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  18/12/2017 - 03:58

 

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Storie da un'eruzione
Pompei, Ercolano, Oplontis
79 d. C.: vita quotidiana all'ombra del Vesuvio
Trieste, Scuderie del Castello di Diramare, dal 25 luglio al 31 ottobre 2004

 




                     di Loredana Carena


L’eccezionale mostra “Storie da un’eruzione. Pompei, Ercolano, Oplontis” è giunta a Trieste, terza tappa del suo tour espositivo i cui precedenti sono stati le città di Napoli e di Bruxelles e a cui seguiranno, dopo Trieste, quelle di Mannheim ( Reiss – Engelhorn Museum, 28 novembre 2004 – 17 aprile 2005) e di Chicago ( The Field Museum, 18 ottobre 2005 – 26 novembre 2006

Si tratta di un’esposizione che offre una panoramica completa sulla vita quotidiana nelle città di Pompei, Ercolano e Oplontis durante il I secolo d. C.. Una conoscenza così approfondita, che va oltre la mera speculazione archeologica, è stata resa possibile dal modo in cui la vita improvvisamente si fermò in quella lontana e fatidica data: 79 d. C.. L’eruzione del Vesuvio coprì Pompei sotto una densa pioggia di lapilli infuocati, di pomici roventi e di sassi accesi, mentre Ercolano fu invasa da una fitta nebbia di gas venefici, emessi dalla bocca del vulcano, causando la morte per asfissia di tutti gli Ercolanesi che cercavano di fuggire rifugiandosi tra i magazzini e le strutture del porto che si rivelarono, però, una trappola fatale. In questo modo il Vesuvio fermò per sempre “l’attimo fuggente” di quella popolazione che sino a quella calda giornata del 24 agosto aveva vissuto, ignara dell’imminente tragedia, all’ombra del “monte incandescente”.

Da quel momento le città di Pompei, Ercolano ed i centri limitrofi rimasero sepolti per oltre un millennio, sino a quando, nel 1738, vennero scoperti suscitando una vasta eco d’interesse non soltanto nel più immediato settore archeologico, ma anche in quello artistico e letterario. Le città vesuviane iniziarono ad essere una delle mete privilegiate del grand tour settecentesco, il viaggio in Italia prevedeva un soggiorno anche presso i siti archeologici campani, ed uno dei punti di riferimento imprescindibile per le nuove architetture, per le decorazioni e anche per l’abbigliamento, soprattutto femminile.

Grande fu, inoltre, la diffusione di acquerelli, disegni, incisioni e pitture raffiguranti le città vesuviane, in modo reale o ideale, prima dell’eruzione. Così anche la letteratura ottocentesca europea ed americana non rimase insensibile al notevole fascino e mistero che avvolgevano i centri da poco disseppelliti, producendo una serie di racconti, di romanzi e di saggi sulla vita quotidiana del I secolo d. C. a dimostrazione di come la storia di quelle vittime del Vesuvio ” fosse entrata pienamente nell’immaginario collettivo.

Ancora oggi quell’iniziale sorpresa, destata dalla scoperta di Pompei e di Ercolano, continua ad essere alimentata da sempre nuovi ritrovamenti che hanno la peculiarità di essere una fonte di una quantità di svariati elementi di conoscenza ben conservati dato il modo ed il tempo in cui furono seppelliti durante l’eruzione. Dall’analisi di tali dati è possibile conoscere il modus vivendi di una città di provincia del I secolo d. C. : il numero degli abitanti, l’età media della popolazione, la qualità della vita, l’organizzazione socio – economica, i prodotti delle botteghe artigiane, i tipi di ornamenti femminili, ecc…

La mostra consente di compiere un affascinante viaggio indietro nel tempo di circa duemila anni, ammirando i luoghi e gli spazi privati abitati dai Vesuviani ed anche i numerosi oggetti personali quali, ad esempio, anelli ed orecchini d’oro; balsamari in vetro soffiato; candelabri in bronzo; cassaforte in ferro, bronzo e rame; cassette con strumenti chirurgici; cinturoni in argento; cucchiai in argento; grumi di monete in oro e in bronzo, culle, letti e tavolini in legno carbonizzato. Oggetti, quindi, che permettono di mettersi in un rapporto pressoché intimo e diretto con chi li ha posseduti visto anche il loro eccezionale stato di conservazione che, come ricorda Plinio il Giovane in una sua lettera in cui descrive la morte dello zio Plinio il Vecchio soffocato dalle esalazioni del vulcano, riguarda anche i corpi delle vittime: “[…] il suo corpo fu trovato intatto ed illeso, coperto dei panni che aveva indosso: l’aspetto più simile ad un uomo che dorme che non a un morto.”

Info: “Storie da un’eruzione. Pompei, Ercolano, Oplontis”, Scuderie del Castello di Miramare, Trieste. Curatori mostra e catalogo: Antonio d’Ambrosio, Pier Giovanni Guzzo, Marisa Mastroroberto. Catalogo: Electa.

Orari: tutti i giorni 9 – 19, l’ingresso è consentito sino ad un’ora prima della chiusura. Tariffe: 7 €, ridotto 5 €. Infoline e prenotazioni individuali: Verona 83, tel. +39 041 2770470. Dal 25 luglio al 31 ottobre 2004.

Voto 9 

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