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  28/06/2022 - 09:08

 

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Eyes wide shut
Regia di Stanley Kubrick
Cast: Tom Cruise, Nicole Kidman, Sidney Pollack, Marie Richardson; drammatico; Usa; 1999; C.
Ispirato al racconto Doppio sogno di Arthur Schnitzler

 




                     di Paolo Boschi


Eyes wide shut - Recensione
Eyes wide shut - Presentazione


E’ un film di Kubrick, un genio del cinema, ed è (purtroppo) l’ultima occasione per vedere in sala un suo film (eccettuate le retrospettive, ovviamente): sono due ottimi motivi per andare a vedere Eyes wide shut – titolo ossimorico che equivale più o meno a «occhi ampiamente chiusi» e che già preannuncia il tema del doppio –, con l’unica avvertenza che stavolta non si tratta di un capolavoro, pena la classica delusione da appassionato. L’attesa per un film di Kubrick durava dal 1987 (Full metal jacket), ma al regista statunitense non è bastato più di un decennio per mettere a punto un film che aveva intenzione di dirigere da almeno trent’anni. Curiosamente, rispetto alle pellicole passate, ciò che manca ad Eyes wide shut è proprio la capacità – esclusiva del genio, quale Kubrick sarà ricordato indipendentemente dalla sua ultima prova – di andare avanti rispetto al tempo corrente, di precorrere mode e tracciare nuove vie, di prevedere e anticipare, appunto. Forse anche perché questo è un film dichiaratamente ‘ad occhi chiusi’, che vive i suoi momenti migliori nella prospettiva onirica ed immaginativa mostrata in costante contrapposizione alla realtà. Come protagonisti del film sono stati scelti i signori Cruise, una coppia vera al di là della finzione dello schermo: lui è un giovane medico rampante di New York, lei una madre in cerca di prospettive nel mondo dell’arte. Alla festa di un facoltoso paziente di lui sono entrambi abbordati, lei da un affascinante signore ungherese, lui da due modelle. Per casi diversi, i coniugi riescono a rispettare la moralità (o la logica?) del vincolo matrimoniale. Ma a casa, con la complicità della marijuana che le scioglie la lingua, la gentil consorte sbatte in faccia al marito le sue ossessioni sessuali, a mezzo tra il sogno ad occhi chiusi e la fantasia ad occhi aperti: lei sogna di tradirlo con uno sconosciuto, intravisto nel corso di una vacanza e da allora ferma presenza dei suoi sogni. Il giovane medico ne resta sensibilmente scosso: chiamato a presenziare alla morte di un suo paziente, avvia la sua odissea notturna del desiderio abbracciato e poi represso. Prima respinge le avances della figlia del morto, poi è interrotto dal cellulare prima di usufruire di una prestazione sessuale mercenaria, infine si reca ad una segretissima (ed esclusiva) orgia di pseudo-fanatici del sesso casuale, tutti oscuramente avvolti in mantelli e maschere degne di un carnevale di Venezia di serie B, con tanto di messa satanica a completare il quadretto. Riconosciuto e minacciato, il medico esce indenne da una situazione ad alta tensione: il giorno dopo scopre le tragiche (ma reali?) conseguenze della sua curiosità, duramente frustrato dalla necessità di non poter fare nulla. Il confronto-scontro finale con la moglie anticipa nell’immaginario dello spettatore la morale annunciata che chiude Eyes wide shut: la prima cosa da fare, forse l’unica, è semplicemente «scopare». Il che equivale a dire che le briglie d’interpretazione pseudo-psicanalitiche dei due coniugi si sciolgono nel più classico modo di far pace e dimenticare gli incubi (o i sogni belli ma impossibili). Kubrick (co-autore della sceneggiatura) ha traslato in prospettiva newyorchese il romanzo breve Doppio sogno di Arthur Schnitzler, con la sua consueta mania del dettaglio e con la solita impeccabile prova di regia. Il risultato un’occasione mancata, di difficile valutazione: un film opprimente, claustrofobico, anche a livello acustico – con l’ultima nota della tastiera che scandisce i momenti topici martellando le orecchie (e il senso d’attesa) dello spettatore –, tutto costruito intorno al Leitmotiv del doppio, continuamente richiamato dalla presenza di specchi a contrappuntare una scena dopo l’altra – ed anche la maschera ha un suo significato nella fenomenologia del tema –. Ma si tratta di una pellicola che, comunque, vale e trasmette infinitamente di più della stragrande maggioranza dell’offerta cinematografica canonica: è un film disposto al rischio, e per questo imperdibile.

Eyes wide shut, regia di Stanley Kubrick, con Tom Cruise, Nicole Kidman, Sidney Pollack, Marie Richardson; drammatico; Usa; 1999; C.; 2h e 39

Voto 6 (alla storia) - 8 (alla regia) 

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