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  28/06/2022 - 09:10

 

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La caduta
Regia di Oliver Hirschbiegel
Cast: Bruno Ganz, Alexandra Maria Lara, Corinna Harfouch, Ulrich Matthes, Juliane Köhler; drammatico; Germania; 2004; C.

 




                     di Paolo Boschi & Hans Honnacker


Si può rappresentare il male assoluto? Il coraggioso film di Oliver Hirschbiegel, noto ai più per la serie televisiva "Il commissario Rex", dal titolo di sapore nietzschiano che ricorda il crepuscolo degli dèi, cerca di farlo ricostruendo fedelmente gli ultimi giorni del Führer, basandosi sull'omonimo libro del noto storico tedesco Joachim Fest e sulla testimonianza di Traudl Junge, la giovane ed avvenente segretaria personale di Hitler, dalla prospettiva della quale assistiamo agli ultimi giorni di guerra in una Berlino martoriata dall'artiglieria russa. La caduta racconta gli ultimi dodici giorni dell'esistenza di Adolf Hitler, dal giorno del suo ultimo compleanno, il 20 aprile del 1945, fino alla resa di Berlino, il 2 maggio 1945: nel bunker della Cancelleria si consuma la claustrofobica agonia di una dittatura che nei dodici anni precedenti aveva aspirato a dominare il mondo, la fine di un dittatore esaltato fino all'ultimo respiro, fanaticamente intenzionato a non arrendersi, ferocemente infuriato contro il suo stesso popolo, incapace di assecondare i suoi sogni di gloria. Il film mostra in modo convincente l'Untergang, il tramonto (nel senso metafisico della parola) del regime nazista, attraverso un Hitler mefistotelico in pieno delirio, ancora convinto di riuscire ad invertire le sorti della guerra, come il suo grande idolo Federico II di Prussia nel Settecento - intensa la scena in penombra del muto colloquio del Führer col quadro del suo nume di riferimento -, perso a sognare armate inesistenti per contrastare l'avanzata bolscevica verso Berlino. Bruno Ganz interpreta in modo strepitoso la follia di un Hitler ormai visibilmente malato, in bilico tra momenti di lucidità in cui ammette l'inappellabile sconfitta delle sue truppe ed attacchi d'ira forsennati: una sconvolgente mimesi a trecentosessanta gradi, quasi inquietante per la sua somiglianza fisica del protagonista col dittatore. Altrettanto impressionante è vedere in presa diretta come alla fine Hitler ritorca la sua bestialità, prima concentrata verso i nemici del popolo tedesco, proprio contro quest'ultimo, cercando di trascinarlo con sé nella sua tragedia personale - in perfetto accordo con la tesi di Sebastian Haffner, uno dei maggiori biografi di Hitler -. Scioccante è anche il finale in cui lo stesso Hitler si suicida insieme ad Eva Braun, sposata il giorno precedente, seguiti da Joseph e Magda Goebbels la quale, con inaudita crudeltà e freddezza, sopprime prima i propri figli, convinta che per loro non ci sarebbe stato un futuro in un tempo senza nazionalsocialismo. All'uscita in Germania, il film ha scosso profondamente le coscienze dei tedeschi, attirandosi anche l'autorevole critica di Wim Wenders: la maggiore obiezione dell'autore di Buena Vista Social Club al film di Hirschbiegel consiste nell'eccessiva 'umanizzazione' del dittatore tedesco - riferimento alla scena finale del bacio tra Hitler e Eva Braun, scena peraltro abbastanza disgustosa - e di non rappresentare con la giusta attenzione l'Olocausto. Se quest'ultima obiezione è piuttosto fuorviante, dal momento che alla fine del film viene riprodotta una parte del documentario su Traudl Junge del 2002 - intitolato Im toten Winkel. Hitlers Sekretärin ("Nell'angolo della morte. La segretaria di Hitler") in cui la donna confessa le colpe della sua generazione soprattutto verso il popolo ebraico - qualunque film su Hitler, anche quelli 'classici' con Charlie Chaplin, Alec Guinness, Anthony Hopkins o la recente produzione televisiva "Il giovane Hitler", corre il rischio di "umanizzare" il dittatore ed ancor più di banalizzare il male. Tuttavia aveva forse ragione Hannah Arendt quando, nel 1963, a proposito del processo contro Adolf Eichmann, parlava della banalità del male che, pur essendo mostruoso, assume nella storia spesso le fattezze banali di un uomo qualunque. Un film dalle emozioni veramente forti che, grazie alla straordinaria prova di Ganz, degna di una tragedia shakespeariana, fa rivivere tutta la follia degli ultimi giorni di uno dei sistemi totalitari più disumani della storia.

La caduta - Der Untergang, regia di Oliver Hirschbiegel, con Bruno Ganz, Alexandra Maria Lara, Corinna Harfouch, Ulrich Matthes, Juliane Köhler, Heino Ferch, Donevan Gunia, Karl Kranskowski; drammatico; Germania; 2004; C.; dur. 2h e 30'

Voto 7/8 

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