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  11/12/2018 - 17:25

 

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Ugo Mulas
La scena dell’arte
La mostra, curata da Pier Giovanni Castagnoli, Lucia Matino e Anna Mattirolo, offre numerosi spunti di riflessione sull’uso del mezzo fotografico
Dopo MAXXI di Roma e al PAC di Milano, la retrospettiva dedicata al fotografo Ugo Mulas Torino, Dal 26 giugno al 5 ottobre 2008 Alla GAM, Galleria d’Arte Moderna e Contemporanea

 




                     di Loredana Carena


Dopo il grande successo al MAXXI di Roma e al PAC di Milano, la retrospettiva dedicata al fotografo Ugo Mulas (1928 – 1973) viene ospitata alla GAM di Torino con un’ulteriore sezione, rispetto alle esposizioni precedenti, composta da circa 100 inedite pellicole a colori che l’artista realizza contestualmente al bianco e nero e che ora è possibile vedere grazie al lavoro di selezione e di ricerca svolto con l’Archivio Mulas.

La mostra, curata da Pier Giovanni Castagnoli, Lucia Matino e Anna Mattirolo, offre numerosi spunti di riflessione sull’uso del mezzo fotografico da parte di Mulas, il quale giunge alla fotografia quasi per caso e da autodidatta alla fine degli anni Quaranta, quando inizia a frequentare a Milano l’ambiente dell’Accademia di Brera, nonostante avesse iniziato la Facoltà di Giurisprudenza, e il bar Jamaica, luogo di ritrovo di intellettuali e di artisti e luogo fondamentale per l’attività professionale e la vita privata di Mulas. Proprio in questo storico bar, infatti, il giovane Mulas stringerà amicizia con Petrino Bianchi, il quale gli aprirà la strada per collaborazioni stabili con testate giornalistiche come “Settimo giorno” e “Illustrazione italiana”, e qui incontrerà nel ’58 Antonia Buongiorno, colei che diventerà presto sua moglie e compagna di lavoro, affiancandolo nella gestione di uno studio fotografico professionale. Mulas intuisce, sin da subito, che l’essere fotografo in quegli anni Cinquanta significasse fornire una testimonianza critica della società del secondo dopoguerra. E non a caso i suoi primi soggetti tra il ’53 e il ’54 sono le periferie milanesi, la Stazione Centrale di Milano e gli amici del bar Jamaica.

A queste prime sperimentazioni documentarie visive segue un impegno nel mondo della pubblicità e della moda, come testimonia la collaborazione con la stilista Mila Schon, e un avvicinamento, tra il ’56 e il ’57, al settore dell’architettura contribuendo ai servizi fotografici della rivista di settore “Domus”.

Nei primi anni Sessanta Mulas matura il progetto di realizzare un reportage dedicato interamente alla scena artistica italiana ed internazionale. L’occasione per tradurre su pellicola fotosensibile la sua idea si presenta nel 1962 durante l’evento estivo internazionale di Spoleto “Sculture nella città”. Numerosi sono gli incontri di Mulas con artisti di alto livello quali Alexander Calder, Pietro Consagra e David Smith. L’esperienza di Spoleto è lo spunto per Mulas per la pubblicazione nel ’64 di un libro sulla scultura , dove il fotografo racconta il lavoro dell’americano Smith nella fabbrica di Voltri.

Da questo momento il rapporto tra Muals e la scena artistica sarà sempre più stretto ed assiduo in particolare dopo la biennale di Venezia del ’64 quando al grande pubblico europeo viene presentata la Pop Art americana , che Mulas inizierà a documentare attraverso pregnanti e sintetici ritratti fotografici dei suoi protagonisti quali Andy Warhol, Jasper Johns, Robert Rauschenberg, Roy Lichtenstein e tanti altri. La collaborazione con il critico Alan Solomon e il mercante d’arte e gallerista Leo Castelli permette a Mulas di iniziare una serie di viaggi negli Stati Uniti, che culmineranno nel ’67 con la pubblicazione del volume “New York: arte e persone”.

Mulas continua ad approfondire il genere del ritratto utilizzando come soggetti i protagonisti della scena artistica: dai critici ai galleristi, dai collezionisti agli artisti, fissati secondo le forme del reportage (Adami, Giacometti, Manzoni), delle foto in studio, luogo magico per l’ideazione e la creazione (De Chirico, Moranti, Giulio Carlo Argan, Peggy Guggenheim) e nella forma quasi dell’istantanea che ferma l’attimo fuggente dell’atto – segno creativo (Burri, Fontana).

Alla fine degli anni Sessanta Mulas canalizza l’interesse verso la sperimentazione sull’immagine fotografica nei diversi settori della comunicazione visiva, realizzando opere destinate non solo alle riviste illustrate, ma anche alle raccolte in libri e cataloghi (“Campo urbano”, “Melotti”, “Calder” “Vitalità del negativo”); in grandi provini (Johns, Newman, Noland); in cartelle fotografiche come quelle su Duchamp, Fontana e Montale e in scenografie teatrali (“Wozzeck”, “Giro di vite”).

L’ultima stagione creativa di Mulas, oramai gravemente malato, è scandita dall’esplorazione del mezzo fotografico, inteso in senso lato, attraverso una radicale e approfondita analisi del lavoro svolto in venti anni d’attività alla luce della rilettura della storia della fotografia. Questa lucida disamina critica è raccolta nella serie “Verifiche” (1970 – ’72) che si può considerare come una sorta di testimonianza – testamento della profondità e della costante riflessione sull’uso della fotografia, che ha accompagnato Ugo Mulas durante tutto il suo percorso creativo.

Info: “Ugo Mulas. La scena dell’arte”, mostra a cura di Pier Giovanni Castagnoli, Lucia Matino, Anna Mattirolo.

GAM – via Magenta, 31 – Torino –

Orario: da martedì a domenica ore 10,00 – 18,00; la biglietteria chiude un’ora prima.

Ingresso: intero 7,50 euro; ridotto 6,00 euro.

Informazioni: tel. 011/ 4429518 – www.gamtorino.it

Catalogo Electa

Dal 26 giugno al 5 ottobre 2008

Voto 8 

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