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  17/12/2017 - 07:14

 

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Scanner - cinema
 


Paul Thomas Anderson
Aspettando Punch-Drunk Love
Breve analisi di un giovane maestro
Nomination alla Palma d'oro e premio per la regia al Festival di Cannes

 




                     di Vittorio Renzi


Da almeno cinque anni, ovvero dall'uscita di Boogie Nights (1997), è nel mirino della critica internazionale, caso più unico che raro di giovane autore - una volta tanto si può non mettere tra virgolette - che scrive e dirige, senza rifugiarsi nella griglia dei generi cinematografici.

Nato a Studio City, in California, nel 1970, esordisce nel 1988 con un cortometraggio su un personaggio che, evidentemente, gli sta a cuore: The Dirk Diggler Story: nel 1997 sarà Mark Wahlberg ad interpretare questo personaggio fittizio (ispirato al "re del porno" John Holmes) in un film di ben più ampio respiro. Nel 1993, dopo ben sei anni, una nuova occasione, il corto Cigarettes and Coffee; nel 1996 il primo lungometraggio, Sydney; l'anno successivo, finalmente, la possibilità e i mezzi per mirare, nientemeno, a un nuovo Nashville, ambientato, anziché nella capitale della musica country, nella Los Angeles dei film porno, della disco e della cocaina (1976-1984). Un film eccezionale: per la durata, il numero degli attori, le trame parallele e il loro perfetto coordinamento, nonché la giovane età del regista, non ancora trentenne. Si inizia a parlare di un nuovo Robert Altman (tra l'altro, il montatore è Dylan Tichenor, che ha lavorato a I protagonisti e America oggi). Tra gli interpreti, oltre a Wahlberg, Burt Reynolds, Julianne Moore, Philip Seymour Hoffman, Heather Graham, William H. Macy,

Due anni dopo, Magnolia (un meritatissimo Orso d'oro a Berlino) ribadisce che non si è trattato di un isolato colpo di genio. Dunque?

Come prima cosa possiamo dire che nel cinema di P.T. Anderson l'idea e l'uomo hanno lo stesso peso. Ci sono registi come Altman, Kubrick, o i fratelli Coen, per i quali, con intenzioni e modi differenti, la figura umana è imprescindibile da uno sguardo, diciamo così, dall'alto, entomologico: come fosse un insetto da studiare mentre si dibatte nella ragnatela del Caso/Caos. Anche Anderson tesse questa ragnatela casuale-caotica, ma la vittima designata è, non un insetto, ma l'essere umano, osservato con viva partecipazione.

Anderson ama tutti i suoi personaggi, anche quelli detestabili: di ognuno rende manifeste le ragioni, i sentimenti, la sofferenza. Un regista umanista che, come Michael Mann, non può esimersi dal rappresentare la dignità, se non morale, vitale dell'uomo postmoderno ma che, a differenza di Mann, non ne traccia un malinconico epitaffio, bensì ne documenta, nonostante tutto, l'ostinazione del vivere.

Al pari di Altman, Anderson possiede una vocazione polifonica (nel senso che Bachtin attribuisce a Dostoevskij) così lucida e precisa, da poter assemblare decine di storie, personaggi, piccoli episodi paralleli, senza perdere il senso organico della totalità della messa in scena - sia nei termini di svolgimento della narrazione, sia per la coerenza delle scelte registiche, per l'uso significante della colonna sonora. Ma al contrario di Altman, sempre trascendente rispetto alla sua creazione, Anderson è - quasi sempre - immanente ad essa, come fosse l'attore invisibile dietro il volto di ogni attore. Non stupisce che il sogno di ogni interprete, oggi, sia di lavorare con questo giovane e talentuoso regista.

Un regista all'altezza della sua ambizione e, in qualche caso (la pioggia di rane in Magnolia), persino della sua presunzione. E' straordinario, infatti, che questa grande capacità di controllo non solo non soffochi ma al contrario esalti l'emozione, così come la capacità tecnica, il virtuosismo dei piani-sequenza o del montaggio non sproloquiano invano ma costruiscono e danno spessore al testo.

L'attesa italiana è ora rivolta al suo ultimo film, Punch-Drunk Love, con il quale ha ottenuto la nomination alla Palma d'oro e ha vinto il premio per la regia al Festival di Cannes, ex-aequo con il coreano Kwon-taek Im. Il titolo è un’espressione gergale che sta per “ubriaco perso d’amore”, o qualcosa del genere: è quanto capita a Barry Egan, giovane e problematico proprietario di un’azienda, asfissiato da sette sorelle, che si mette nei guai a causa di una telefonata erotica. Una delle sorelle, però, ha un’amica, bionda… Gli interpreti: Adam Sandler (comico noto per lo show televisivo Saturday Night Live), Emily Watson ( Le onde del destino, The Boxer, Gosford Park) e l'immancabile Philip Seymour Hoffman (già presente in Sydney, Boogie Nights e Magnolia).

Voto 8 

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