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  25/10/2021 - 06:14

 

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Anonimascena
Tua Pelle (narcissus dies) - II studio
Regia, scene, luci, video Giacomo Bernocchi, composizioni ed esecuzione sonora Andreas Froeba. In scena Bianca Papafava, Alessandro Riceci, Erik Tomasi, Contributi scenografici Agata Monti
Al Teatro Studio di Scandicci giovedě 10 e venerdě 11 aprile

 




                     di Giovanni Ballerini


E' interessante seguire la sperimentazione di Anonimascena, una compagnia che si è formata nel 2000 e lavora tra Prato e Firenze, per proporre spettacoli in mutazione continua, attraverso teatro contemporaneo, ricerca sul movimento e arti visive. Particolari anche le due tematiche principali affrontate nei suoi spettacoli da Anonimascena: l'interesse verso il mito (Dioniso per "Novalis Circulus", Narciso e Eco per "Tua Pelle", ma anche nel considerare il teatro come luogo del/nel mito), l'attenta valutazione delle modalità percettive che scaturiscono da operazioni condotte sulla scena, sull'attore e sullo spettatore.

Questi spunti sono presenti anche in Tua Pelle (narcissus dies), giovedì 10 e venerdì 11 aprile di scena al Teatro Studio di Scandicci (Regia, scene, luci, video Giacomo Bernocchi), uno spettacolo prodotto da Anonimascena in collaborazione con Armunia-Festival Costa degli Etruschi, Teatro Studio di Scandicci, Festival di Santarcangelo.

Come in "Novalis Circulus (notturna rotazione estatica)" l'attore è immerso nella ripetizione indefinita, così in "Tua Pelle (narcissus dies)" è sottoposto al rispecchiamento assoluto. Il rispecchiarsi è vissuto adesso come perdita, caduta libera nell'illusione. E se per Ovidio (" Le Metamorfosi") lo specchio, l'acqua, il bosco, accompagnano la scena di Narciso, il rispecchiamento, il perdersi contemporaneo per Anonimascena si esprime attraverso la riproduzione della scena/realtà. Cioè attraverso la riproduzione digitale. "Non è la CNN il più grande concentrato di patologia narcisistica presente oggi? Non è più un solo individuo che si riflette, ma una collettività. Vedersi e di questo morire, vedersi mentre si muore: la seduzione del doppio, la seduzione del corpo riflesso".

La scena si trasforma in un set video, dove rimandare immagini in tempo reale e dove andare a cercare l'oggetto che si espone. E tutto questo in modo freddo, "privo d'emozione". Non a caso, come si legge nella letteratura psichiatrica, la patologia narcisistica si configura come assenza di sentimenti. L'attore allora vive in "Tua Pelle" lo stadio narcisistico della perdita di sentimenti, del rispecchiamento e della morte (perdita di sé nel doppio di se stesso).

"Ci muoviamo nel campo del riflesso visivo e, insieme ad Eco, del riflesso acustico-uditivo. Rotazione furiosa, inafferrabilità dell'immagine, Dioniso, Narciso, riproduzione e morte: questa è la scena del teatro. Il mito di Narciso e Eco ci introduce quindi nella fiaba come luogo della ripetizione visiva e sonora. Il doppio è ciò che permea la scena e che ci indica una via di creazione. Questo mito aderisce al teatro come annunciazione della fine: Narciso muore per rispecchiamento, ma anche Eco muore, trasformandosi in pietra. Di Narciso rimangono dei fiori, di Eco dei sassi".

Voto 7 

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