partner di Yahoo! Italia

Fizz - Idee e risorse per il marketing culturale !

Scanner - Cultura Opinioni Online
links redazione pubblicità info redazione@scanner.it


   


Festival di Cannes
La 79ª edizione
Far East Film 28
Moltitudine asiatica
Florence Korea Film Fest
XXIV edizione
Berlinale 76
Giuria presieduta da Wim Wenders
Breakfast on Pluto e The Spin
Per N.I.C.E. e Irish Film Festa
River to River Florence
Indian Film Festival
Torino Film Festival 43
Un festival svestito della sua aurea indipendente
France Odeon
40 di cinema francese a Firenze
FánHuā Chinese Film Festival
V edizione
Rome Film Fest
XX edizione

 


Ricerca avanzata

 

 

Arte Musica Libri Cinema Live Interviste Home Vignette Gallery Hi-Tech Strips Opinioni Gusto Ospiti TV

  13/06/2026 - 13:55

 

  home>cinema > festival

Scanner - cinema
 


Biennale Cinema 66
Un cantiere di visioni e idee
Prima puntata del reportage di Scanner sulla Mostra Internazionale d'Arte Cinematografica 2009
Al Lido di Venezia dal 2 al 12 settembre 2009

 




                     di matteo Merli


Presentazione Mostra Internazionale d'Arte Cinematografica 2009
Prima puntata del reportage di Scanner sulla Mostra Internazionale d'Arte Cinematografica 2009
Seconda puntata del reportage di Scanner sulla Mostra Internazionale d'Arte Cinematografica 2009
Terza puntata del reportage di Scanner sulla Mostra Internazionale d'Arte Cinematografica 2009
Bilancio di Scanner sulla Mostra Internazionale d'Arte Cinematografica 2009


Sbarcare quest’anno al Lido e come trovarsi di fronte a un cantiere in divenire, non solo nella veste strutturale in mutamento, ma attraverso i percorsi per il pubblico e gli accreditati per accedere alle sale, che pare essere un labirinto. Invaso dal rosso fuoco della biennale. A parte i problemi logistici, che questa volta si sono fatti sentire più del solito, con bar chiusi e zone in fase di allestimento soprattutto nel primo giorno, il festival ha preso il suo via con Baarìa di Giuseppe Tornatore, molto acclamato dalle istituzioni governative, per cui sono state utilizzate parole piene di enfasi, che non rispecchiano un film generosamente magniloquente, ma tronfio e pomposo nella sua epicità di luogo, sprecato da effetti divistici di un cinema che tende a gonfiare di movimenti di macchine e invenzioni grottesche al punto di allontanare lo spettatore dalle dinamiche della storia, concludendosi con una operazione di stucchevole prestigio solamente mediatico. Il concorso ha visto anche The road del regista John Hillcoat, che si cala in un mondo post-apocalittico, dove un padre cerca di portare in salvo suo figlio, lontano dalla violenza e dalla paura della disperazione. Tratto dall’omonimo romanzo di McCarthy, la pellicola di Hillcoat funziona a metà con la difficile impresa di interpretare un testo difficile da rappresentare, che si segnala per alcuni momenti riusciti, accompagnato da una buona introspezione dei personaggi, ma non si allontana molto da una sensazione visiva di già visto. Altro gradito ritorno è Life during wartime di Todd Solondz, capace di riportarci al dopo Happiness, con la storia dei personaggi del precedente film che trovano una nuova veste nel rinnovamento del cast, sprigionando una identica carica cinica nel far affiorare i turbamenti della provincia americana, con la corrosiva comicità dei tempi migliori. Mentre Lourdes di Jessica Hausner al suo secondo film, costruisce una sagace commedia umana intorno alla mercificazione in nome della santità miracolosa a Lourdes. Tra paraplegici, volontari e pettegole si mette in scena un mondo bieco di approfittatori e sfruttatori in nome di un finta osservanza alla salvezza spirituale, che si chiude con un finale di tagliente lucidità. Nel fuori concorso, si è visto Rec 2 della coppia Balaguerò e Plaza, seguito della precedente pellicola, affondano nel sangue di una maledizione demoniaca con ludica consapevolezza, e si guarda piacevolmente, senza particolare sobbalzi. Davvero sorprendente invece Valhalla Rising di Nicolas Winding Refn, sulle vicende di un lottatore muto che si trova catapultato dalle montagne scozzesi in un viaggio verso la terra santa con un manipolo di crociati, costruito con un montaggio sospeso, tra immagine e suono, seducendo per il suo magnetismo scenico nel rilevare una violenza fisica che è sintomo inevitabile nella sua riproducibilità temporale. Ritornando al concorso, il film Prince of tears di Yonfan, è un convenzionale melodramma storico, più interessante per i rimandi alla storia di Taiwan nel periodo del contrasto cinese, più che per le evoluzioni dei personaggi narrativi. Delusione anche per Tetsuo the bullet man di Shinya Tsukamoto, ingabbiato in una riedizione del suo personaggio Tetsuo che la reso celebre nei suoi due film precedenti, che evidenzia l’incapacità del regista giapponese di svincolarsi da un immaginario ripetitivo e trito di ovvi simbolismi. Sorprende invece Werner Herzog, con Bad Lieutenant: Porto of call New Orleans, lontano dal riprodurre un remake del film di Ferrara, ma anzi si getta a capofitto in una progettualità meta-cinematografica nello scardinare i dettami classici del noir in cui è rilegata la storia, per dare vita ad un film parossistico, divertente che guarda argutamente nello spettro prospettico di una follia umana oramai palpabile. Ancora Herzog anche nel film a sorpresa, che clamorosamente piazza due film in concorso, cosa mai successa in nessun festival in questi anni, con My son, my son, what have ye done?. Questa volta il regista tedesco, sorretto dalla produzione di David Lynch, si prende a cuore le gesta di Brad Macallam, che dopo aver ucciso la madre, si barrica in casa. La sua fidanzata e l’amico regista teatrale, racconteranno alla polizia alcuni passaggi della sua vita. Storia di un ennesimo sognatore reietto, risucchiato dalla depressione, messo a nudo in un percorso di distacco sociale consapevolmente lucido nel rilevare attorno a lui una realtà confusa. Convenzionalmente ibrido, ma insito in un percorso herzoghiano nell’indagare l’occidente, attraverso i canoni tipici del genere americano. Grande sorpresa nel concorso con Accident di Soi Cheang, prodotto dalla Milkway di Johnnie To, costruito attorno ad un nucleo di persone dedite a mettere in scena degli omicidi come incidenti, per eliminare persone sotto pagamento. Ma un improvviso incidente in una delle loro operazioni, metterà in crisi la mente del gruppo, deciso a trovare il colpevole. L’ossessione del protagonista, lo metterà in uno stato confusionale, incapace di leggere i dati di fatto, ma rinchiuso mentalmente nel ricordo della sua amata morta in uno scontro d’auto. Noir esistenziale sostenuto da una sceneggiatura calibrata, ottimamente fotografata che affascina dall’inizio alla fine. In questi pochi giorni di festival, abbiamo notato un concorso internazionale di buon livello, con poche pellicole di scarso valore. Anche se non c’è resa di stampa e pubblico, possiamo dire a questo punto della mostra, che ha messo in atto un programma ibridato tra i generi e capace di sorprendere con titoli inaspettati e autori ritrovati. Altre sorprese arriveranno prossimamente, con gli altri film italiani e la pattuglia americana.

Voto 8 

        Invia Ad Un Amico

© Copyright 1995 - 2010 Scanner