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  25/08/2019 - 08:35

 

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Mimmo Cuticchio
Il gran duello tra Orlando e Rinaldo per l’amore della bella Angelica
XXXI edizione del Festival Internazionale Musica dei Popoli
L'opera dei pui all’Auditorium Flog di Firenze il 28 ottobre 2006

 




                     di Francesca Vittoria Pagliai


Il palco è delimitato, nel proscenio, da un trittico di teli istoriati da cherubini scudieri del Re epico, dame racchiuse in sacre mandorle ascensionali, e ricche scene corali, nel centro del quale si chiude un siparietto poco più largo di un metro. I tanti bambini presenti all’Auditorium Flog per lo spettacolo di Mimmo Cuticchio, eccitati da una serata che già si prospetta diversa dal solito sembrano, per adesso, molto più impegnati a correre e saltare tra le sedie che non a curiosare tra le storie di dame e cavalieri che si articolano di fronte a loro. Nemmeno il grande San Giorgio a cavallo del suo alato destriero che al trotto, tra le pieghe del siparietto, si scaglia sul drago lanciafiamme, sembra incuriosirli. Le luci si abbassano, il palchetto si scopre per ospitare due pupi presentatori che, a giustificare il dialetto palermitano che verrà usato durante lo spettacolo, dopo aver apostrofato i fiorentini per la “c” aspirata, riferiscono di aver sentito dire che per farsi capire in tutte le città basta esprimersi in siciliano. Applausi e risate. Buio. Luce. Entra il Maestro. Cuticchio sguaina una lunga spada da un fodero di tessuto rosso, evocando un torero nell’arena, batte il tallone con energia e sapienza sulle assi del palco, e l’immagine è quella di un esperto ballerino di flamenco. L’incanto è iniziato. Le bocche dei bambini rimangono spalancate fin quando il “Gigante” padre dei pupi, non ha finito di ricordare le origini lontanissime della sua arte, nel tempo in cui non c’era bisogno delle immagini animate per comunicare e far correre la fantasia, nel tempo in cui gli anziani, al fresco di grandi alberi, accerchiati come chiocce dai bimbi, raccontavano Storie. Poi la sua voce profonda, con una cadenza accentata sull’ultima sillaba di ogni parola, tanto da creare un ritmo che fa pregustare lo sferragliare frenetico e sapiente delle armature sotto i colpi delle spade, cunta le vicende di cavalieri d’arme e d’amori. Prima di rifugiarsi dietro le quinte, per diventare cuore pulsante, cinico creatore, esaltante Mangiafuoco, della “macchina dei pupi”, il rituale saluto: “Ma questa è un’altra storia. E ora signori mei ce lassamo e la storia ‘n atra volta la cuntamo”. La manovella del pianino a cilindro inizia a girare mentre il sipario si riapre sull’ esercito delle marionette fedeli a Carlo Magno. La vicenda messa in scena è quella de “Il gran duello tra Orlando e Rinaldo per amore della bella Angelica”, dove si narra di come Carlo Magno si vede costretto a mettere a capo dell’ esercito di Francia Rinaldo, dopo che Orlando e tutti i suoi paladini, presi dall’infiammare dell’amore per la bellissima Angelica, se ne sono andati in cerca della dama. Tutta la vicenda si snoda tra battaglie, fughe e vorticanti scontri. Tra assalti di briganti e provvidenziali maghi. Apice della vicenda, il duello lungo tre giorni e tre notti, tra i due prodi cavalieri, Orlando e Rinaldo, per contendersi la splendida fanciulla. La struttura del teatrino tutto fatto di legno e tessuti, ondeggia come nave tra i flutti in mare aperto, sospinta dai perfetti movimenti della coreografia con cui Cuticchio e le sue tre assistenti mandano avanti lo spettacolo. Applausi scroscianti. A fine spettacolo sembra di vedere l’immagine con cui il Maestro d’arte ha aperto la serata. Una folla di bambini, con gli occhi e il cuore pieni di straordinarie immagini, si affollano sotto il palco per ascoltare le ultime parole tonanti e carezzevoli di Cuticchio, comparso per l’ultimo saluto. Prima di ritirarsi, goffamente e con amorevolezza rassicura i piccoli: “Gli uomini muoiono nelle battaglie, i pupi no”. I nostri eroi sono ancora vivi e pronti per cavalcare altre meravigliose storie.

Voto 8 

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