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Metastasio Jazz 2011
Riti e maschere del Jazz
XVI edizione a cura di Stefano Zenni
Lunedý 24 gennaio 2011 alle 21 al Teatro Metastasio, Steve Lehman Octet in disegni rituali del nuovo jazz, lunedý 31 gennaio 2011 alle 21 al Teatro Fabbricone Paolo Botti in Albert Ayler: Angels and Ghosts, lunedý 7 febbraio 2011 alle 21 al Teatro Fabbricone Dinamitri Jazz Folklore in La societÓ delle maschere

 




                     di Giovanni Ballerini


Festeggia il quindicesimo compleanno il Metastasio Jazz, ma si propone nel 2011 in una edizione estremamente ridotta, ma incisiva. E, per esorcizzare i tempi funesti, la rassegna celebra i riti e le maschere della musica. Ma veniamo al calendario, che per la prima volta in Italia e in esclusiva propone lunedì 24 gennaio 2011 alle 21 al Teatro Metastasio di Prato l’Ottetto di Steve Lehman, uno dei gruppi più sorprendenti del jazz contemporaneo, che vive di stupefacenti risonanze timbriche e ritmi pulsanti, sfrangiati, di natura incantatoria. Jonathan Finlayson alla tromba, Tim Albright al trombone, Steve Lehman al sax alto, Mark Shim al sax tenore, Chris Dingman al vibrafono, Dan Peck alla tuba, Drew Gress al contrabbasso e Tyshawn Sorey alla batteria confermeranno dal vivo di essere una delle formazioni più innovative degli ultimi anni. Con l’Ottetto emerge compiuta la sorprendente vena compositiva di Steve Lehman. L’ensemble con gli strati di fiati, il basso tuba pulsante, i giochi a incastro tra le parti, può richiamare la musica di Henry Threadgill, ma anche ispirazioni al Jackie McLean dei dischi Blue Note anni Sessanta, con le trasparenze del vibrafono e il gusto per un melodismo asciutto e swingante. A ben guardare comunque l’influenza più sorprendente è quella di compositori cosiddetti spettralistri, una scuola francese di cui l’esponente più alto è stato Gérard Grisey, che esplora inedite combinazioni e risonanze tra strumenti, colori, vibrazioni.
Lunedì 31 gennaio 2011 alle 21 al Teatro Fabbricone Paolo Botti evoca, con Angels and Ghosts, gli spiriti e i fantasmi che laceravano la musica di Albert Ayler, richiamandoli con viola, dobro, banjo, dalle profondità ancestrali del folklore nero americano. L’ascolto della musica di Albert Ayler (1936-1970) è una delle esperienze più potenti del nostro tempo. Con il suo sax tenore Ayler ha portato alle estreme conseguenze la trasformazione del suono in una colata infuocata di vibrazioni, sublimando l’urlo in contorsione metafisica, in una comunione che è carnale, tragica, vitalistica, debordante. Botti rielegge la musica di Albert Ayler, con un’operazione di rara bellezza, ha recuperato i temi del sassofonista di Cleveland o di composizioni a lui dedicate e li suona a contatto diretto del pubblico con gli strumenti del folklore nero
Gran finale lunedì 7 febbraio 2011 alle 21 al Teatro Fabbricone con Dinamitri Jazz Folklore in La società delle maschere. Dimitri Grechi Espinoza al sax alto, Emanuele Parrini al violino, Beppe Scardino al sax baritono, Pee Wee Durante all’organo Hammond, Gabrio Baldacci alla chitarra elettrica, Andrea Melani alla batteria e Simone Padovani alle percussioni daranno vita a un rito spettacolare che riporta alla modernità il succo ancestrale della musica nera. Dimitri Grechi Espinoza (1965), sassofonista, leader, compositore tra i più singolari e inclassificabili della nostra scena, ha rimesso insieme il suo scatenato ensemble per presentare a Metastasio Jazz un nuovo lavoro il cui titolo già prepara all’aspetto visivo: La società delle maschere. Espinoza, senza dimenticare Mingus e l’Art Ensemble of Chicago, mette in scena la varietà delle tradizioni etniche da cui il jazz si nutre - con l’Africa al centro -, esalta il valore apotropaico della musica, costruisce un trascinante spettacolo con i suoi straordinari solisti e l’aspro, danzante, liberatorio sound dell’ assieme.

Voto 8 

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