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Il boom delle fumetterie in Italia

 


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  25/08/2019 - 00:07

 

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Fumetti in libreria
Prosegue il boom delle fumetterie in Italia

 




                     di Moreno Burattini


In Italia non è esistita per lungo tempo, prima della seconda metà degli anni Settanta, una significativa produzione fumetti sottoforma di volumi che potesse stimolare le librerie a dedicare parte dei propri scaffali al fumetto o addirittura far nascere librerie specializzate. Le cose cominciarono a cambiare all'inizio degli anni Ottanta, quando si verificarono due eventi quasi concomitanti: l'introduzione anche nel nostro paese della produzione "d'autore" con la nascita di riviste ispirate ai modelli francesi (soprattutto quelli nati dalla rivoluzione umanoide) e, quasi subito, una grave crisi di vendita dei fumetti . Il drastico calo di lettori e la conseguente chiusura di decine di testate portò a pensare che il fumetto avesse un futuro solamente come prodotto di prestigio, in edizioni cartonate vendute a caro prezzo, riservato a un pubblico d'élite di fedelissimi appassionati. Le iniziative editoriali riguardanti il cosiddetto "fumetto d'autore" si moltiplicarono e nacque in tal modo l'esigenza di una distribuzione diversa da quella delle edicole, che potesse rispondere meglio alle basse tirature tipiche di questi prodotti. Quando poi la presunta fine del fumetto popolare si rivelò un malinteso, e fu invece quello d'autore a segnare il passo, e dunque vennero meno i presupposti che avevano portato alla nascita delle prime librerie specializzate, rimasero comunque validi gli innegabili vantaggi che la distribuzione libraria presenta rispetto a quella nelle edicole. Semplicemente, librerie nate per vendere Moebius, Bilal e Manara cominciarono a vendere supereroi e manga. Così, se i grandi editori - come per esempio la Sergio Bonelli o la Walt Disney continuano a distribuire solo nelle rivendite di giornali in forza delle loro altissime tirature, i piccoli e piccolissimi editori non potrebbero più fare a meno del mercato delle librerie. Sono sempre di più, anzi, le pubblicazioni riservate ormai esclusivamente al circuito librario, che non prendono neppure in considerazione il canale delle edicole. Fra esse, anche autoproduzioni di giovani autori e fanzine. Questo circuito consente infatti all'editore, attraverso le prenotazioni dei singoli albi effettuate dalle librerie, di calibrare le tirature dando alle stampe un numero di copie di poco superiore a quello che sarà poi il venduto, eliminando così in un colpo solo i costi relativi a un eccesso di produzione e i costi di magazzino per lo stoccaggio delle rese. Oltretutto, il libraio ha effettivo interesse a esporre nel miglior modo possibile le copie che espone: non esistendo per lui la possibilità di una resa, deve necessariamente promozionare il prodotto e cercare di venderlo, pena il passivo economico. Ben diversa la situazione dell'edicola, dove il proprietario gode della possibilità di resa e non potendo esporre tutto ciò che gli arriva (centinaia di testate dei generi più disparati) deve fare per forza di cose una selezione, cosicché i fumetti finiscono per essere quasi sempre penalizzati. I fumetti infatti costano poco e non hanno un grande mercato: niente di strano che nelle rivendite si trovino meglio esposte pubblicazioni di maggior prezzo e con maggiori probabilità di vendita, che garantiscono un congruo guadagno all'edicolante. Ai fumetti, e solo ad alcuni, è riservato l'angolo più nascosto; non di rado, alcune testate vengono messe in resa senza neppure essere state esposte, di altre non si fa richiesta e non ci si interessa perché arrivino. Così, il mercato certo non si amplierà e i comics continueranno a rimanere nascosti, sempre più nascosti. In nessuna edicola, poi, si trova tutto ciò che esce a fumetti. Anzi, nella maggior parte della edicola se ne trova solo una minima rappresentanza. Come se non bastasse, non si può pretendere che gli edicolanti siano tutti appassionati e intenditori di comics, per cui di solito non si riesce a ottenere da loro una valida assistenza: sono pochi i rivenditori che sanno consigliare il cliente interessato ai fumetti, chiarendo quali siano le caratteristiche del prodotto, quali gli autori, quali la provenienza. Il più delle volte, gli edicolanti non sanno neppure dire se una certa testata é o non è uscita, se l'hanno o non l'hanno ricevuta, se risulti o meno esaurita, o addirittura dove sia posizionata nei loro scaffali. Come se non bastasse, il pubblico che fruisce dell'edicola è oltremodo eterogeneo e distratto. Chi si ferma al chiosco lo fa per prendere la pubblicazione a cui è affezionato, in genere "La Gazzetta dello Sport" o "TV Sorrisi e Canzoni". Quel che d'altro c'è, non gli interessa. Ben diversa la situazione nelle librerie specializzate. I fumetti che hanno distribuzione libraria vi si trovano tutti, o quasi, e sono ben esposti. I gestori sono competenti e sanno offrire una adeguata consulenza. I Previews italiani e stranieri offrono un panorama delle uscite future. Il pubblico che frequenta questi locali è selezionato ed interessato al prodotto, per cui anche le novità vengono subito notate e prese in considerazione. Funziona egregiamente il "passaparola" fra i lettori, che si consigliano a vicenda le testate più interessanti. Si crea un fenomeno di proselitismo, e la libreria diventa un punto di aggregazione e di socializzazione, diversamente dall'edicola che è un mero punto di passaggio. Infine, grazie al sistema degli abbonamenti in prenotazione, le librerie possono praticare interessanti sconti (dal 10 al 20 per cento) sulle pubblicazioni ai loro clienti, che hanno peraltro la garanzia di non perdere mai un solo numero delle loro testate preferite. Niente di strano, dunque, che sia nata anche in Italia una rete di distribuzione alternativa, che ha fatto sorgere un po' dappertutto decine e decine di librerie specializzate. Si calcola che ne esistano oggi circa 200, contro le due/tre decine della fine degli anni Ottanta (la maggior parte al Nord, con il Sud che segna il passo ma sta cercando di riguadagnare il terreno perduto). Singolarmente, il "business" e il fiorire delle librerie specializzate, dove il prodotto si vende molto bene, coincide con una nuova, gravissima crisi del mercato fumettistico nazionale. In altre parole, fumetto che nei chioschi stentano a sopravvivere, in libreria vendono benissimo: è evidente dunque che la crisi del fumetto è dovuta principalmente al mancato funzionamento delle edicole. Quanto dicevamo prima circa le diverse realtà dei due tipi di rivendite spiega bene la singolare contraddizione. L'edicola, insomma, fatalmente, condanna a morte qualsiasi tipo di nuova pubblicazione nuova che tenti questo tipo di distribuzione senza avere i capitali e l'esperienza delle grandi case editrici come Bonelli o la Disney. Benché la rete distributiva delle edicole sia antiquata e con non poche controindicazioni, non è stata e non sarà (almeno a breve e medio termine) sostituita del tutto dal nuovo sistema librario. Anzi, a differenza di quanto credono gli edicolanti (sempre più con il dente avvelenato contro le fumetterie), le librerie specializzate fanno opera di proselitismo e allargano la cerchia degli appassionati, creando un tam-tam umano che fatalmente porta all'aumento del numero dei lettori di fumetti e dunque anche a più clienti anche per loro (giacché non è ipotizzabile che ci sia sempre una fumetteria a portata di mano di chiunque, in qualsiasi luogo, voglia acquistare un fumetto). In più, se il sindacato degli edicolanti teme che le librerie strappino loro degli acquirenti, deve fare il mea culpa giacché gli acquirenti strappati sono solo quelli che non hanno saputo trattenere, giacché le edicole sono partite per prime. Si tratta, in sostanza, di una rivoluzione commerciale: che come spesso accade, stenta ad affermarsi perché ostacolata da una "reazione" conservatrice. In questo caso, quella della potente lobby degli edicolanti. Che però non riusciranno a opporsi per sempre alle forze del mutamento economico.

Voto 7 

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