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  16/12/2017 - 17:57

 

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Franco D’Andrea
Musicista italiano dell’anno
Continua con il suo Electric Tree il tour per presentare dal vivo l’album Trio music vol.1
Un progetto innovativo nel campo del jazz e dell’elettronica con il sassofonista Andrea Ayassot e dj Rocca. Il secondo volume Piano Trio con Aldo Mella & Zeno De Rossi è uscito a settembre, il terzo e ultimo album della trilogia uscirà all’inizio del 2017

 




                     di Giovanni Ballerini


Ho sempre fatto ricerca, poi ci sono momenti particolari e sorprendentemente negli ultimi dieci anni mi è successo di essere particolarmente attivo”.
Franco D’Andrea ha vinto per la quarta volta consecutiva il titolo di Musicista italiano dell’anno, mentre la Lydian Sound Orchestra di Riccardo Brazzale si aggiudica il titolo di miglior Formazione dell’anno al Top Jazz, storico riconoscimento assegnato dalla rivista Musica Jazz in base al voto espresso da una rosa scelta di critici musicali del settore.
“Non l’avrei detto quando ero ventenne, ma fra i 65 e i 75 anni mi sto godendo tanti progetti speciali –spiega Franco D’Andrea -. Devo ringraziare il mio Dna: ho la fortuna di essere ancora lucido, l’energia c’è ancora e   mi assiste nel continuare a togliermi tante curiosità”.
E’ motivato ed entusiasta Franco D’Andrea che con il suo Electric Tree continua il suo tour per presentare dal vivo l’album Trio music vol.1, un progetto innovativo, nato dalla collaborazione con due protagonisti assoluti della scena musicale italiana, nel campo del jazz e dell’elettronica: il sassofonista Andrea Ayassot e dj Rocca. Il secondo volume Piano Trio con Aldo Mella & Zeno De Rossi è uscito a settembre, il terzo e ultimo album della trilogia uscirà all’inizio del 2017.
Un progetto che testimonia un fervore ritrovato?
“Qualunque artista jazz ha avuto periodi speciali e altri meno. Mi viene in mente Tony Williams, che nei 5 anni in cui è stato nel quintetto di Miles Davis ha rivoluzionato la batteria nonostante avesse 18 anni. Dopo quel periodo d’oro è stato un grande, ma le innovazioni grosse le aveva già fatte. A me sta capitando un po’ il contrario”.
Anche ai tempi del Perigeo non era mica male?
“In questo periodo ho avuto modo di sperimentare musica mia. Con il Perigeo eravamo in 5 a comporre. Ero parte di un gruppo e ognuno dava il suo contributo. Negli ultimi anni mi sono detto: O adesso o mai più”. Qualcosa di interessante l’avevo fatta anche negli ’80 con Tino Tracanna, ma ultimamente sto sviluppando idee nate allora, che non avevano avuto l’occasione di sbocciare”.
Largo allora all’ Electric Tree?
“Quando ho trovato musicisti speciali non me li sono lasciati sfuggire: ho un equipe che mi segue da una ventina d’anni. Musicisti che mi conoscono bene e che hanno seguito il progredire dei progetti. Suonare piano solo per me è andare in avanscoperta per vedere cosa c’è dietro l’angolo ed esprimere le mie idee in musica. Col mio quartetto le strutturavo con complicati arrangiamenti. Da 10 anni mi posso permettere affidarmi a strutture sono più coincise e all’interplay con chi suona con me”.
Anche con il breakbeat & drum and bass create dal dj?
“E’ una straordinaria new entry. Quando l’ho conosciuto ho deciso di misurarmi con l’elettronica. Ho capito che era un musicista con idee diverse dai suoi colleghi dj, che possedeva il senso della forma e una certa conoscenza del jazz. E’ entrato con Ayassot in questo progetto di tre cd realizzati con i tre trii con cui suono in questo periodo”.
Con tre repertori differenti?
“Non necessariamente in alcuni casi ripercorro gli stessi brani con formazioni diverse. Le sorprese non mancano. Si passa da avventurose versioni con l’elettronica alle polifonie improvvisate degli anni ’20. poi c’è il sestetto in cui lavoro con tutti gli alfieri del progetto, scatenando combinazioni timbriche e ritmiche di ogni genere”.
Come vede il nuovo jazz italiano?
“Bene. Essendo negli ultimi 40 anni impegnato anche nella didattica, posso affermare che dal 2000 le nuove generazioni hanno fatto un salto di qualità eccezionale e che oggi ci sono almeno una ventina di giovani italiani che possono fare la loro parte nel mondo del jazz”.

Voto 9 

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