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  24/08/2019 - 23:53

 

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Incontro con Paul Mazursky
"...one day I saw I Vitelloni"
L'attore e regista ospite al Festival dei Popoli

 




                     di Riccardo Ventrella


Bel tipo, il signor Mazursky. Seduto nella rotonda neo/tutto della Libreria Feltrinelli insieme alle due compagne di giuria del Festival dei Popoli, Ilaria Freccia col pancione e Sepideh Farsi, lo scambieresti per uno dei tanti turisti che scartabellano volumi in lingua. Eppure sulle spalle di questo singolare uomo di cinema, attore regista e quant’altro, è passata tanta di quella romantica celluloide che ora più non esiste. Sa tante storie, Mazursky, e ha voglia di raccontarle. Logico, per uno che ha mosso i primi nel mondo del cinema interpretando il debutto di Stanley Kubrick, Fear and Desire. Tra tutte, predilige quella della sua grande amicizia con Federico Fellini. "Ho cominciato nel cinema come attore. Poi un giorno a New York ho visto I Vitelloni, e le mie idee sul cinema sono cambiate. Era così diverso da tutto quello che avevo visto sino ad allora. Il cinema italiano mi è sempre piaciuto tantissimo. Non che quello americano non mi piaccia: solo che mi sento più vicino a persone come Fellini, o De Sica, che sono stato abbastanza fortunato da conoscere, come anche Bertolucci e Scola".

Ride quando descrive il suo incontro con il maestro: "Nel 1969 avevo diretto Bob&Ted&Carol&Alice, poi mi ero messo a scrivere Il mondo di Alex. Volevo assolutamente che Fellini recitasse nel film, così scrissi un ruolo per lui. Gli mandai un telegramma: sono Paul Mazursky, ho scritto un film, vorrei che recitasse una parte. Rispose: sono Federico Fellini, non sono un attore, ma può chiamarmi quando viene a Roma. Il giorno seguente presi l’aereo per Roma. Ci siamo incontrati. Mi ha detto che ero un pazzo, ma poi si è lasciato convincere. Così tutto è cominciato. Per molti anni ho cercato di portarlo a New York, a fare un film su New York. Ci è arrivato vicino, ma non lo ha mai fatto."

Il Festival di quest’anno ospita una sezione dedicata all’identità ebraica nel cinema. E Paul Mazursky, che ha trattato questo tema in Nemici: una storia d’amore, che ne pensa ? "Per vent’anni ho cercato di fare questo film. È stato molto difficile: per un motivo o per un altro nessuno voleva lavorarci, nemmeno Dustin Hoffman. Forse pareva troppo leggero trattare in quella maniera la vicenda di tre sopravvissuti all’Olocausto. Adesso mi pare che ci siano invece molti film su questo tema. Il mio film è molto diverso da quello di Benigni."

E gli amici della New York di fine anni Sessanta, la New York underground di John Cassavetes ? C’era forse un movimento, o una scuola ? "Non ci vado io, alle scuole. Faccio solo i miei film. Cassavetes era un mio buon amico. Per me ha recitato nella Tempesta. Era veramente un bel tipo. Per fare i suoi film metteva i soldi di tasca propria, prendendoli dai risparmi per il muto della casa. L’ho conosciuto in una maniera singolare. Allora lavoravo in un ristorante macrobiotico. Facevo i succhi di verdura. Un giorno si presenta Cassavetes: cercava gente per un film, per il ruolo di studenti con l’aria da duri. Mi disse di andare al provino, ed ebbi la parte. Tutto qui""

Maestro, come si vive a Hollywood ? "Strano, i miei film pur non rientrando nei canoni sono stati sostenuti proprio da Hollywood. Forse non sapevano quello che stavo facendo… comunque è così che funzionano le cose: se fai un film di successo, trovi i soldi per realizzare quello che ti pare".

Grazie maestro.

Voto 7½ 

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