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  20/10/2017 - 21:55

 

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Mezzogiorno di fumo...
...ovvero il Codacons contro Tex Willer

 




                     di Moreno Burattini


Strano, ma vero: qualcuno del Codacons ha deciso di iniziare il 1999 sfidando a duello il ranger Tex Willer, l'eroe più celebre del fumetto italiano, reduce dai festeggiamenti del suo cinquantesimo compleanno ma evidentemente più sobrio degli incauti avversari. Tant'è vero che il Codacons finisce lungo disteso nella polvere della Main Street e Tex si accende una sigaretta sibilando: "Te la sei cercata, amigo". Proprio il tabacco è la causa scatenante dell'ira funesta dei consumatori moralisti associati. Sul n° 459 di Tex, datato dicembre 1998 e intitolato "Sulla pista di Fort Apache" c'è una striscia in cui uno scout di nome Laredo chiede a Willer, che si sta accendendo una sigaretta in cerca di ispirazione sul miglior modo di uscire da una drammatica situazione: "E' questo il segreto della tua leggendaria calma, Tex? Il tabacco?". E il ranger risponde: "No, ma aiuta". Per questo banalissimo dialogo, il Codacons ha denunciato Sergio Bonelli chiedendo alla magistratura il sequestro dell'intera tiratura dell'albo. E noi che ci illudevamo che i roghi di libri fossero roba da medioevo, o al massimo da Germania hitleriana, o da Cecoslovacchia sotto il tallone sovietico! Ci ritroveremo a leggere Tex di nascosto come gli amici di Jonas Fink (quello di Vittorio Giardino) che clandestinamente si riuniscono per leggere i libri di poesie, pronti a fuggire all'arrivo della Polizia. Tra poco sequestreranno anche tutti i romanzi e i racconti di Sherlock Holmes in tutte le loro edizioni, perché il detective di Conan Doyle cercava ispirazione per i suoi casi facendosi delle grandi fumate di pipa, e drogandosi pure. "Ormai siamo afflitti dal politicamente corretto - dichiara lo sceneggiatore Claudio Nizzi su Repubblica di domenica 3 gennaio - e scrivere una storia di Tex diventa davvero difficile. A questo punto a Tex daremo da bere camomilla". E il disegnatore Claudio Villa aggiunge: "E' lontanissima da Tex l'idea di istigare qualcuno a fumare, sono solo opinioni di personaggi". Va segnalato come anche in questo caso ciò che dice un personaggio in un'opera di fiction diventa arma contro l'autore e l'editore, come già è avvenuto contro Julia da parte di "Avvenimenti" (e chi volesse saperne di più in proposito può leggersi l'articolo di Paolo Ottolina sulla rivista telematica UBC.) Il clima stia degenerando: non si può più dire nulla, querele, denunce e attacchi da tutte le parti, come se piovesse! Per fortuna, sulla stampa il Codacons è stato sbeffeggiato. Molto pungente l'articolo su "La Nazione" di Firenze dove Vittorio Savini scrive così: "Siamo alla frutta. La frutta del politicamente corretto, del buonismo da dopolavoro. C'è gente, in Italia, che prende la biro e chiede il ritiro di un albo di Tex soltanto perché s'è acceso una sigaretta e ha bevuto un bicchiere. Non s'è mica bucato, non ha violentato la maestrina del paese, ma il Codacons insorge e protesta. E allora chiediamo anche il sequestro di Ezechiele Lupo, che non solo non è vegetariano, ma sui Tre Porcellini magari ha altre idee". Appena la notizia è giunta sul gruppo di discussione dedicato ai fumetti Bonelli , si è scatenata la reazione dei fan di Tex Willer. E' stato subito rintracciato l'indirizzo del sito del Codacons: con i link con gli indirizzi della Sede Nazionale, dell'Ufficio Stampa, delle sedi regionali. . Immediatamente sono cominciati piovere e-mail di protesta. Una fra quelle rese pubbliche su Internet cominciava così: "Carissimi rappresentanti del Codacons, che lavorate tutti giorni per difendere i miei diritti di povero cerebroleso incapace di ragionare da solo, evidentemente mi considerate assolutamente incapace di decidere per me, un perfetto imbecille che, a 35 anni suonati, si precipita a fumare per la prima volta in vita sua solo perché legge un numero di Tex in cui c'è una scena che ho visto/letto migliaia di volte al cinema, in TV o nei fumetti". I fan si sono dichiarati decisi a proseguire "almeno fino al giorno del ritiro della denuncia e delle scuse, fino a quando questi signori non si convinceranno che per tutelare la salute dei consumatori dovrebbero prendere di mira bersagli diversi, e magari più scomodi e davvero pericolosi". Già, strano che il Codacons se la sia presa con un fumetto piuttosto che con lo Stato che detiene il monopolio del tabacco e vende morte lucrandoci profitti miliardari. Probabilmente ritengono che il potere costituito sia un osso più duro da rodere di un eroe di carta. Bei fifoni. Tanto fifoni che la reazione dei lettori di Tex è servita a far fare retromarcia ai cuor-di-leone dei moralisti denunciatori. Il pezzo più divertente a commento del dietrofront del Codacons è in prima pagina del "Giornale" di MIlano. Il titolo è: "Vietato sparare su Tex". L'articolo comincia così: "Quelli del Codacons chiedono scusa a Tex Willer. I soci, i tesserati e simili, del comitato di difesa del consumatore, una delle sigle integerrime del Bel Paese, si sono contati e hanno capito di aver sparato allo sceriffo e non al bandito". Ed ecco le scuse del Codacons: "Chiediamo scusa all'eroe dei fumetti, abbiamo sollevato le critiche degli appassionati, tra i quali vi sono centinaia dello stesso Codacons"! Infine, ecco l'epica conclusione del pezzo: "Tex: cinquant'anni vissuti tra un satanasso, un diavolo mi porti e un gran matusalemme ballerino. Quelli del Codacons hanno provato a interpretare il ruolo di protagonisti in Mezzogiorno di Fuoco. Sono finiti lunghi distesi. E pentiti. Applauso". Rileggendo bene la lettera di scuse del Codacons ci si accorge però del colpo di coda che comunque è stato voluto infliggere a sfregio di Tex. Scrivono infatti i censori in questione: "L'innocente ranger Tex Willer ripete esattamente le battute di una multinazionale del tabacco". Insomma, fanno marcia indietro spaventati dai fischi della platea, ma vogliono lasciar intendere che la Bonelli sarebbe manovrata da chissà quale macchinazione dietrologica e mass-mediologica a livello planetario. Lo sceneggiatore Mauro Boselli, autore della scena incriminata, si è giustamente risentito, figuriamoci: i suoi balloon servivano solo a dare atmosfera a un dialogo fra due rudi uomini del West, che cavolo c'entrano le multinazionali, delle cui battute non ha mai sentito neppure l'eco? Dovremmo allora anche supporre che le multinazionali ispirarono Giovanni Luigi Bonelli nel 1948 quando mise in bocca a Tex la prima sigaretta? Riguardo al dietrofront del Codacons, uno degli intervenuti sul newsgroup bonelliano ha scritto: "Non credo che questa cosa in Bonelli non lasci nessuno strascico. Forse non ce ne accorgeremo neppure, quando nelle prossime storie, Tex eviterà di accendersi la sigaretta e di chiedere un bicchierino al saloon. Ci sembrerà soltanto che i personaggi abbiano perso un po' della loro personalità". Il rischio esiste, purtroppo. Non tanto per ordini precisi dati agli sceneggiatori, questo no, almeno non a livello di abolire whisky e sigarette, ci mancherebbe altro. Però ogni sceneggiatore sarà istintivamente un po' frenato, e cercherà di non suscitare altri vespai. Per cui se prima le sigarette erano tre per albo ora diventeranno due, o una. Il Codacons si unisce ai genitori anti-disco, ai paranoici cacciatori di sette, ai nemici del gioco di ruolo, agli avversari del il rock, dei fumetti, degli anime, delle religioni alternative. Per certi genitori falliti è più facile dare la colpa al rock e ai fumetti se i loro figli si drogano o si ubriacano, piuttosto che ammettere di non essere stati capaci di dare loro un buon esempio (e il buon esempio non è quello che viene "mostrato", ma quello che viene fatto "sentire" come tale). I giovani che hanno accanto genitori in grado di accompagnarli come tanti Virgilio, possono scendere all'Inferno come tanti Dante e uscirne indenni. Ma vallo a spiegare a chi si attacca alle cicche di Tex. A costoro, la cover dell'albo di gennaio ha dato comunque un bel pugno in faccia. La cosa non era voluta, perché il disegno di certo è stato realizzato settimane prima della denuncia del Codacons, però sul Tex n° 459 il ranger si accende una sigaretta in copertina. Chi scrive, legge Tex da una vita ma non ha mai fumato in vita sua. Non solo, non sopporto neppure che mi si fumi accanto. Ma che c'entra questo con la lettura di un fumetto western? La sigaretta è un elemento che dà colore "storico" alle avventure western al pari delle diligenze o delle pistole nella fondina: nel West si fumava, se uno vuole raccontarne l'epopea deve far vedere il fumo. Oppure, visto che siamo contrari alla schiavitù, se facciamo un film sull'Antico Egitto non dobbiamo dire che le piramidi le hanno costruite gli schiavi? Che facciamo? Dobbiamo mostrare, in maniera politicamente corretta, tutti lavoratori iscritti al sindacato a tirare i massi con cui fu fatta la Sfinge? Inoltre, la sigaretta è un utilissimo mezzo per "risolvere" la vignetta. Cioè, se uno sceneggiatore deve far vedere un dialogo fra due, o una scena di attesa, o una situazione un po' statica al ristorante o in un bivacco o sul treno (senza azione, insomma), è proprio costretto a far disegnare due personaggi impalati che si guardano negli occhi? Sai che noia! Invece, con la scusa che uno si cerca la sigaretta nel taschino, o se la fa da solo con tabacco e cartina, poi se la accende, poi la mette in bocca, poi sbuffa fumo, la scena acquista vivacità anche se è fatta di chiacchiere. Per non parlare del dialogo che diventa più "vero", vissuto, se uno mentre parla offre una cicca a un altro o gli chiede da accendere. In certe storie con più cavalcate e sparatorie, ci sono meno "occasioni" per far vedere le sigarette, in altre ce ne sono di più. Nessun autore di Tex vuole calcare la mano sull'uso del tabacco, figuriamoci, anzi forse il contrario: si tende inconsciamente a limitare il numero di sigarette perché si sa che ci sarà chi storce il naso. Il problema è comunque assai più ampio della denuncia a Tex che fuma. Si tratta piuttosto dell'assedio ormai insostenibile stretto attorno a tutto ciò che è espressione e creatività da parte dei paladini del "politicamente corretto". La Disney, per esempio, cede loro su tutti i fronti. Sulle autocensure disneyana si potrebbe scrivere un libro, ma basterà ricordare il povero Moby Duck, il papero baleniere, scomparso in mare da anni (anche nelle ristampe) solo perché colpevole di fare un mestiere oggi non di moda. O il piccolo Penna Bianca, desaperecido per non offendere le minoranze con quella che potrebbe sembrare una caricatura di un pellerossa. O le birre bevute da a href="http://www.topolino.it/">Topolino e Pippo che diventano aranciate nelle ristampe. O le mitiche storie di Carl Barks riviste e corrette. La battaglia per la libertà (che purtroppo stiamo perdendo) va combattuta tutti insieme. Il politically correct ci sta circondando, siamo assediati come quelli di Masada. Gli ipocriti buonisti e perbenisti che anche da noi si fanno quotidianamente paladini del "politically correct" sono la stessa gente che vagheggia l'aberrante idea dello Stato etico. Purtroppo costoro hanno in mano il controllo l'informazione, dell'educazione, della rappresentanza e manipolano l'opinione pubblica con un'azione sotterranea ma costante, implacabile e incisiva. Non ci lasciamo ingannare dal fatto che fra di noi siamo tutti d'accordo. Fuori, la gente indottrinata dal bombardamento buonista, approva la censura di fumetti, film e cartoni animati. Qualche mese fa, durante una conferenza, mostrai al pubblico come la Disney, nel ristampare vecchie storie, censurasse Pippo e Topolino che andavano a pesca. Mi aspettavo tutti storcessero il naso e mi sono trovato davanti un pubblico che invece, apertis verbis, ha reagito sostenendo la legittimità dell'intervento, perché "i bimbi vanno educati" e pescare è politicamente scorretto. E per far capire come funzioni il ricatto perbenista, io stesso ho dovuto sforzarmi per non premettere la lunga tiritera del sottoscritto che non fuma, non beve, non va ne a caccia ne a pesca, ama gli animali, rispetta le minoranze ed è una personcina a modo. Tiritera che, a scanso di equivoci, qui mi conviene mettere almeno in calce.

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