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  19/02/2020 - 17:53

 

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Dopo Caravaggio
Il Seicento Napoletano
Nelle collezioni di Palazzo Pretorio e della Fondazione De Vito
La mostra, a cura di Nadia Bastogi e Rita Iacopino, che viene proposta dal 14 dicembre 2019 al 13 aprile 2020 al Museo Palazzo Pretorio di Prato

 




                     di Giovanni Ballerini


I dipinti di Palazzo Pretorio di Prato dialogano con quelli della collezione De Vito secondo una sequenza cronologica, articolata in quattro nuclei, che consente, anche l’individuazione di corrispondenze e legami tematici in Dopo Caravaggio. Il Seicento Napoletano nelle collezioni di Palazzo Pretorio e della Fondazione De Vito, la mostra organizzata dal Comune di Prato in collaborazione con la Fondazione De Vito e a cura di Nadia Bastogi e Rita Iacopino, che viene proposta dal 14 dicembre 2019 al 13 aprile 2020 al Museo Palazzo Pretorio di Prato (Piazza del Comune). “Non si tratta di un’esposizione sulla pittura napoletana del Seicento - spiegano le curatrici Nadia Bastogi e Rita Iacopino -. L’intento della mostra è far dialogare una scelta di opere provenienti dalle due collezioni, quella del Museo Palazzo Pretorio di Prato, che conserva uno dei nuclei più importanti di dipinti del Seicento napoletano in Toscana e quella della Fondazione Giuseppe e Margaret De Vito per la Storia dell’Arte Moderna a Napoli, che si configura per qualità e interesse storico come una delle più notevoli collezioni private di pittura napoletana del secolo in questione Quest’ultima raccolta è stata costituita a partire dagli anni settanta del Novecento grazie all’Ing. Giuseppe De Vito, collezionista e studioso del periodo d’oro della pittura partenopea e fondatore del periodico “Ricerche sul ‘600 napoletano” e attualmente conservata nella villa di Olmo, presso Vaglia (Firenze), sede della Fondazione da lui istituita nel 2011 per promuovere gli studi sull’arte moderna a Napoli. Il tema del collezionismo si configura, dunque, come centrale nell’esposizione, dove la raccolta pubblica e quella privata, pur formatesi con modalità e in tempi diversi, raccontano storie di mecenatismo e di passione per l’arte del Seicento”. In sostanza alcuni dipinti mai visti della Fondazione de Vito insieme alle tele più suggestive del Seicento del Museo di Palazzo Pretorio danno vita ad un percorso espositivo che vuole raccontare l’impatto determinante della pittura di Caravaggio su alcune delle personalità più rilevanti della scena artistica partenopea nel XVII secolo, attraverso una scelta di opere di grande qualità delle due collezioni. Il periodo preso in considerazione è quello del “dopo Caravaggio”, dagli inizi del naturalismo napoletano, che ha in Giovanni Battista Caracciolo detto Battistello (1618–1635) il primo e più coerente interprete e trova un impulso determinante nella presenza a Napoli dal 1616 dello spagnolo Jusepe de Ribera, per giungere, attraverso le declinazioni aggiornate sul classicismo romano bolognese e sulle correnti pittoriche neovenete di artisti come Massimo Stanzione e Bernardo Cavallino, a Mattia Preti, protagonista della scena artistica partenopea di metà secolo insieme a Luca Giordano. Sulle loro opere, già improntate al linguaggio barocco, matureranno ormai alle soglie del Settecento artisti come Nicola Malinconico, con il quale si chiude il percorso. Il secondo nucleo si concentra intorno a Jusepe de Ribera, artista spagnolo attivo a Napoli dal 1616 al 1652, figura determinante per lo sviluppo del filone più integrale del naturalismo caravaggesco in ambito partenopeo. de Ribera fu autore di alcuni soggetti, come le mezze figure di santi e di filosofi e allegoriche dei cinque sensi, interpretate con una spiccata vena realistica. Nella sezione Protagoniste femminili 1634 – 1652 viene esposto un gruppo di opere che si caratterizza per i soggetti con protagoniste femminili con differenti personalità e ruoli. Donne legate a episodi testamentari, quali la Samaritana al pozzo o le figlie di Loth che seducono il padre, impegnate in narrazioni dialogiche di sapore teatrale, ma anche sante Martiri come Caterina, Orsola, Lucia, Agata, soggetti fra i più ricorrenti nella pittura napoletana del Seicento. Il nucleo ripercorre inoltre le tendenze degli anni quaranta e cinquanta, nei quali artisti di formazione naturalistica, fra cui spicca Bernardo Cavallino, recepirono diverse influenze: dal classicismo romano / bolognese alla svolta pittorica degli anni trenta con l’apertura alla corrente neoveneta e vandyckiana e l’impreziosimento della luce e del colore, all’influenza di Artemisia Gentileschi, a Napoli dal 1630. L’ultima sezione si Concentra sulla figura di Mattia Preti che, protagonista della scena Artistica partenopea di metà secolo, contribuì a traghettare il naturalismo verso un linguaggio pienamente barocco di grande espressività pittorica.
Ingresso ridotto 8 € per i visitatori che raggiungono Prato in treno, esibendo il biglietto alla cassa del Museo.

Voto 8 

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