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  22/09/2017 - 17:05

 

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Scanner - cinema
 


I sessant'anni di Al Pacino
Ogni maledetto film...
Il compleanno di un attore entrato nel mito

 




                     di Riccardo Ventrella


Hollywood invecchia. Signorilmente, ma invecchia. Il tempo passa sulla fronte degli attori che ne hanno segnato la storia, e l’irreversibile accadimento biologico non manca di suscitare qualche piccolo rimpianto. Mentre sembra davvero prossimo l’addio alle scene di Paul Newman, da dare magari in coppia con Robert Redford, il 25 aprile segna il compleanno numero sessanta di James Alfredo Pacino, per l’anagrafe del cinema Al. Figlio di emigranti italiani, è stato il protagonista di una leva eccezionale, emersa alla fine degli anni Sessanta cresciuta con il talento di Robert De Niro e la follia di Jack Nicholson a segnare indelebilmente l’immaginario collettivo, nell’ossequio ai dettami dell’Actor’s Studio. Con De Niro, Pacino si è rivelato l’allievo più fedele del metodo Strasberg, preparando con cura mimetica ogni personaggio, dal poliziotto Serpico al capitano non vedente di Scent of a Woman, e appianando con la sue verve recitativa qualsiasi falla, di sceneggiatura o regia. Il più vicino, forse, all’esempio del più grande di tutti, Marlon Brando, che gli passò un testimone ideale nel primo episodio del Padrino. Al Pacino è uno degli ultimi rappresentanti di una razza in via di estinzione, gli attori-cacciavite, attorno ai quali può avvitarsi e ruotare un’intera pellicola. Stirpe oggi sopita dall’appiattimento recitativo, o semplicemente messa in disparte per mancanza di personalità carismatiche. Consegnato spesso ai ruoli di italo-americano, ha giganteggiato nei panni del gangster: inutilmente disperato in Quel pomeriggio di un giorno da cani, violento sino alla crudeltà in Scarface, amaro in Carlito’s Way e Donnie Brasco. Voce rauca e torrenziale, si è riversato come un fiume in piena su tanti copioni, riducendoli ai suoi scopi. Si è persino concesso una parentesi da regista/interprete shakespeariano, andando a caccia di un ispirato Riccardo III. Di Oscar ne ha vinto uno solo, ad onta delle nove nomination, proprio per Scent of a Woman, ove rivaleggiava con il modello-Vittorio Gassman dell’originale di Dino Risi. Dai suoi due ultimi film, The insider di Michael Mann e Ogni maledetta domenica di Oliver Stone, esce come sempre da gigante del set, che sia un produttore televisivo o una vecchia volpe del football americano. Il tempo passerà ancora, ma non lo cambierà mai.

Voto 8 

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