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  14/06/2024 - 04:50

 

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Agra
di Luciano Bianciardi
Interpretato da Carlo Monni
Utopia del Buongusto

 




                     di Fabio Norcini


Era il 1992. Trovare un libro di Luciano Bianciardi era difficile anche in biblioteca.

Chiacchierando con Luzzetti, grossetano a Firenze anzi al Teatro Puccini, seppi che la figlia del mio prediletto scrittore era una sua compagna di scuola. Nacque l’idea di fare qualcosa in teatro. Luciana, la figlia di Bianciardi, mi disse che una piccola casa editrice stava per pubblicare i "Minatori di maremma", il libro di esordio del babbo, scritto con Carlo Cassola. Coinvolsi Claudio Carabba e con Luciana presentammo il libro, in una saletta del Puccini. Doveva essere un incontro per pochi congiurati: fu un evento. Accorsero in più di trecento, partecipi e commossi. Tra questi Carlo Monni. Tanto da convincere il Teatro a replicare, a qualche mese di distanza. Stavolta con la partecipazione di Jannacci, Andreasi, Saviane; incontro e spettacolo, in teatro, un migliaio di spettatori. Nel frattempo usciva la fortunata biografia di Corrias "Luciano Bianciardi, vita agra di un anarchico"; per l’iniziativa Gianni Mura mi ammannì generosamente un 8 nei suoi Sette giorni di cattivi pensieri, si proiettò il documentario di Falaschi, si ricominciò a pubblicare Bianciardi. Sempre il Teatro Puccini decise di cavalcare la tigre bianciardiana, e venne l’idea di cucire uno spettacolo con Monni nei panni di Bianciardi affidata alla regia di Luconi, specialista in scrittori toscani (Malaparte, il D’Annunzio "pratese" ecc.). Venne fuori uno spettacolo già senza immaginazione nel titolo, mutuato da Corrias. L’idea più geniale, attribuibile a Monni, era la commistione con le canzoni di Ciampi, felicemente affidate in un primo momento a Bobo Rondelli, poi passate ad altri. Ne venne fuori una sorta di tesina da maturità di ragioneria, nonostante gli sforzi di Monni.

Che Bianciardi fosse uno dei suoi numi tutelari (A come Anarchia, B come Benn, Bukowsky e Bianciardi, C come Campana, recita il suo abbecedario stilistico) lo testimonia anche la sua spontanea partecipazione al primo atto del revival. Soprattutto questo suo tornare, con passione e livore, sull’argomento. In uno spettacolo in itinere, del quale "Agra" costituisce un’ulteriore tappa. Senza freni alla fantasia, in sintonia con il Bianciardi più eversivo e amaro, per volgere in concerto le sue parole e in prosa le canzoni di Ciampi (Andare camminare lavorare, Maria) ma anche di De André (Canzone per l’estate).

Con il direttore artistico di Utopia, Andrea Kemmerle, che affianca Monni in questa avventura assieme ai musicisti di Guascone Teatro (Massimo Barsotti alla fisarmonica, Roberto Cecchetti al violino, Andrea Barsali alla chitarra).

Insomma l’avventura continua e anche l’erede, Luciana Bianciardi, che ha messo su Excogita, una casa editrice nell’odiosamata Milano e pubblica preziosi inediti paterni (tipo "L’Alibi del Progresso", elzeviri giornalistici prefati da Dario Fo) non è detto che non partecipi al viaggio: "Non si sa dove si va, ma ci si va".
"Agra", liberamente tratto dall’opera di Luciano Bianciardi, è andato in scena a Morrona, vicino a Terricciola (PI), con grande successo. La replica, il 29 luglio 2000 a Terranuova Bracciolini, chiuderà con una gran festa "Utopia del Buongusto", la rassegna di vita godereccia, cene con spettacolo a sole 25.000 lire che ha fatto registrare un netevole incremento di pubblico rispetto alla passata edizione.

In scena Carlo Monni, cavallo brado e imbizzarrito, che con la complicità di Andrea Kemmerle e un trio di ottimi musicisti volge in concerto le parole dello scrittore e mette in scena consone canzoni (di Piero Ciampi e De André).

Voto 8 

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