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  21/10/2017 - 12:10

 

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Scanner - cinema
 


Lorenzo Bianchini
L'intervista di Scanner
A un regista affermato a livello nazionale con lungometraggi a basso costo

 




                     di Matteo Merli


Special Lorenzo Bianchini : ritratto
Special Lorenzo Bianchini : intervista
Special Lorenzo Bianchini : Radice quadata di Tre


Sei stato uno dei pochi regista che si è affermato a livello nazionale con lungometraggi a basso costo. Ci spieghi come hai fatto e quali scelte tecniche hai dovuto operare ?

Credo di aver operato come tutti coloro che realizzano film a costo zero. Ho curato in prima persona tutte le fasi di lavorazione del prodotto rivestendo chiaramente diversi ruoli oltre che quello del regista. Ho coinvolto persone animate da passione pura formando un piccolo gruppo compatto e valido. Di buono c’è che vivi il film in tutte le sue fasi di costruzione, imparando giocoforza mestieri e sperimentando arti che solitamente, nelle grosse produzioni (e non solo), sono demandate ad altri. Questo ti permette una formazione “autodidatta” fondamentale e completa.

      Siamo così riusciti a portare a termine, sempre con gran fatica e pochi mezzi, tutti i lavori che ci eravamo prefissi di fare. I lungometraggi finiti e proiettati nelle sale grazie al CEC (Centro Espressioni Cinematografiche di Udine) hanno suscitato interesse al pubblico e alla critica. Successivamente il classico e indispensabile percorso di proiezioni in vari festival italiani per confrontarsi con un pubblico più vasto. Alla fine, passo determinante per coronare il percorso di divulgazione, la stampa del DVD del primo lungometraggio “Radice quadrata di tre”, sempre ad opera del CEC, che lo sta attualmente distribuendo a livello nazionale.

Dopo la lavorazione di Radice Quadrata di Tre ho constatato una volontà di assimilare i connotati di genere in una chiave narrativa più compatta come in Custodes Bestiae e Film Sporco, dove si nota una pianificazione d’insieme maggiormente funzionale. Quali accorgimenti hai adottato a proposito?

      Istintivamente posso dirti che non ho adottato alcun accorgimento. Probabilmente l’esperienza che ogni lavoro ti consente di assumere la porti conseguentemente a servizio di quello successivo dando l’impressione che tutto sia stato pianificato con maggior cura. Invece, per farti un esempio, posso dirti che le inquadrature sono sempre state frutto di improvvisazione al momento della ripresa.

      In Film sporco, dove ti sei misurato con il thriller, hai utilizzato un fonico e accorgimenti visivi come le retroproiezioni per i dialoghi in auto. Come hai affrontato tecnicamente queste difficoltà e che problemi hai riscontrato a girare in esterni in piena notte?

      Film Sporco è stato realizzato in brevissimo tempo. Un mese per soggetto e sceneggiatura, cinque giorni per le riprese e due mesi per il montaggio. A parte due ragazzi che mi hanno aiutato con le luci, in questo film non c’era proprio traccia di una troupe. Non c’era un fonico, non un direttore della fotografia, ne un cameraman, ne un elettricista ecc. Malgrado tutto abbiamo avuto poche difficoltà tecniche perché per gli esterni, a parte un faro potente, utilizzavo fonti luminose già esistenti in loco come lampioni, insegne, ecc. Le retroproiezioni per i dialoghi in auto hanno facilitato le riprese.

      Oramai dopo tre film, come è maturato il tuo stile dal primo all’ultimo lungometraggio? E come pensi proseguirà il tuo lavoro con il nucleo di persone che collabora attivamente alla realizzazione delle tue opere?

       Sempre disponibile, nel caso di futuri lavori in cui mi sia concessa libertà di scelta dei collaboratori, a continuare con i soliti amici. Per quanto riguarda la maturazione dello stile francamente non so risponderti. Se c’è uno stile, e la cosa sarebbe già grandiosa, e se questo cresce o cambia, o peggiora… per poi migliorare ancora e mutare nuovamente, beh… se l’evoluzione piace o meno è il pubblico a stabilirlo.

      Come scegli la sceneggiatura da dirigere, e a cosa ti ispiri per dare vita alle tue storie?

      Fino ad ora ho lavorato su sceneggiature che ho curato in prima persona, a volte da solo, a volte con un’altra persona. La storia, o meglio i soggetti, partono quasi sempre da un’immagine che mi balza in testa. Può essere un luogo, un oggetto o altro. Radice quadrata di tre, per esempio, nasce quasi suggerita dalle inquietanti locations naturali dei sotterranei della scuola in cui è stato girato. Custodes Bestiae parte dall’immagine di una luce tenue che taglia il buio antico di una caverna illuminando lo scheletro deforme di una sorta di Minotauro.

          Il rapporto con gli attori, soprattutto con quelli privi di esperienza, come riesci a dialogare con loro e ottenere una buona interpretazione? Massimiliano Pividore, che è da considerare il tuo attore feticcio, sarà ancora presente nei tuoi prossimi lavori?

Se la storia prevede un personaggio con caratteristiche che Massimiliano può interpretare e valorizzare, assolutamente si. Per quanto riguarda gli attori privi d’esperienza, non faccio altro che dire loro qual’è la caratteristica di massima che il personaggio dovrebbe avere e giro la scena più volte… qualcosa verrà ben fuori…

   Dopo tre film alle spalle, e un DVD in uscita a livello nazionale, hai intenzione di promuoverti nel mondo della produzione cinematografica nazionale, o il tuo ideale e continuare con l’indipendenza?

 

      E’ chiaro che mi piacerebbe fare un film in cui possa investire tutte le mie energie e curare solo l’aspetto della regia, senza dover pensare all’organizzazione generale, a caricare le batterie della videocamera, a scaricare le apparecchiature in piena notte, quando tutti se ne sono già andati, o a telefonare a destra e a manca per organizzare una singola ripresa, ecc. ecc.

    Con l’arrivo del HD, come pensi cambierà il tuo modo di lavorare nel breve termine?

Non ho ancora provato ad utilizzare questa soluzione, ma credo che non si discosti molto, se non sul piano puramente estetico, dal digitale che ho usato fino ad ora.

            Come vedi nel prossimo futuro il cinema indipendente, in vista della rivoluzione digitale ad alta definizione. Ci sarà più spazio per autori fuori dalla sfera d’interesse romana?

      Sicuramente il digitale permette a chi nutre interesse e passione per il cinema, di sperimentare la propria arte abbattendo almeno i costi della pellicola, con tutte le apparecchiature annesse e connesse.

    A questo punto della tua carriera quali sono i tuoi prossimi traguardi da raggiungere?

            Vorrei fare un altro film, e poi un altro e un altro ancora… e poi…. Boh! Forse ancora un altro film… ho scritto cinque soggetti, due dei quali già trasformati in sceneggiatura  e sarei anche pronto a partire… e un produttore????.....mah…

Voto 8 

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