partner di Yahoo! Italia

Fizz - Idee e risorse per il marketing culturale !

Scanner - Cultura Opinioni Online
links redazione pubblicità info redazione@scanner.it


   


Winston vs Churchill
Regia di Paola Rota
Nemico di classe
Di Nigel Williams
Fulvio Cauteruccio
La notte poco prima della foresta
Pinocchi: recensione
Regia di Andrea Macaluso
Intercity Bruxelles
XXX edizione – 30 anni
Vivo in una giungla
Dormo sulle spine
Teatro Cargo
Tre nuove produzioni per L’estate 2017
Massimo Verdastro
Sandro Penna - una quieta follia
Toni Servillo
Elvira
Il sindaco del rione Sanità
Di Eduardo De Filippo

 


Ricerca avanzata

 

 

Arte Musica Libri Cinema Live Interviste Home Vignette Gallery Hi-Tech Strips Opinioni Gusto Ospiti TV

  19/02/2020 - 17:13

 

  home>live > teatro

Scanner - live
 


Teatro del Carretto
Pinocchio
Da Carlo Collodi, adattamento e regia Maria Grazia Cipriani, scene e costumi Graziano Gregori, suono Hubert Westkemper, luci Angelo Linzalata. Con Giandomenico Cupaiuolo, Elsa Bossi, Giacomo Pecchia, Giacomo Vezzani, Elena Nene’ Barini, Nicolo’ Belliti, Jonathan Bertolai, Carlo Gambaro
Dal 6 al 10 febbraio 2008 al Fabbricone di Prato

 




                     di Tommaso Chimenti


Un Pinocchio da adulti, non c’è che dire. La lirica di “Ridi Pagliaccio” accompagna le sequenze e le danze boxistiche, ben proporzionate ed ovattate da interpreti che mettono autenticità senza paradigmi o clichè usurati, reinventando non tanto le figure dei personaggi ma quanto rendendo unica ogni forma delineandola con un linguaggio, o l’assenza di esso, (il Gatto che fa fusa spaventose e la Volpe muta) o con appigli scenici originali (come la Lumachina con un secchio al posto della chiocciola), particolari usati per il tutto (la giacca è Geppetto, il mare sono secchi vuoti). I rumori ancestrali, a tratti funerei, di sciagure e sconquassi, di caverne strazianti, di urla e gemiti, ricorda la tragedia, ed infatti l’audio è di Hubert Westkemper, tecnico luminoso anche, tra gli altri, dell’“Elettra” di De Rosa, che sceglie Chopin, Leoncavallo e Puccini per un lenzuolo sonoro che culla, bolla di sapone, dentro l’anfratto del fumetto senza tempo. La scena è un’arena ad anfiteatro. C’è violenza nelle relazioni. E nel segno di questa corrida, le assi a scomparto sono tipiche della sabbia insanguinata sotto il solleone, sta l’ego del Pinocchio (Giandomenico Cupaiuolo elettrico ed iperattivo) del Carretto (regia di Maria Grazia Cipriani), un burattino, se vogliamo, ancora più egoista e stupido, che non attira certo simpatie al suo capezzale, che fagocita il mondo attorno all’interno del suo bisogno di ascolto, attenzione ed infine distruzione. Stiamo più dalla parte dello sconfitto Lucignolo che non ha santi in Paradiso né commendatori a prenderne le difese. Pinocchio è un “bamboccione” con le spalle coperte, sempre con un asso nella manica per tirare il destino dalla sua parte. Le maschere hanno un sinistro ed inquietante risvolto animalesco, conigli macabri, scimmie aggressive, ma silenti nel trambusto del piccolo ciocco di burattino urlante e irritante. Ed il pagliaccio ride cercando le catene per poi lamentarsene, per poi fuggirne nella falsa redenzione di un momento. Ma la salvezza non passa per la frusta, sarebbe troppo semplice, la punizione non riabilita la coscienza ma deteriora soltanto il corpo nell’adrenalina del prossimo errore. E non c’è cane alla corda, impiccagione né squalo a togliere il maligno, né asini, né grilli, né fatine a regalare il perdono che è una discesa personale negli Inferi dell’esistenza. Ma il pagliaccio ride, ed allora “vesti la giubba, e la faccia infarina, la gente paga e ridere vuole qua”. E lui, incurante, “ride del duol che gli avvelenare il cor”.

Voto 7 + 

        Invia Ad Un Amico

© Copyright 1995 - 2010 Scanner