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  25/08/2019 - 00:02

 

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La geriatrizzazione del rock
Giovani e vecchi. I rocker devono provocare
Difficile pensare al ritorno dei dinosauri
Per favore, non invecchiate con grazia: non vi si addice

 




                     di Naima Morelli


Si tratta di una situazione che nessuno era preparato a fronteggiare. Certo, il fatto che nello spirito del rock ci sia quell’incoscienza che porta a fregarsene del domani, non è stato propriamente d’aiuto. Invecchiare, si sa, è fisiologico, ma forse tutti quei capelloni si aspettavano di morire di overdose o in qualche altra circostanza misteriosa intorno ai ventisette anni o giù di lì.

Finiti i colorati anni sessanta, ci si è resi conto che non è stato così. Almeno non per tutti.

Ed eccoli adesso. Sono lì in mezzo, tra un video dei TokioHotel e uno degli Arctic Monkeys, eppure questo non gli basta; i Rolling Stones, gli Who, Iggy Pop sono ancora in tour, continuando peraltro a divincolarsi sul palco con un’energia invidiabile, e insomma, dalle ultime file magari le rughe non si vedono bene. I megaschermi, si, i megaschermi ok, si, le foto sulle riviste di musica, si, si capisce. “Ma noi” sembrano dire i loro sguardi nelle fotografie “noi siamo il rock. Noi ne abbiamo scritto la fottuta storia, quindi ce ne freghiamo di quello che dice l’anagrafe. Vaffanculo l’anagrafe.”

Quando poi si ritrovano a leggere i titoli che suonano come “Il ritorno dei dinosauri del rock” si chiedono dandosi di gomito che cosa ci faccia vicino alla loro foto un articolo su Marc Bolan e i T-Rex, ma intanto sudano freddo.

Ci sono generi musicali che ammettono la vecchiaia, anzi, quasi ne fanno un vanto. Un nostro Gino Paoli sembra quasi essere nato con i baffetti bianchi e gli occhiettini piccoli e acquosi dietro le lenti. Un Paolo Conte, come un Tom Waits tra l’altro, è più solenne che mai con lo scorrere del tempo. Bob Dylan ha fatto parabola di vita il dannunziano “cambiare o morire”, oltretutto è un poeta, di quelli che scrivono molto e si divincolano molto poco, quindi è tutt’altra cosa. Patti Smith lo stesso, tre accordi e la forza della parola per sua stessa definizione. Joan Baez, per parte sua, continuerà ad essere sempre più bella e perfetta con quella chitarra classica in mano, ora che i suoi malinconici occhi scuri fanno paio con un taglio corto argentato. Volendo poi tornare in Italia, uno come Vasco Rossi la panza l’ha sempre tenuta, quindi tra suoi fan accaniti e professoresse di religione che lo seguono, nessuno fa tanto caso alla trasformazione del loro idolo in uno dei “vecchi che invecchiano davanti alla tivù con la pipa ed uno scommettiamo in più” da lui stesso cantati. Parlando però del rock puro, il rock’n roll delle origini, ci accorgiamo che non solo gli ex-ragazzi sono vivi e vegeti, ma li ritroviamo più che arzilli. Insomma, vediamo questi sessantenni che con la loro sola presenza sulla scena musicale mettono in crisi l’estetica che loro stessi hanno creato. Un’estetica che per definizione non ammette dentiere e pelle cadente.

Il caso dei Rolling Stones è emblematico per raccogliere le opinioni su questa sporca faccenda, ovvero la geriatrizzazione del rock.
Martin Scorsese si unisce con la sua ultima pellicola sulla band inglese a quelli che credono che la personalità di gente del genere non potrà mai essere corrotta o modificata da particolari insignificanti come l’età. Martin è tra quelli che vanno ai concerti degli Stones (una pletora infinita, perché le pietre rotolanti nonostante tutto continuano a smuovere le città) sostenendo che Mick è tuttora esagitato come un ventenne, Keith incendiario come una folgore, Ron Wood sempre più rilucente e Charles Watts… è Charles Watts, e quindi niente da fare; lasciamo pure Mick esagitarsi con il suo sorprendente vitino da vespa e la chioma fluente che cade morbida su un viso da cariatide, ma concediamo a Charles di abbandonarsi con la tranquillità della persona pacata che è sempre stata ad una chioma candida.
Ovviamente c’è chi, diversamente da Martin, li accusa essere dei Dorian Grey senza ritratto, di rifiutare la biologia, di essere diventati nient’altro che caricature di sé stessi, poco più che pagliacci, con qui jeans da giovincelli e quell’atteggiamento sfrontato del tutto fuori luogo. Eppure fu proprio quello che Pete Townshend gridò agli Stones nell’89, dal palco della Rock’n Roll Hall of Fame: “Per favore, non invecchiate con grazia: non vi si addice”.
Si potrebbe insinuare però che il leader degli Who era di parte, e oltretutto ben conscio di esserlo; l’ultimo disco dello storico complesso, “Endless wire” dopo 24 anni di silenzio, risale al 2006. Attenzione però, non mettete nel vostro I Pod la loro canzone-manifesto“My generation”, potrebbe capitarvi di ascoltare il verso “I hope I die before I get old”.

Vabbè, su, quello non conta! Pure Mick Jagger diceva che si sarebbe suicidato se avesse continuato a cantare Satisfaction a quarant’anni. Era il ’72, intanto Mick di anni ne ha sessantaquattro e nessuna voglia di ritirarsi. Eh, si dicono un sacco di sciocchezze quando uno è giovane!
E’ tempo di reunion. Qualche mese fa è toccato ai Led Zeppelin. Certo, era solo una reunion però insomma, com’erano eleganti e discreti questi nonnetti in completo nero, al massimo pantalone beige e maglietta bianca, colori sobri, a vederli si sarebbero detti quasi degli avvocati se non fosse stato per la criniera indiscutibilmente fluente di chi non sa nemmeno cos’è un riporto: eterni riccioli biondi per Plant e chioma a giorni alterni bianca o corvina per Page, perché lui, nonostante l’età avanzi, con quella faccia da bambolotto che si ritrova sembra sempre un gentiluomo della chitarra.

Se veder invecchiare le rockstar è già molto inquietante, pensare ad un punk anziano che continui a gridare “No Future” crea addirittura sgomento. Incoerenza, si potrebbe azzardare, ma nessuno pare ci abbia fatto troppo caso a Londra l’8 novembre 2007, data dell’ultima reunion degli ormai cinquantenni Sex Pistols. La nostalgia, che si sia vissuto il ’77 o meno, fa sempre miracoli (e grandi incassi).
Altra storia per gli eredi più o meno riconosciuti del punk-rock, schierati in controtendenza. Billie Joe sorprende e affascina quando dice di voler diventare vecchio, di non voler tornare ad avere vent’anni. Con American Idiot il pur trentenne frontman dei Green Day ha capito che non gli andava più di fare il ragazzaccio: " Mi sono sentito troppo vecchio per essere ancora arrabbiato, non volevo essere il tipo arrabbiato invecchiato. E' sexy essere un giovane arrabbiato, ma essere un vecchio acido bastardo è un altra cosa". C’è da dire però che già nel lontano ’86 Keith Richards la pensava in maniera più o meno simile:” Penso che siamo in una posizione unica perché nessuno è riuscito ad arrivare così lontano senza crepare oppure separarsi; noi siamo riusciti a crescere bene. Quello che non si può fare è ritirarsi nel paese di Peter Pan e cercare di compete con dei ventenni. Non avrebbe senso. Anch’io ho avuto vent’anni e ho mandato a quel paese i vecchi bastardi. E’ un fatto naturale, guai se i giovani non facessero così.”

Giovani e vecchi. Ecco il punto cruciale: i rocker devono provocare. I vecchi antropologicamente non provocano, non devono farlo, tutti sono convinti che non possano nemmeno farlo. La gioventù è sempre stata la stagione della ribellione, ma ribellarsi ad oltranza, al di là di quello che viene accettato, non è forse allora una ribellione ancora più grande?

Ancora Jagger: “Mi ricordo che una volta davo molta importanza a quello che la gente pensava della mia età, ma chi se ne frega? A volte non vogliono che siamo intelligenti, anche se cerchiamo di esserlo.”
Insomma, ci dice la voce degli Stones, oltre tutte le stupidaggini tipo “la giovinezza è solo uno stato mentale”, perché voler a tutti i costi imbavagliare chi ritiene di aver ancora molto da dire solo perché cominciano ad uscirgli i peli bianchi dalle orecchie? E poi, per citare la nostrana Patti Pravo (che pure di Mick è stata intima): “se non si muore giovani e hai superato i cinquanta tanto vale andare sino in fondo”
”Si, va bene Patti”, verrebbe da dire “ma cavolo, te la immagini una rockstar che muore di vecchiaia?”.

Voto 7 + 

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