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  24/08/2019 - 23:52

 

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Giorgio Strehler
La storia della bambola abbandonata
Spettacolo per bambini e per grandi per la regia di Giorgio Strehler ripresa da Andrea Jonasson e Giuseppina Carutti. Scene e costumi originali Luciano Damiani, luci Gerardo Modica, musiche Fiorenzo Carpi a cura di Giulio Lucani, movimenti mimici Marise Flach, assistente ai costumi Maria Chiara Donati, assistente alla regia Valentina Escobar
Dal 10 al 17 febbraio 2008 - Teatro Metastasio

 




                     di Tommaso Chimenti


Teatro Metastasio, stagione 2007 / 2008
Teatro Metastasio, fuori abbonamento 2007 / 2008
Teatro Metastasio ragazzi, Stagione 2007 / 2008
Molly Sweeney, di Brian Friel, regia Andrea De Rosa, 2007
i Giganti della montagna, Compagnia Lombardi-Tiezzi, 2007
Farfalle, Compagnia TPO, 2007
Gomorra, Mercadante Teatro Stabile di Napoli, 2007
Pasticceri Io e mio fratello Roberto , 2006
Roberto Andò e Moni Ovaia, Le storie del sig.Keuner, di Bertolt Brecht
Luca Zingaretti, Legge La Sirena, di Giuseppe Tomasi di Lampedusa
Tre sorelle di Anton Cechov, Regia Massimo Castri
Giorgio Strehler, La storia della bambola abbandonata
Teatro del Carretto, Pinocchio, da Carlo Collodi
Campagnia Pippo Delbono, Questo buio feroce


La domanda è: le cose, come le persone, appartengono a chi le ama e le difende e le fa crescere o a chi le ha comprate? Che in fondo era la lezione di Marx sull’oggetto - prodotto finito che veniva espropriato e trafugato dalle mani dell’operaio - Geppetto che gli aveva dato la vita. L’insegnamento, soprattutto perché la platea era di quelle malleabili e plasmabili di bambini delle scuole elementari, è troppo partigiano al limite del fazioso. Anzi proprio ad una rivolta sociale, aizzando ed eccitando i pargoli in favore del bene, la povera Paca povera, contro la bella, ricca e viziata Lolita, dipinta come un’arrogante dittatore in miniatura, è tesa tutta la piece. Una rivoluzione in piena regola. Mancavano giusto i cappi appesi a qualche albero ed un capro espiatorio da far ciondolare. Qualche testa da tagliare si trova sempre. “La storia della bambola abbandonata” (fino al 17 febbraio 2008 al Metastasio, tutti i giorni matinee alle 10, sabato 16 alle 21, domenica 17 alle 17), mostra l’ancora bella Andrea Jonasson, venditrice di palloncini o sogni volanti, guida come maestra d’orchestra, ed imbecca, un nugolo di cuccioli d’uomo dove spicca una piccosa Lolita che mostra piglio ed alterità. Ma se anche Strehler, suo il testo per una produzione del Piccolo di Milano, si mette a perpetrare i soliti triti luoghi comuni e stereotipi allora non ne usciremo mai: la misera Paca ha la pelle scura, mentre Lolita è bianca latte candida con le trecce rosse. La disputa della bambola, nei giochi tra piccoli, e dell’infante, tratto da Sastre, prima dimenticato dalla madre aristocratica e allevato dalla sguattera con sacrifici, nel racconto brechtiano del “Cerchio di gesso del Caucaso”, si conclude in entrambi i casi con un processo che a poco a poco diventa gogna pubblica con il pubblico innocente ad inneggiare una sola, e soltanto, parte in un gioco. Più che di didattica odora di plagio. Il processo, con tanto di giudice raffazzonato dell’ultima ora, uno straccivendolo, e testimoni e prova finale, ripetuta ben due volte sia nel campo bambinesco che in quello adulto perché il risultato ottenuto nella prima manche non era gradito alla toga stessa, si conclude con la vittoria dei ricchi, qui veramente spregevoli e disgustosi senza alcun pregio, che usano la forza e l’alterigia per battere la sensibilità dei poveri che, non volendo rompere la bambola o far del male al neonato, lasciano la presa nel gioco del tiro alla fune con il premio conteso al centro. Ma nonostante la vittoria, con un’azione di forza certamente non democratica, i beni del contendere, giocattolo e bimbo, vengono arbitrariamente confiscati alle, ora dopo il procedimento penale, legittime proprietarie ed assegnate, con urla del popolino assetato di vendetta-giustizia, alle più deboli. Ma i bambini non hanno bisogno della divisione netta tra il bianco ed il nero ma soltanto che qualcuno gli spieghi che il male, come il bene, non stanno da una sola parte. Sarebbe riduttivo e semplicistico. Più facile, ma anche più noioso.

Voto 7 + 

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