucciate, hanno il tal sapore, affusolate dolcezze nutrienti che lasciano dietro sé l'insidia della buccia da far scivolare chiunque, perfino le papere che si chiamano Ava ("ma tu sei piccolina, ma tu sei piccolina, che cosa ci vuoi far"...).

Una mostra sorprendente la sua, con molti inediti e tavole originali, efferati disperati erotici fumetti, ma anche con una particolare sezione pittorica; come molti suoi colleghi anche "Cavezza", che tra l'altro ebbe un periodo informale, si dedica segretamente alla tavolozza. Tutti aspetti, insomma, che permetteranno un approccio che i mezzi di riproduzione a stampa non evidenziano: oli su tela accanto ad artigianalità molto casual, senza alcuna ricercatezza. I suoi materiali, sostiene "sono i più bischeri: pennarelli, paper mate, matita 2b, gomma Staedler, pennarelli Pantone e Speeday per colorare, il tutto su carta da fotocopie". Normale, per uno che senza falsi pudori ammette che le sue creazioni nascono soprattutto "sul tavolino di qualche bar. Secondo me il bar è il posto più creativo che esista"; del resto è un'idea che, ahi la canzonetta!, asseriva anche Fred Buscaglione: "sotto i cieli del bar" si possono fare scoperte inusitate, riflettere sul proprio destino. Confessa infatti Cavezzali, davanti a un caffé (se c'è una cosa che mi fa tanto male, è l'acqua minerale): "Cosa faccio, cosa penso, cosa sono, dove vado, da dove vengo è un mistero anche per me. Mi diverto. Disegno e faccio altre cose. Alcune le fanno tutti, chi peggio, chi meglio. Altre no. Penso molto. Guardo il cielo quando mi ricordo che c'è. E l'ultimo che lascia il pianeta spenga il sole."

Voto 8½ 

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