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  10/02/2012 - 18:39

 

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Toronto & San Sebastian
Due primule festivaliere di fine anno a confronto
Toronto International film festival & Festival del Cinema di San Sebastian 57
Un festival dalle proporzioni gigantesche e un osservatorio privilegiato delle tendenze e de mutamenti dentro il cinema di lingua spagnola

 




                     di Matteo Merli


Se Toronto al suo 34esimo anno di età è divenuto un festival dalle proporzioni gigantesche, San Sebastian nella sua zona di predilizione ispanica è divenuto al suo 57 appuntamento un osservatorio privilegiato delle tendenze e de mutamenti dentro il cinema di lingua spagnola con un concorso internazionale ben strutturato, tra proposte d’autore e giovani talenti alla ribalta.  La manifestazione canadese ha della sua parte un flusso di star americane debordante, con anteprime di lancio importanti per il mercato Hollywoodiano. Il film di appertura è stato Creation, in anteprima mondiale, il biopic su Charles Darwin a firma di Jon Amiel. Tra le pellicole in bella mostra, sono apparsi: The Informant! di Steven Soderbergh, la commedia di e con l'inglese Ricky Gervais The Invention of Lying cofirmata dall'americano Matthew Robinson ( e con Rob Lowe ), l'australiano The boys are back di Scott Hicks con Clive Owen, Leaves of Grass di Tim Blake Nelson, con Edward Norton nella parte di due gemelli e il fiabesco Ondine di Neil Jordan con Colin Farrell, solo per citarne alcuni. Tra le visioni in anteprima, si segnalano: Beyond the Circle di Golam Rabbany Biplop, l’americano Tanner Hall, ambientato in un collegio femminile del New England di Francesca Gregorini (figlia di Barbara Bach) e Tatiana Von Furstenberg ( figlia della stilista Diane Von Furstenberg ), Dorian Gray di Oliver Parker, A serious man dei fratelli Coen, Whip it, esordio alla regia di Drew Barrymore, Harry Brown di Daniel Barber, provocatorio western moderno con Michael Caine; la divertente commedia gangster irlandese Perrier Bounty di Ian Fitzgibbon, con Cillian Murphy e Brendan Gleeson e il ritorno di Danis Tanovic con Triage, protagonista Colin Farrell. La presenza italiana è numerosa all’interno del cartellone del festival di Toronto. Il nuovo film di Renato De Maria con Riccardo Scamarcio e Giovanna Mezzogiorno, La prima linea, ha trovato il suo spazio qui invece che al Lido. Poi di seguito, ci sono stati Vincere di Bellocchio, La doppia ora di Capotondi, Io sono l’amore di Guadagnino e Baaria di Giuseppe Tornatore, sparsi nelle diverse sezioni. Importante anche la coproduzione italiana per il nuovo film di Amos Gitai, Carmel, presentato in prima mondiale, che narra la complessa storia del Medioriente mescolata alla personale vicenda del regista soldato e padre di un giovane coinvolto nel conflitto che travolge la regione ai giorni d’oggi. In Future Projections, le opere sperimentali trovano la loro collocazione naturale e includono le nuove scommesse di Apichatpong Weerasethakul, Jesper Just e Christopher Doyle insieme a Don McKellar. In questo bacino di proposte multiple, si segnalano tra i vincitori Precious: Based on the Novel Push by Sapphire di Lee Daniels, già trionfatore al Sundance, che vince l’Audience Award; mentre miglior opera prima canadese trionfa The Wild Hunt di Alexandre Franchi, e si distinguono tra i diversi premi della manifestazione. Toronto rimane una vetrina di inesauribile energia, piena di film e strutturato in maniera di rende lo spettatore a suo agio.
Passando invece al versante europeo, l’ultimo grande appuntamento è il festival del cinema a San Sebastian, che in per quest’anno deve tirare la cinghia nelle spese adeguandosi ai tempi in cui viviamo, come sottolinea alla stampa il direttore Mikel Olaciregui. Con un taglio cospicuo di 800.000 euro rispetto al budget dell'edizione scorsa, con la riduzione dalle dieci giornate abituali a nove, e la soppressione di due titoli nella sezione ufficiale e della retrospettiva, la cittadina basca non demorde e presenta una manifestazione cinematografica con star, soprattutto nel fuori concorso, con: Tarantino e Brad Pitt in Inglourious basterds, passando a Woody Allen, Michael Winterbottom ( presenza oramai fissa a San Sebastian ), Ang Lee e Jim Jarmush. Per La Concha d’oro, ambiscono Chloe di Atom Egoyan, presentato in apertura della selezione internazionale e in chiusura Mother and Child del colombiano Rodrigo Garcia; grande attenzione per il cinema spagnolo, con La mujer sin piano di Javier Rebollo, Yo también di Pastor e Naharro e Trueba con El baile de la Victoria. La Francia dal canto suo piazza Hadewijch di Bruno Dumont e le nuove pellicole di Ozon e Honoré, con le possibili sorprese di Get low di Aaron Schneider e Blessed di Ana Kokkinos. Alla fine si aggiudica a sorpresa la Concha d’oro il film cinese City of life and death di Lu Chuan. Ma il presidente della giuria, il regista francese Laurent Cantet non si dimentica dell’Europa, che torna a casa con ben quattro titoli premiati. La mujer sin piano di Rebollo vince la Conchiglia d’argento per la miglior regia, come la coppia d’attori  della pellicola Yo, también, Lola Dueñas e Pablo Pineda, che vincono entrambi per la miglior intepretazione.  Premio speciale della giuria a Le refuge di François Ozon, definito un esperimento cinematografico sensibile e personale da parte della giuria. Anche se le difficoltà economiche hanno minato la base del festival, San Sebastina rimane un appunto immancabile per ogni amante del cinema.

Voto 7 

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