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Jimmy
Scritto diretto e interpretato da Marie Brassard
Intercity 20 va a vele spiegate
In scena al Teatro della Limonaia di Sesto Fiorentino dal 20 al 22 settembre 2007

 




                     di Tommaso Chimenti


Intercity 20, presentazione del festival 2007
Presentazione, Rodrigo Garcia, A un certo punto ...
Recensione, Rodrigo Garcia, A un certo punto ...
Intervista a Rodrigo Garcia
Jimmy, di Marie Brassard
Alias Godot, Regia di David Ferry, 2006
La compagnia Third Angel, Presumption, 2007
Compagnie Yvette Bozsik, Miss Julie, 2007
Patricia Portela, Wasteband, 2007
Akhe, Faust in cube. 2360 Words, 2007
La nuova tonaca di Dio, Nature morte dans un fossé, di John Clifford Tri-boo e di Fausto Paravidino, 2007


I have a dream. Ma possono i sogni parlare, muoversi anche senza le nostre palpebre chiuse, avere sentimenti ed un’anima? Nella nebbia che ci porta in una parentesi tra la realtà e l’ignoto esiste un sogno che sogna e che viene continuamente sognato, un’entità astratta e fisica al contempo, sospeso in quel limbo infernale che è l’eternità e l’immortalità. La canadese di Montreal, Marie Brassard, autrice, regista ed attrice, da applausi pieni e decisi e convinti, con faccia androgina da bambola giapponese terrificante e delicata, quasi un Boy George d’annata, modula la voce ora da uomo, “Jimmy”, testo del 2001, (da non perdere se potete, fino al 22 settembre 2007 al Teatro della Limonaia, 055.440852, 15, 12 euro) il parrucchiere omosessuale degli anni ’50 sognato da un generale alla vigilia della partenza per la Corea, ora da donna, l’attrice che nel sogno vuole costringerlo a baciarla, ora infantile ed inquietante da bambino traumatizzato, adesso come il fischio del treno chiamando il proprio nome, o rievocando Elton John, Andy Warhol, Yves Montand. Ed il sogno trasmigra e cambia pelle e faccia in un continuo dentro e fuori, tra la drammaturgia e la platea quando ci fa credere ad un errore tecnico, tra chi sogna e chi viene sognato, tra la materia e la polvere di stelle, lo “stardust”. L’imene del sogno viene penetrato, qui è proprio il caso di dirlo, continuamente e la pienezza dei vuoti e la mancanza dei pieni riescono a giocare e dialogare benissimo arrivando a tendere alla poesia, a quella sensazione di incompiutezza, di estrema e lucida insicurezza in un costante deja vù dove si mischiano l’essenza della vita e le catene dell’assoluto, la coltre della morte e la speranza del sogno dove forse un altro mondo è possibile. Purtroppo, ci insegna Jimmy, non c’è salvezza né pace né tanto meno consolazione ma solo un’amara consapevolezza che l’incantesimo è soltanto un attimo, un brivido fugace e che il durevole non esiste. In fondo “siamo sogni di poeti”. Piece del genere, inattese, inaspettate come fiori nel deserto, riconciliano con il teatro. Per la Limonaia di Milopulos un due su due dopo Rodrigo Garcia, l’ottima Marie Brassard,. Ed Intercity 20 va a vele spiegate.

Voto 8 

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