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  20/10/2017 - 21:54

 

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Ivan Zuccon
Alla scoperta di un regista promettente
Un cinema lovecraftiano, per una serie di horror dagli spunti interessanti

 




                     di Matteo Merli


Ivan Zuccon: Alla scoperta di un regista
Ivan Zuccon: intervista 2005 di Scanner
Ivan Zuccon: Bad Brains


Ivan Zuccon è sicuramente uno dei registi che s’inscrive nella lunga tradizione del cinema di genere italiano, non inteso come mera esecuzione da intermediario, ma artigiano delle scene con una precisa coscienza autoriale, come in passato lo è stato Mario Bava ( da lui stesso ammirato ), per intenderci. Il suo percorso da amante del cinema horror, si è forgiato non sulla emulazione scenica, ma nella intenzionalità di riprodurre un modus operandi andato perduto con gli anni nelle nostre produzioni nostrane attraverso una ostinazione da indipendente, che non cede ai ricatti del mercato di un paese che ha ormai da tempo abbandonato i lidi del genere puro.

La consapevolezza del mezzo cinematografico e la grande passione, hanno spinto Ivan Zuccon ad apprendere da autodidatta i rudimenti di un mestiere e farne un uso consapevole, già nei suoi primi cortometraggi. Si può vedere in De Generazione, la volontà di scandagliare la psiche umana in un vortice misterioso che si tinge di un rosso splatter intrigante, grazie ad un finale efficace nella sua spietata sintesi. L’Ultima Cena, si inserisce in un discorso di cinema postmoderno intessuto su una idea forte e dissacrante, che cela l’abbandono dell’uomo alle forze oscure della violenza cieca in un mondo privo di speranza. L’Albero Capovolto, opera sentita dal regista che ha scritto anche la sceneggiatura, ci trascina dentro una stanza per farci scoprire il lavoro di una pittrice e del suo calvario fisico, svelando il personale dolore del creare: la chiave per interpretare noi stessi, ma che ci può spingere anche verso la morte. Un cortometraggio che sprigiona una passione per il cinema di Cronenberg veicolato attraverso un pensiero autonomo di forte impatto. Neve, rappresenta un passo verso una tensione drammatica ( il cinema di Bergman è un punto di riferimento per l’autore ) che porta alla luce lo straziante sentire di un presente a pezzi, dove il ricordo straziante di un affetto perduto ci predispone ai sentimenti infranti del genere umano. L’Altrove è il primo lungometraggio di Zuccon, dove prova ad inserire con passione, a volte con troppo ardore, delle scelte stilistiche inusuali per mettere a fuoco la storia di un plotone militare alle prese con uno strano passaggio oscuro nei pressi di un casolare in campagna. In questo ambiente apocalittico, quella apertura minacciosa non è altro che il viatico per un altrove di dolore e morte. Sia il primo che il secondo episodio ( Il Figlio dell’Altrove ), gettano le basi delle istanza creative del regista, che fa trasparire la visione di un domani annichilente, alle prese con il nero, inteso come presagio o portatore di morte. Il domani per l’uomo non può essere che un percorso verso la conoscenza delle parti in ombra del nostro io, in fondo quello che Zuccon filma, non è altro che ripetersi della consuetudine storica  nella sua periodicità ciclica di dispensatrice sanguinaria. I due Altrove sono opere in un certo senso acerbe sia per il troppo aggiunto o per alcune scelte tecniche, ma la passione e l’approccio antinarrativo non scontato indugiano a farci pensare che Zuccon  ha le qualità per maturare. Infatti, La Casa Sfuggita è l’esempio alto di questa avvenuta crescita, in un film puntellato tra quattro mura di una casa infestata da troppi morti in passato, dove due giornalisti indagano per comprendere i motivi di questi decessi misteriosi. Una pellicola suadente che fa della ellissi narrativa il perno su cui ruotano le vicende,  creando un vortice visivamente  destabilizzante, avviluppando lo spettatore in un viaggio macabro nelle piaghe della mente umana:  la storia si ripete nella sua atroce meccanica dell’offendere il corpo e l’anima nel profondo sentire di Lovecraft. Zuccon costruisce i suoi film in spazi chiusi e inaccessibili, consentendogli di mettere a fuoco la drammaticità degli atti, del sentire e del vedere all’esterno, consolidandosi su un visione Kubrickiana  dell’essere umano, nella sua inerme fragilità di spirito e lo fa tramite il genere l’horror e in parte con la rielaborazione del pensiero di Lovecraft, scrittore vicino per sensibilità artistica al Nostro. Un autore infaticabile nel tracciare nuove strade da percorre attraverso il genere, per uscire dalle secche paludose di sentieri già battuti; infatti i suoi progetti futuri riguardano una versione in lungometraggio del corto Degenerazione con il titolo inglese di Bad Brains prodotto dalla Timeline di Emanuele Cerman, che in passato è stato attore nei suoi film. Successivamente si dovrebbe occupare dell’ambizioso progetto del Colore del Male, trasposizione Dal colore venuto dallo spazio di H. P. Lovecraft, supportato produttivamente dalla P.F.A. Films di PierFrancesco Aiello. Speriamo che la marginalità di Zuccon ben presto possa trovare spazio nella corrente alternativa di un cinema di provincia che incomincia a conquistare visione nazionale con un urgenza espressiva forte e intransigente.

Filmografia:

Lungometraggi:

2000 - L'ALTROVE (The Darkness Beyond)

2001 - IL FIGLIO DELL'ALTROVE (Unknown Beyond)

LA CASA SFUGGITA (The Shunned House)

 

Cortometraggi:

1998 - L’altrove

1998 - DeGenerazione (Bad Brains)

1999 - L'Ultima Cena

2000 - L'Albero Capovolto

2001 - Neve

 

www.shunnedhouse.com

www.unfilmable.com/ColourfromtheDark

Dove acquistare i film all’estero:

www.play.com

www.amazon.com

Voto 8 

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