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  26/09/2022 - 02:13

 

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dux in scatola
di e con Daniele Timpano
In scena e in libreria una sorprendente Autobiografia d’oltretomba di Benito Mussolini
Sabato 9 dicembre 2006 al Teatro Studio di Scandicci per Zoom Festival, il 12 e 13 dicembre 2006 al Teatro Florian di Pescara

 




                     di Giovanni Ballerini


Daniele Timpano : Ecce Robot
Daniele Timpano : Dux in scatola


Se ci si fermasse al titolo, Dux in scatola, potrebbe apparire come l’ennesima rivisitazione del Ventennio o la parodia dello stesso. E invece si tratta di una intrigante (quanto paradossale) intuizione dell’autore attore e regista Daniele Timpano. Una narrazione antinarrazione, che irride la moda degli affabulatori con una storia destrutturata, che colpisce, inquieta e incuriosisce per come è proposta in scena, per come è raccontata anche dall’omonimo volumetto pubblicato nel settembre 2006 dalla collana i Calcestruzzi di Coniglio Editore. Se infatti appare sicuramente insolito tirare fuori oggi (sia come spettacolo, che come saggio) una sorta di autobiografia d’oltretomba di Benito Mussolini, Daniele Timpano, con il suo aplomb fuori dal tempo, con quel suo fare stralunato, assente, falsamente meccanico di recitare (che pervade e caratterizza in qualche modo anche la stesura del testo), sembra aver colpito nel segno. Se infatti la parodia seriale e rutilante di Corrado Guzzanti per il suo “Fascisti su Marte” fa sorridere fin dalle prime inquadrature, la ricostruzione post mortem della figura di Mussolini Timpano style è pervasa da una profondità inquietante e surreale, da una foga farsesca che conquista disorienta e fa pensare il pubblico di qualsiasi convinzione politica. Basta farsi rapire dalle rocambolesche avventure della salma mussoliniana trafugata per rendersi conto che tanti luoghi comuni e tormentoni sull’Italia fascista (di ieri, ma in qualche modo anche di oggi) non sono nati a caso. Timpano, raccontando la sua storia, esce e entra continuamente dal suo personaggio, che poi è il cadavere, l’icona del duce, ma lo fa ponendosi in modo alieno rispetto all’apologia del fascismo, quanto dalla retorica antifascista. Accanto a un baule, nerovestito, ma con la cravatta rossa, con un braccio che spesso si leva in meccanici saluti littori e l’altra in tasca sempre stretta nel pugno, il performer affronta l’argomento senza ansia, senza preoccuparsi di stilare tesi o confutarne altre. Si concentra sull’apparente oggettività degli avvenimenti e, mischiando poi schegge letterarie del Ventennio (da Marinetti, a Gadda, a Malaparte) a notizie carpite da siti Internet neo o post fascisti, corredando dati storici alla cronaca di incursioni personali a Piazzale Loreto e al cimitero San Cassiano di Predappio, compone un puzzle mussoliniano che via via svela qualcosa d’altro. Un universo aperto, ancora tutto da esplorare o comunque da analizzare con maggior cura. Nel ricostruire alla sua maniera gli accadimenti, Timpano procede volutamente a salti, mischia e rimischia le carte: alternando cinismo e candore, razionalità e leggerezza, pose da marionetta a ricostruzioni giornalistiche. Alla fine le conclusioni sono aperte... Anche se... Questa produzione di amnesiA vivacE finalista del Premio Scenario 2005 sembra infatti inerpicarsi in un personalissimo flash back sulla vita e gli ardori ai tempi del fascismo e invece riesce pian piano ad alimentare il dubbio che in fin dei conti nell’immaginario degli italiani, gli anni del consenso e quelli della nostalgia verso il fascismo non sono così lontani come comunemente si crede.

Voto 7 ½ 

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