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Introduzione all'arte contemporanea II
Centro per l'arte contemporanea Luigi Pecci
29 e 30 marzo 2003 a Prato
Gruppo di Quinto Alto e Soci Ordinari del Museo Pecci

 




                     di Ilaria Monici


Introduzione all'arte contemporanea: 29 marzo 2003
Bioarte


Sabato 29 e domenica 30 marzo 2003 il Gruppo di Quinto Alto e i soci ordinari del Museo Pecci di Prato si ritrovano per parlare di arte contemporanea a 360 gradi. In particolare, domenica 30 marzo la conferenza si aprirà con l'intervento di Edoardo Malagigi: Creatività e deriva. Sappiamo quanto la natura, da sempre, abbia suggerito alla scienza e all'estetica soluzioni di processi e di prodotti. Ma vediamo come la creatività umana sia rivolta comunque a far nascere quello che prima non c'era: a produrre scenari artificiali, rispondenti alla sua visionarietà. Gli elementi fondatori del concetto di creativita' artificiale sono da trovare nei processi cerebrali tipici dell'uomo, in confronto agli animali.
Il rapporto mano-mente o corpo-memoria e' lo strumento migliore per rendere il soggetto consapevole delle stazioni che percorre ogni qualvolta intenda comunicare con il proprio esterno. Durante la trasmissione si incontrano fantasia, memoria, immaginazione, invenzione: le soste e il movimento del nostro sistema creativo.
Tutti dovrebbero liberarsi dai "blocchi della comunicazione", compresi coloro che della cultura materiale e dei linguaggi creativi fanno (o faranno) un mestiere. Costoro, oltre a liberare se stessi, dovranno liberare la materia e lo sguardo, le forze e l'energia, essa stessa creatrice. E' dalla comunicazione ed espressione delle difficolta' e dei blocchi che ognuno sviluppera' poi le sue vere potenzialita'.
Stefano Berni: Il punto di vista della filosofia sull'arte.
Che cosa abbiamo imparato oggi dall'estetica? Che l'arte deve essere produttiva. Come il pensiero anche l'arte ha il compito di costruire la realtà, e di costruirla per rendere più umano e vivibile il mondo che abitiamo. Per costruire un mondo lievemente migliore di quello che stiamo vivendo l'artista deve rivedere i propri linguaggi ma anzitutto mutare il suo atteggiamento. Egli non deve più essere il romantico eroe moderno o il postmoderno pubblicitario della sua merce ma ha oggi, come ogni intellettuale, il compito cruciale di comunicare e di trasmettere l'idea di salvezza e di armonia col mondo e con se stesso. La sanità è il concetto chiave.
Non più emotività, imitazione, espressione, rappresentazione, citazione, concettualizzazione, semmai "impegno scettico", "impegno controvoglia", ma impegno. No alla body art, no al melting pop, no all'arte mortifera rappresentante dei disagi giovanili, pseudopubblicitaria, pulp, o "cheesy", ipertecnologica. Sì alla vita, alla natura, al corpo, alla bellezza, all'armonia. Sì alla persuasione naturale.
Pietro Antonio Bernabei: L'arte scientifica come veicolo epistemologico La considerazione delle illustrazioni documentativo-didascaliche di tipo scientifico e, per altro verso, arte scientifica portano a riflettere, più in generale, sul campo di interazione tra scienza ed arte. Piuttosto che pensare queste due attività come rappresentative di diversi ambiti, risulta interessante esplorarne le intersezioni, senza ricercare né dei criteri di demarcazione rigidi né tentare di unificare tutto in un'unica ampia rubrica. Nasce comunque una domanda fondamentale: - Quali sono le condizioni per cui gli oggetti divengono visibili nella cultura e in quali maniere e per quali ragioni sono, queste visibilità, caratterizzate come scienza o come arte?
Francesco Galluzzi: L'arte contemporanea come economia della visione
Arte del non vedere: contro la mitologia dell'età elettronica come età dell'inflazione delle immagini, un tentativo di rintracciare nell'arte degli ultimi anni un percorso di 'critica (e neutralizzazione) della visione' alla ricerca di una economia del senso che sia anche una economia sensoria.
Luciana Lazzeretti: Valorizzazione economica dell' arte. L'intervento riguarda il rapporto tra conservazione e valorizzazione in relazione alla dialettica locale-globale e il il distretto culturale come comunità di attori economici, non economici e istituzionali

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