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  13/11/2018 - 23:33

 

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Scanner - arte
 


Arte Fiera 2018
L’edizione 42
Ha rinnovato il suo appeal grazie al nuovo direttore artistico Angela Vettese e ospita 152 le gallerie e 30 espositori legati a editoria, grafica e creatività. Foto dell’opera Colori di Venezia di Riccardo Guarneri
Dal 2 al 5 febbraio 2018, nel padiglione fieristico di Bologna

 




                     di Giovanni Ballerini


Rilancia il suo sguardo verso il presente e il futuro Arte Fiera che, dal 2 al 5 febbraio 2018 si tiene a Bologna. E lo fa con un ottimismo che si specchia nel buon senso. Visto che questa fiera, che da 42 anni vanta il suo ruolo di autorevole snodo del mercato dell’arte nazionale, grazie all’avvento (lo scorso anno) del nuovo direttore artistico Angela Vettese, ha rinnovato il suo appeal, le sue sfide e la sua sostanza.
Ciò le consente di offrire al visitatore un luogo più ordinato, e moderno dove confrontarsi con l’arte moderna, agli espositori uno polifunzionale per dare visibilità agli stand e a Bologna l’occasione di stigmatizzare le sfide del presente e quindi rilanciare la sua essenza di città da sempre colta.
“Quest’anno, al fine di premiare i galleristi che hanno proposto sguardi monografici su artisti specifici, alcuni sono stati selezionati per esporre all’interno della fiera nella sottosezione Modernity, altri hanno potuto esporre opere in spazi cittadini come parte della sezione Polis – spiega il direttore artistico Angela Vettese -. Quest’ultima porta il visitatore in giro per una Bologna splendida e spesso poco conosciuta, in luoghi non comunemente visitati o chiusi al pubblico. Il museo MAMbo, in particolare, ospita la selezione di film a cura di Mark Nash La comunità che viene, imperniata sul tema dell’eredità comunista in città e non a caso proiettata sulla parete in cui di solito sta il quadro di Renato Guttuso I funerali di Togliatti. Presso il Collegio Venturoli, storica e magica residenza per artisti, avrà luogo una delle performance curate da Chiara Vecchiarelli per la serie Special Projects: Performing the Gallery, che si interroga sul ruolo delle gallerie e che, come anche la rassegna cinematografica, avrà anche una sua parte in Fiera. Il dentro e il fuori della fiera stessa lavorano come un rispecchiamento, dunque, ramificando verso il tessuto urbano una mostra che ha aspetti commerciali e altri di approfondimento culturale”.
Ma torniamo agli stand di Arte Fiera nel padiglione fieristico bolognese: sono infatti quest’anno 152 le gallerie (a cui si aggiungono 30 espositori legati a editoria, grafica e creatività, per un totale di 182 presenze) che hanno trasformato i padiglioni 25 e 26 di BolognaFiere (quasi un compatto e agile monolite) in una grande piattaforma di arte, in un gioioso motore di dibattiti culturali, di uno scanner alla ricerca delle più riuscite espressioni del moderno e del contemporaneo. Va dato atto alla nuova Arte Fiera di aver rinnovato l’attenzione al panorama delle gallerie italiane, arricchendo al contempo la kermesse di fondamentali momenti di approfondimento dedicati sia ai singoli artisti che alla riflessione teorica.
La sezione principale è dedicata a gallerie di arte moderna e contemporanea, ma Arte Fiera 2018 non prevede linee di confine espositivo tra moderno e contemporaneo, ad eccezione del gruppo Nueva Vista. Le sezioni e i generi si mescolano organicamente con l’intento di creare un percorso di visione e di interesse in cui le opere di ieri e di oggi dialogano armonicamente, superando linee di demarcazione divenute ormai inaffidabili e anzi generando un’evoluzione critica. Fra i vari eventi segnaliamo il convegno internazionale Tra mostra e fiera: entre chien et loup, a cura di Angela Vettese con Clarissa Ricci dal   2 al 4 febbraio 2018.
 “Anche la sezione Photo, a cura di Andrea Pertoldeo, è stata distribuita nei due padiglioni, perché si intende sottolineare come non vi sia alcuna supremazia o differenza tra l’uso delle varie tecniche artistiche – riflette la Vettese -. Il presupposto da cui si parte è che l’arte visiva si è guadagnata, nel corso dell’ultimo secolo, una libertà senza precedenti nell’utilizzo di tecniche e linguaggi espressivi.
La commistione anche temporale dei manufatti sottolinea, inoltre, un dialogo fitto tra l’attualità più stretta e l’identità del passato, capace di stimolare nello spettatore il gioco delle somiglianze, delle permanenze e delle evoluzioni. Il termine Modernity, che designa una selezione a cura della selezione artistica, ha appunto questo significato: non cercare il “moderno” come opposto al contemporaneo, ma come ciò che, indipendentemente da quando è stato creato, recepiamo come attuale e pregnante.”

Voto 8 

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