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Pessoa. Since I've been me
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Pessoa. Since I've been me
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  15/07/2024 - 19:09

 

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Carlos Augusto “Cacà” Carvalho
La poltrona scura
Compagnia Laboratorio di Pontedera, regia di Roberto Bacci, direzione tecnica: Sergio Zagaglia, consulenza drammaturgia: Stefano Geraci, Produzione: Fondazione Pontedera Teatro 2003, con la collaborazione di SESC di San Paolo.
Per Fabbrica Europa 2004, Sala Vanni – “Fabbrica Europa 2004” – 12, 13, 14, 15 maggio 2004

 




                     di Tommaso Chimenti


Fabbrica Europa 2004
Andres Morte
International Fabbrica For Choreographers
Christian Rizzo
Silvia Guidi
Carlos Augusto “Cacà” Carvalho
Roberto Castello
Compagnia Verdastro - Della Monica
Fabbrica Europa 2003 teatro, danza, arti visive
Fabbrica Europa 2003 musica
Fabbrica Europa 2002
Fabbrica Europa 2001
Fabbrica Europa 2000
Fabbrica Europa 1999
Fabbrica Europa 1998
Fabbrica Europa 1997


Tre novelle noir di Pirandello rimodellate dalle spiccate doti sceniche di questo grande attore sudamericano: Cacà, non il giocatore del Milan con le kappa da duro, Carvalho. I piedi sull’erba”, “La carriola” e “Il soffio” con il filo conduttore di quella poltrona scura, nel titolo ed al centro, irremovibile, della scena cupa.

Seconda prova italiana per il monologhista verde oro, già in Italia nel 2002, sempre diretto da Roberto Bacci, uno dei curatori e direttori responsabili di “Fabbrica Europa” nonché regista e direttore artistico di Pontedera Teatro, con la piece “L’uomo dal fiore in bocca”, sempre di Pirandello, che fu presentato all’Università di Roma in lingua portoghese.

E’ l’anno del Brasile: Gilberto Gil a Sesto Fiorentino in “Sestante 2004”, “Intercity Sao Paolo” a cura del Teatro La Limonaia di Sesto Fiorentino.

L’attore brasiliano riesce con mutevoli alchimie a cambiare registro e forza, potenza poetica delle parole, sempre sospeso tra il pianto ed il riso, la sofferenza e l’allegria, il terrore ed il dilanio interiore, il dramma e l’amaro. La comicità surreale e grottesca dei testi dell’autore siciliano hanno trovato un degno propositore.

Un’ora e mezzo di grande teatro, da sbrilluccicarsi gli occhi, da spalancare le pupille e le mascelle, roba da sorridere nelle lacrime, abbuffarsi di parole, cibarsi delle atmosfere, rincorrere le emozioni, cavalcare la tigre magica del groviglio di sensazioni create. Chiudendo gli occhi sembra di sentire la calata amazzonica di Barrichello e Ronaldo.

Voce baritonale, profonda per approfondire il tema della maschera e dell’uno, nessuno e centomila, dell’essere e dell’apparire, la follia che si cela nella normalità, il normale che esiste solo sulla carta.

“Da vicino nessuno è normale” canta Piero Pelù.

Nel primo testo un vecchio marito perde la moglie e si ritrova niente, sospeso tra la vita, passata, costretto comunque a viverla, senza gioia né prospettive future, senza obiettivi nel tunnel nero della senilità che l’avviluppa, immerso nella rabbia e nell’impotenza, nella sensazione di vuoto, insoddisfazione, l’inutilità del ciclo della vita. La morte è tale solo per chi rimane.

Nel secondo lo sdoppiamento, di un avvocato di grido, marito irreprensibile, padre amorevole, maschera di se stesso, che provoca la perdita del sé. Cade la maschera schizofrenica, il guscio si rompe increspandosi, l’odio cresce per ciò che è divenuto, soltanto parente lontano di ciò che era e di quello che avrebbe voluto essere. Nemico di se stesso, lotta da “Fight Club”, rifiuta i doveri imposti dall’esterno e le responsabilità, non scelte, da assolvere, la società, l’onore, la ricchezza, l’apparenza, il ruolo, l’immagine.

“Conoscersi è morire, mi cerco e non mi trovo”. Nel terzo è la perdita del senso della vita altrui ad alimentare il più divertente degli episodi: improvvisamente un dono- sortilegio- magia bacia il nostro uomo.

Con un semplice soffio può uccidere: che fare, fermarsi o continuare quel crudele gioco di morte onnipotente, nutrire quel senso di vendetta compiaciuta?

“Che cos’è la vita? Un soffio”.

Fantascienza alla Asimov. Esplosivo.

Il finale commosso si scioglie in un sofferto, sudato, vero, pieno “Muy obrigado” che chiude la scena tra applausi senza posa.

Voto 8 

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