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Pinocchio Cha Cha Cha
Testo e regia di Angelo Savelli
In scena il poliedrico e ironico Marco Zannoni interpreta tutti i personaggi principali della storia di Collodi, accompagnato al pianoforte da Leonardo Brizzi. Elementi scenici di Mirco Rocchi
Nuovo allestimento, a distanza di 16 anni, al Teatro Di Rifredi dal 20 al 24 gennaio 2010
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"Pinocchio è un pretesto per
raccontare l’Italietta del dopoguerra, quella del
boom economico, quella dei sogni di celluloide, quella del frigorifero preso a
rate". Marco
Zannoni lo descrive così il “Pinocchio cha cha cha”, (fino a domenica 24 gennaio
2010 al Teatro di Rifredi), con il
pianista Leonardo Brizzi, che sa di anni
’50, di leggerezza, gioventù, allegria per le piccole cose, di bianco e nero,
del si stava meglio quando si stava peggio. Il divertente testo e la regia
colorata sono di Angelo Savelli. Zannoni, abituato a ricoprire più ruoli
all’interno della stessa piece, come la sartoria di “Grogrè”
o il casolare in “Garibaldi”, qui dividerà la sua voce calda e roca tra
Pinocchio, Geppetto, macchinista del palcoscenico (Nuovo Cinema Paradiso, ndr),
la Fata Turchina Wanda (Osiris), gli impresari Gatto e la Volpe. Brizzi, spalla dal
piano, sarà il press agent Mangiafuoco,
Mastro Ciliegia e il Grillo Parlante. “La scena si svolge in un teatrino
morente di periferia, il Varietà sconfitto dal cinema. – racconta Zannoni sotto
i grandi baffi – Pinocchio è un ragazzo in cerca di fortuna. Insomma noi
cominciamo dove Collodi finisce”. Ma è anche un omaggio ad un certo modo di scrivere canzoni, di cantare,
recentemente ripresa da gruppi come “Le Sorelle Marinetti” o gli
“Oblivion”: canta Fred Buscaglione e Carosone, Renato Rascel e il Quartetto
Cetra. “La storia di Pinocchio è la grande speranza di ricchezza che nei
ragazzi diventa anche ricerca delle scorciatoie, il fare l’Accademia sperando
di essere chiamate a fare le veline, ragazzi che si fanno comprare da
personaggi senza scrupoli che promettono mari e monti a patto che rimangano
burattini. Nel bellissimo monologo finale di Angelo, Pinocchio racconta il
sogno di quando il padre l’aveva scolpito. E lui torna alle origini, ritorna
albero, frutto della natura, la sua è una presa di coscienza e lo dice
apertamente, senza vergogna, che lui in fondo ha un’anima di legno e così si
sottrae a questo mondo di idioti”. “Pinocchio cha cha cha”
sarà anche teatro d’appartamento, come “Le tre verità di Cesira”, basta
invitarlo nel proprio salotto. Info: 14, 12 euro; 055.4220361.
Voto
8
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