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  21/03/2010 - 03:11

 

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Motus
x.02 movimento secondo
X (ics) Racconti crudeli della giovinezza. Con Silvia Calderoni, Dany Greggio, Sergio Policicchio, Mario Ponce-Enrile, in video Adriano Donati, Sid-Hamed Mechta, i gruppi musicali Foulse Jockerse e Tomorrow Never Came, text compositing Daniela Nicolò, video compositing Francesco Borghesi, sound compositing Enrico Casagrande, luci Daniela Nicolò, produzione video Motus & Francesco Borghesi (p-bart.com), riprese Francesco Borghesi, Daniela Nicolò, sound design Roberto Pozzi
al Teatro Studio di Scandicci da venerdì 28 a domenica 30 marzo 2008

 




                     di Tommaso Chimenti


Un road movie statico, niente Kerouac, qui l’unico movimento è l’adrenalinico saltare le strisce della careggiata, di pezzi segmentati di scotch, per una gara d’immortalità e clacson, tra un pannello video che fa da sfondo e cinema e imbuto e tunnel, ma anche muro e muraglia di palazzi, la strada ricreata, la panchina annoiata ed assonnata. Cinema, teatro o concerto l’“Ics” dei Motus. Una Nikita (Silvia Calderoni) lanciata sui rollerblade, più una blade runner adamitica e liscia, taglia, sfiorandoli e raccontandoli, il grigio dei caseggiati che si espande e forma, e distrugge, quel panda da estinzione, e protezione, che sono i giovani, le loro vite, le loro periferie. Ma il proteggere sa anche di cappella di vetro, di capsula, di provetta, dove dentro tutto funziona basta non guardare mai fuori. L’hip hop scandisce la noia dell’aspettare, il punk (una band in video si chiama “Tomorrow never came”, il domani non è mai arrivato) tenta di distruggerla ma ne sottolinea soltanto i silenzi alla fine dell’urlo. Perché anche l’urlo finisce e si appiattisce, così come le spalle si incurvano, la violenza diventa depressione ed autolesionismo di cappucci in testa a coprire l’identità d’anagrafe, l’etichetta ed il marchio. Questi ragazzi arrabbiati sono parte della strada, sono la strada stessa, sono loro che gridano che non vogliono crescere come già “raucò” Tom Waits (“I don’t wanna to grow up”) con le sue grattugiate corde vocali prima di passarla ai Ramones. Ma se il capitalismo evita di morire di fame, ha abbassato la soglia della noia che chiude claustrofobica in bozzoli di bruco con ali di miele che non sanno sbattere per alzarsi ed allontanarsi dall’intorno ghetto che diventa autoesclusione e voluta emarginazione da “voi non mi avrete mai”, fino al confondersi, ombra di carne nell’ombra dei casermoni, nel cespuglio del nichilismo, come una strada percorsa e solcata, battuta senza lamenti, incrostata e immobile, ferma, che potrebbe portare altrove, forse ai fasti di fuochi d’artificio, ma che è un inutile vile percorrere di bombe.

Voto 8 

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