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  08/08/2022 - 15:56

 

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Compagnia Krypton
C.A.N.T.O. Visioni dal Mito
Testi da Eschilo, Sofocle, Euripide, ideazione e regia Giancarlo Cauteruccio. Libero adattamento dai testi originali Pier Luigi Berdondini, musiche Gianluca Verlingieri, scene e luci Loris Giancola, costumi Massimo Bevilacqua, maestra di canto Monica Benvenuti. Interpreti Elena D’Anna, Rosalba Di Girolamo, Teresa Fallai, Laura Marchianò, Lorella Sern, voce Monica Benvenuti, coro Deborah Carcasci, Hitomi Ohki, Elisa Prosperi, Maria Elena Romanazzi. Foto di scena Stefano Ridolfi
In prima nazionale al Teatro Studio dal 22 al 27 novembre 2011

 




                     di Giovanni Ballerini


"C.A.N.T.O. è un progetto di risalita, un ritorno alle origini del teatro, alla tragedia e a quel canto del capro che (secondo alcune etimologie) sintetizzava la parola con l’azione in oscuri e antichissimi rituali dionisiaci – spiega il regista Giancarlo Cauteruccio -. Un percorso già avviato con l’esperienza di Mitocontest e qui spinto verso un’interpretazione del mito e del teatro che si fa, a tratti, filologica mentre tesse le connessioni tra il mondo classico e la contemporaneità. Per riflettere sulla condizione odierna, infatti, si è reso necessario ricorrere al valore di quel classico che nelle parole di Salvatore Settis riguarda non solo il passato, ma anche il presente e una visione del futuro".

C.A.N.T.O. - Visioni dal Mito, la nuova produzione della Compagnia Krypton, va in scena in prima nazionale al Teatro Studio di Scandicci il 22 novembre 2011 alle ore 21 (repliche fino al 27- domenica pomeridiana). 
Il terreno di indagine dello spettacolo di Giancarlo Cauteruccio è nuovamente il mito, questa volta l’indagine si concentra su cinque figure femminili, archetipi come Cassandra, Elena, Elettra, Creusa e la Nutrice, su un libero adattamento che il poeta Pier Luigi Berdondini ha composto rifacendosi a Medea, Ione e Elena di Euripide, Elettra di Sofocle e Agamennone di Eschilo.
In scena cinque attrici, Elena D’Anna, Rosalba Di Girolamo, Teresa Fallai, Laura Marchianò, Lorella Serni, affiancate dalla soprano Monica Benvenuti e dalle giovani cantanti liriche Deborah Carcasci, Hitomi Ohki, Elisa Prosperi e Maria Elena Romanazzi.
Il risultato è un lavoro sulla vocalità come origine del mondo, in cui l’ azione è affidata al canto, alla voce, su spartiti originali del compositore contemporaneo Gianluca Verlingieri.
Fa da controaltare alla immobilità fisica delle performer, immobilità dell’attesa, un paesaggio visivo e sonoro denso e immaginifico, realizzato utilizzando tecnologie di ultima generazione.
In C.A.N.T.O. - Visioni dal Mito, il mondo classico, la tragedia greca si trasformano in un’ulteriore occasione di sperimentazione, ma anche un patrimonio in cui ricercare segni e metafore di conoscenza e bellezza. Parole, strumenti, scenari e linguaggi provenienti dalle più aggiornate estetiche fanno di C.A.N.T.O. - Visioni dal Mito un’opera antinaturalista dove la narrazione emerge in percorsi trasversali e originali, in cui si assume il senso antropologico del mito ma lo si lega fortemente al tempo presente.

"C.A.N.T.O. è un lavoro di contrasti, di affermazioni repentinamente messe in crisi dal proprio opposto. Così come avviene nella complessa tessitura vocale intorno alla quale si annoda l’intero progetto: la voce asciutta e lineare della parola recitata si confronta continuamente con quella armonizzata delle quattro cantanti che interpretano dal vivo le composizioni originali di Gianluca Verlingieri – sottolinea Cauteruccio -. Tutti i suoni di questo lavoro sono originati nella voce umana, campionata e sintetizzata in digitale, a sottolineare ancora una volta l’ineludibile centralità dello strumento primario dell’espressione umana: la parola. C.A.N.T.O. si volge come un laboratorio di esperienze dove ognuno, dal regista agli artisti, ai tecnici deve mettere in gioco la propria potenzialità espressiva e creativa, imponendo così anche al pubblico il dovere di rivedere l’unilateralità della propria posizione, laddove Il sistema contemporaneo abitua lo spettatore alla certezza, alle facili seduzioni narrative, alla linearità di superficie".

Voto 7 + 

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