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  10/06/2026 - 08:24

 

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Vitamina t - Le onde
Doll is mine
Con Cinzia Villari, Michele Villari al sassofono e clarinetto, Roberto Palermo alla fisarmonica midi, luci di Sandro Raffaelli, regia di Lorenzo Profita
Visto il 2 giugno al Festival “Primavera dei Teatri”, Castrovillari (Cosenza)

 




                     di Tommaso Chimenti


Esistono delle case in Giappone dove è possibile entrare per dormire con delle sconosciute. Tranquilli, arriverà anche da noi. Avete capito benissimo. Clienti, facoltosi, che decidono di andare in un appartamento-loculo-alveare dove un’ape giovane ti accoglie, ti coccola, sorvegliando la tua notte, il tuo sonno. Uomini soli, delusi dalla vita, abbandonati dalla moglie, decidono di aprire le porte dei loro sogni ed affidarsi totalmente ad una ragazza che con fare infantile e gentile, dolce e accondiscendente, in pigiamone e ciabattone, con tanti peluche alle pareti, giace, castamente e pudicamente, sotto le stesse lenzuola. Niente sesso, please, siamo giapponesi. Da questa intuizione, Banana Yoshimoto docet, Katia Ippaso (la conosciamo per la sua felice lucidità di critica teatrale) ha tratto il suo “Doll is mine”. Sono sirene suadenti che carezzano la notte altrui, che ti accolgono come uno di famiglia, che non ti fanno domande, che ti prendono per quello che sei restituendoti il calore e la presenza fisica nel momento del bisogno, dove è necessaria una maggiore vicinanza di corpi, ragazze che fanno l’eutanasia agli incubi della sindrome dell’abbandono, dame della morte verso l’ultimo passaggio fino al giorno successivo, tremendo e complicato come quello, fortunatamente, appena trascorso. C’è umanità, solidarietà in questo; come un Virgilio che conduce, passo dopo passo, mano nella mano, con candore e pulizia verso l’ultimo rivolo di respiro dell’oggi che muore. La geisha verginea e pura, come una bambina ancora non corrotta dalla realtà che tutto stupra e deprava, è generosa. Guarda la vita degli altri non vivendo la propria, dorme ad occhi aperti la fase rem dei clienti. Sono prostitute del sonno, ancora più intimo e privato della banale profanazione dei corpi, della scontata penetrazione. In questo continuo delitto del tempo, in questa frustrazione-illusione di avere accanto qualcuno con il quale dividere non soltanto quella notte ma anche la mattina e la notte successiva e quella dopo ancora, in questo delirio perverso di carnefice silente e buono che scruta vigile, di guardiane dei cancelli inaccessibili del buio racchiuso dietro e sotto le palpebre, questi angeli soffocati dentro le quattro pareti di una cameretta ricostruita come un set cinematografico finto e falso come il Far West dei film, assorbono il male oscuro di una società alla deriva, ne succhiano la negatività cercando di pulirla con otto ore di coricamento per vampiri che non hanno luce, non hanno fame, non hanno voglia di avere voglia. Sono sacerdotesse moderne che regalano, a prezzi non modici, gocce di tranquillità come sonnifero, sono angeli di Morfeo, putti neri e sorridenti dai modi dolci, vestali che cullano il vortice che rumina nella pancia del cliente. Le lenzuola sono sindoni. Gli avventori Cristi in cerca della resurrezione dell’alba, sono delle Maddalena che conducono con lo sguardo l’amato al proprio Golgota. Un mondo freddo, gelido, distante che riesce a creare nuovi mostri, nuove dipendenze. Che la notte è lunghissima da trascorrere in solitudine.

Voto 7 

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