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  24/07/2017 - 10:33

 

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Muro di silenzio
Di Stefano Massini
Con Anna Bonaiuto, Regia: Stefano Massini
Al Teatro di Rifredi 29, 30 novembre 2005

 




                     di Tommaso Chimenti


La fine di Shavuoth, 2010
I capitoli del crollo, Volume primo: Tre fratelli, 2010
L’Italia s’è desta, 2010
Frankenstein ossia il Prometeo moderno, 2009
La Gabbia III, 2008
Donna non rieducabile, anteprima, 2007
L’odore assordante del bianco, recensione, 2007
Stefano Massini, Scanner intervista il regista fiorentino, 2007
L’odore assordante del bianco, scritto e diretto da Stefano Massini, 2007
Muro di silenzio, diretto da Stefano Massini, 2005
Norma 44, di dacia Maraini, diretto da Stefano Massini, 2004
La Gabbia, diretto da Stefano Massini


Quando accadono certi avvenimenti un artista ha tutto il diritto - dovere di dire la sua, di prendere carta e penna e buttare in parola la sua indignazione. Un documento questo della coppia Massini - Bonaiuto che va al di là del contingente, delle immagini citate nel finale. Una lettura scenica in forma di poesia, in rima baciata dove si è sentita chiara e netta la cifra stilistica dell’autore - regista vincitore dell’ultimo Premio Tondelli, con una patina di leggero autocompiacimento, dove però la lettrice di fama è passata inosservata. Il testo prima dà voce all’americano, poi all’iracheno mantenendo quel filo di super partes necessario. Le luci accecanti da aeroporto tagliano la vista e lo stomaco allo spettatore. La goccia che cade con refrain metallico e quasi elettronico è il tempo dilatato, è la tortura che prende corpo. Il termine “sangue” ripetuto all’infinito, l’attesa creata a colpi di voce, la musica folk popolare Usa, i brividi della normalità, della quotidianità attraverso la morte. Ed i corpi- sacchi sgonfiati e le grida silenziose, le inferriate, il sudore acre, le umiliazioni, le piastrelle sul muro, il fango fradicio e melmoso. Sembra di vederli i corpi, di sentire le minacce, di assaporare il sapore dolciastro del proprio sangue in bocca, perché “se un uomo salva una vita salva il mondo intero”, allora se ognuno di noi ha permesso certe scempiaggini non abbiamo salvato noi stessi. Siamo molto più vicino all’americano che all’iracheno, nel borghese benpensantismo occidentale diffuso. Né destra né sinistra ma dvd e pc, i pod e navigatore satellitare. Ma ci chiediamo senza la carrellata delle atroci e suggestive e raccapriccianti fotografie finali, peraltro già viste in molti telegiornali, la piece avrebbe avuto lo stesso pathos e ammirazione? Sarebbe arrivato lo schiaffo, il colpo a togliere il fiato senza la freddezza delle immagini che hanno molta più forza di mille parole evocatrici?

Voto 6 

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