Uno dei festival più importanti prima
dell’avanzata autunnale si trova in Spagna e come ogni anno, propone un
cartellone pieno di vitali sorprese. Certamente la concomitanza di Venezia e Toronto non
aiuta, e tre manifestazioni di questa entità cozzano l’uno con l’altra in
questi periodi di tempo ristretti, ma alla fine il prestigioso palcoscenico
basco, propone accattivanti piatti di cinema. Con la retrospettiva classica
dedicata al nostro Mario Monicelli, con quella contemporanea a Terence Davies e
quella tematica alle pellicole noir giapponesi, possiamo ammirare la vastità
delle offerte collaterali, senza dimenticare la sezione Velodrome e Zablategi,
con innumerevoli film da scoprire; Made in Spain e Horizontes Latinos, per
spingersi a guardare dentro il mondo latino nella sua completezza. Immancabile
la sezione ufficiale del concorso, con tre film spagnoli in gara Tiro
en la cabeza, terzo lungometraggio di Jaime Rosales, vincitore all'ultima
edizione dei Goya, conquistando i premi per il miglior film, il miglior regista
e la rivelazione maschile con La soledad; Il comico e
regista spagnolo Javier Fesser concorre con il suo terzo lungometraggio, Camino;
mentre Belén Macías presenta la sua opera prima, El patio de mi cárcel, con un
cast di attrici note come Blanca Portillo, Candela Peña e Verónica Echegi. Poi
ci sono El nido vacío dell'argentino Daniel Burman, unico esponente
dell'America latina nella competizione principale, La belle personne di
Christophe Honoré e Louise-Michel di Benoît Delépine e Gustave Kervern per la Francia, il danese
Kristian Levring con Den du frygter, mentre l’assiduo frequentatore dei
concorsi festivalieri, il britannico Michael Winterbottom presenta Genova, poi:
Pandoranin Kutusu di Yesim Ustaoglu, Still walking di di Kore-eda, Tropic
Thunder di Ben Stiller, Dream di Kim Ki-duk, Frozen River di Courtney Hunt e
Laila’s birthday di Rashid Masharawi. La variopinta giuria del Festival di San Sebastian,
composta dal presidente Jonathan Demme (USA), Michael Ballhaus (Germania),
Martina Gusman (Argentina), Masato Harada (Giappone), Nadine Labaki (Líbano),
Clare Peploe (UK), Leonor Watling (Spagna) ha spiazzato tutti, attribuendo la Concha de Oro al film
Pandora's Box, della regista turca Yesim Ustaoglu. Concha de Plata al miglior
regista per Michael Winterbottom per il suo Genova, mentre la menzione speciale
della giuría è andata al film iraniano Two Legged Horses di Samira Makhmalbaf.
Doppio premio per El nido vacio di Daniel Burman, che porta a casa miglior
attore (Oscar Martínez) e miglior fotografía. Il premio alla migliore attrice è
stato attribuito ex-equo a Melissa Leo per Frozen River
(USA) e alla veterana Tsilla
Chelton per Pandora's Box, dimostrando l’ottimo livello delle
interpretazioni femminili di quest’anno. Premio Donostia alla carriera a Meryl
Streep e Antonio Banderas. Quello che ha reso perplesso l’opinione pubblica e
non aver ritenuto degno di premi, i film che rimarranno nella memoria di questa
edizione, che sono: Aruitemo, aruitemo (Still walking) di Kore-eda Hirokazu, La
belle personne di Christophe Honoré, Bi-Mong
(Dream) di Kim Ki-duk, Eid Milad Laila (Laila’s Birthday) di Rashid Masharawi.
A parte tutto San Sebastian rimane un gradito appuntamento cinematografico
pieno di allettanti sorprese e percorsi alternativi.
Voto
7
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