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  18/10/2017 - 16:32

 

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Nicolas Provost
Scanner cinema novità
Nuova promessa del cinema europeo
Un autore belga, classe 1969, attivo sia nella video arte che nella narrazione filmica

 




                     di Matteo Merli


Si parla sempre poco del cinema europeo, e soprattutto quello che sfugge è l’innumerevole creatività di molti giovani autori che si muovono nel sottosuolo del cortometraggio: formato poco apprezzato dal pubblico e ghettizzato dai media. In questo contesto, non manca certamente la fertilità creativa, ma la stentata visibilità, relegata spesso ai palcoscenici festivalieri o all’imprescindibili risorse di internet. In questo marasma di giovani promesse, si distingue un autore belga classe 1969, attivo sia nella video arte che nella narrazione filmica, il cui nome sconosciuto ai più è Nicolas Provost. Autore versatile, ma soprattutto imprescindibile sguardo al multiforme, inteso non solo al versante dell’immagine stessa, ma allo scindere ed espandere il senso plurimo del visibile, come esperienza sensoriale ed visionaria. Dal primo Need Any Help?, viaggio icastico tra le montagne di una coppia, persa tra le parole e il tempo passato, si passa al provocante Madonna With Child, dove l’aborto violento è visto come visione disperata di una segno tangibile di una conversione, non di credo, ma di speranza e vita, in un mondo in cui tutto e relegato a definizione preconcette. I hate This Town prende immagini di repertorio di film la cui memoria ci riporta a Russ Meyer, per inscenare un gioco in cui il rapporto fisico diventa scherzosamente una prigione di sesso, tra le mura di una città stringente. Yellow Mellow e l’elegiaco senso della solitudine intravisto in un breve attimo, come nel lancinante minuto di Oh Dear, sigla commissionata dal festival di cinema di Rotterdam, su una corsa in go kart di tre bambini interrotta dalla presenza di un cerbiatto, in una atmosfera da fiaba che incanta. Inevitabile il suo accostamento alla sperimentazione tout court, con evoluzioni grafiche, attraverso l’accostamento dei fotogrammi in movimento al centro del quadro, che danno vita vortici di senso pregnanti, come in Papillon d’amour e Bataille ( immagini da Rashomon ), o Pommes d’amour ( immagini da Hiroshima mon amour ). Passando al corto di finzione Exoticore, il cinema di Provost si misura con la narrazione filmica, attraverso la storia di un immigrato del Burkina Faso, che non riesce ad integrarsi perfettamente nella algida società norvegese. Lo sguardo del regista è volto ad indagare l’estraneità di questo corpo al tessuto reale e sociale, con innesti visivi ottimamente orchestrati, ma il limite sta nella storia di per se esplicitamente prevedibile, anche se il finale suggella un momento di poesia che colpisce. The divers è un piano sequenza di un incontro d’amore su un davanzale alle cui spalle dei protagonisti, un fragore di fuochi d’artificio si abbatte all’orizzonte, esplicando l’immagine di un fusione d’amore in un breve circostanza di fuggevole essenza. 

Induction è la vetta creativa di Provost. Uno sciamano nero invade il privato di una casa borghese situato in mezzo al verde delle montagne. L’ipnotico potere della sua presenza, avrà effetti diversi sui componenti della famiglia. Senso dello spazio e sospensione narrative, servite da un tessuto sonoro conturbante, ci regalano un piccolo gioiello di cortometraggio, pervaso da una inquietudine per l’indefinito, che irrompe nel credo realista della quotidianità, destabilizzando i cardini consoni del conosciuto. Attualmente il regista belga è al lavoro con il suo primo lungometraggio, e potrebbe essere la sorpresa di una rivelazione completa.

Per contattare il regista o saperne di più, si può andare direttamente sul suo sito: www.nicolasprovost.tk/

Voto 8 

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