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  18/10/2017 - 16:53

 

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Adriana Pannitteri
Madri Assassine
Diario da Castiglione delle Stiviere
Alberto Gaffi editore in Roma, Pag. 120, euro 10,00

 




                     di Alessio Degli Incerti


Adriana Pannitteri è una giornalista e lavora al tg1 della RAI dove dal 2001 conduce anche i telegiornali delle edizioni del mattino. Per il suo esordio come scrittrice (con Gaffi Editore) ha scelto un tema difficile, estremamente delicato e, soprattutto, doloroso. Madri assassine è il resoconto, lucido ma nello stesso tempo partecipe, della vita all’interno dell’ospedale psichiatrico giudiziario di Castiglione delle Stiviere, nel Mantovano, un luogo che un tempo veniva barbaramente etichettato come “manicomio criminale”.

>Castiglione è appunto l’unico ospedale psichiatrico in Italia a ospitare le madri che hanno ucciso i loro figli.

Le donne uccidono i figli piccoli per il rifiuto della loro progressiva autonomia. Soltanto le madri, è bene ricordarlo, uccidono i neonati. Per i figlicidi, quelli che avvengono dopo il primo anno d’età, l’ultimo rapporto dell’organizzazione mondiale della sanità offre invece una chiave di lettura tutta sociologica. Le donne uccidono in misura maggiore i loro figli perché sono più vulnerabili e sole, vivono lo stress di madri e donne lavoratrici, la svalutazione della loro condizione sociale da un lato e dall’altro l’esigenza di soddisfare modelli di perfezione che un tempo si chiedevano solamente alle principesse o alle dive del cinema.

Talvolta le madri uccidono ciò che non sono riuscite ad amare, la loro stessa identità. Eliminando il loro bambino, spiegano i medici, è come se cancellassero la loro insoddisfazione ma anche la parte di sé che non amano, che non riconoscono e che dunque non accettano.

L’autrice, dipanando un racconto essenziale e privo di facili, pericolosi patetismi, si interroga sul drammatico vissuto di queste donne, scavando nella loro memoria. Sono soltanto madri cattive? Oppure la realtà è ben più complessa? Fino a che punto il termine follia può adattarsi alla loro condizione?

Il figlicidio è uno dei delitti più abominevoli e apparentemente inspiegabili, ma il merito della Pannitteri consiste nell’indagare la realtà dei fatti sforzandosi di capire cosa si cela davvero dietro questi gesti efferati. Scopriamo così che la vera malattia, nella maggior parte dei casi, è il silenzio, o peggio ancora l’indifferenza di un familiare, di un marito troppo distratto o addirittura assente.

Accade qualcosa nella loro testa, come un clic nel cervello, ma prima di quel clic c’è stato sempre qualcosa che gli altri non hanno capito. Nemmeno i medici. Quelle madri non hanno volti maligni, come pensava Lombroso, ma solo ombre, battiti di ciglia… chi guarda davvero negli occhi delle madri che stanno male?

Le storie delle donne ascoltate dall’autrice si alternano al racconto immaginario di Maria Grazia, una bambina che ha avuto una mamma malata di depressione.

Madri assassine è dunque un libro importante, scritto con rigore e sensibilità. Oltre a proporre un tema di estremo interesse, può aiutare a capire le cause della sofferenza e condurre una riflessione profonda sulla pericolosità della solitudine.

Voto 8 

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